sabato 23 novembre 2013

APOSTOLATO 16

VISITA IN UNA ABITAZIONE-- Su segnalazione, mi reco in visita ad una ex-suora. Sue frasi: -Da dieci anni ho voltato verso il muro la statua di S.Antonio come castigo, perché non mi ha esaudito. –A Dio, se Gli si dà un dito, ti prende tutto il braccio.- Ho letto la Bibbia una sola volta nella vita, quando ero giovane.- Non prego mai, se non per gli altri. Giovedì 25, dopo un colloquio che in verità è stato in gran parte monologo della intervistata, colloquio che è durato alcune ore, non ho tratto da ciò se non uno strano senso di disorientamento, misto ad un vago terrore; pensare di vedersi sprofondare in un mondo sconosciuto che si dirama in varie direzioni, come ciechi cunicoli sotterranei, partenti da un’unica, vaga caverna i cui fondi sono sperduti in un’infinita serie di altre possibili diramazioni, senza alcuna definibile conclusione. Questa donna, ex suora di clausura che ha lasciato il velo, ma non i voti da circa vent’anni, a prima vista sembra un’allegrona che sopporta tutto con grande fede o con grande rassegnazione. Man mano che parla, scopro che ha molto sofferto nel fisico e nel morale, ma ha superato bene tutto perché non dà agli altri, come del resto a se stessa, l’impressione che la sua povertà sia anche e soprattutto miseria. E’ una donna forte, autoritaria, mascolina di carattere e possessiva negli affetti. Nella fanciullezza ha sofferto per una madre dura e spietata e per un padre distratto negli affetti. Ora, abbandonata da tutti e perfino dai fratelli, i quali volutamente ignorano la sua estrema indigenza e forse la disprezzano in cuor loro, rivolge la sua carica d’affetto verso i diseredati di altri Paesi, vedendo forse in essi lo specchio di se stessa. Oppure è una donna, il cui equilibrio è stato irrimediabilmente distrutto dallo scioglimento dei voti, voti che però le si sono impressi nelle carni, voti che nonostante lei respinga con tutte le forze, non abbandonano la presa, quasi catene indistruttibili. Il suo comportamento è blasfemo e la sua conoscenza religiosa è quasi zero; non bestemmia, ma è come se lo facesse. Parla volgarmente e con parolacce varie dette senza il più piccolo ritegno; Sembra abituata a permettere un po’ tutto negli altri e ad assecondare le loro “scappatelle”. E’ una suora rimasta a metà? Non direi che sia rimasta suora, nonostante lo scioglimento dei voti anzi, questo squilibrio, sembrerebbe dovuto alla perdita irrimediabile del velo, perdita forzata dai superiori, che si è concretizzata in un dissidio permanente tra lei e Dio,creduto colpevole di tutte le sue sventure. Oppure è una santa donna, la quale ha sublimato la sua sofferenza, per il santo scopo del bene altrui. Asserisce non esservi altra strada, per raggiungere Dio, se non quella della sofferenza che però, deve essere totale e immensa. Ella dice che una piccola sofferenza, crea il fastidio, una media sofferenza crea la ribellione, ma una grande sofferenza, se accettata, porta oltre la soglia umana e al contatto con Dio. Lei accetterebbe qualsiasi sofferenza, ma la più inconsolabile, la più dura è quella della povertà. La povertà è la sua tortura quotidiana. Desidera ardentemente (e per questo ha perfino giocato alla lotteria) vincere una grande somma al fine di devolverla in bene, secondo le sue intenzioni. Ognuna di queste donne è lei o,al contrario, nessuna di queste. Attorno alla sua persona, che la ragione e il buon senso ti dicono santa, umana, comprensiva, degna di fede, aleggia uno strano senso di amaro, un veleno sottile che procede da lei, verso di noi e cerca di insinuarsi nelle nostre anime. C’è un senso di perduto, apparentemente innocuo ma in realtà orribile, che attende una nostra ingenua o per lo meno, disattenta difesa, per penetrare in noi, quasi un influsso malefico, una malìa da mago. Più ci penso e più mi convinco che a lei è più vicino satana, di quanto lo sia Dio. (Carlo)

domenica 17 novembre 2013

APOSTOLATO

FESTA DI TUTTI I SANTI- Entro in Chiesa, è il 1° novembre 2013, mi affretto ad andare alla consolle dove sono riposti i foglietti con le letture ed il Vangelo del giorno. Assisto alla S.Messa poi, in attesa che venga distribuita la S.Comunione ai tanti fedeli in fila, il mio sguardo cade sull’angolino dell’ultima pagina del cartaceo. Leggo: conosciamo i testimoni luminosi, P.Enrico Mauri. Chi era costui? Il nome non mi è nuovo. Scorro le poche righe che accompagnano questa presentazione e si accende una lampadina nella mia memoria. Era l’anno 1953 ed ero in procinto di ricevere la prima Comunione in compagnia di altre bambine; ci recammo al nostro primo ritiro spirituale presso la Madonnina del Grappa. Ricordo che fu un giorno di festa. Per la prima volta stavo fuori casa tutto il giorno. La S.Messa, ascoltata di primo mattino, una forte predica sull’importanza di ricevere Gesù fatta da un Sacerdote che già molti, al mio paese, ritenevano essere una santa persona. E poi un pasto frugale: un panino preparato da mamma, ed un frutto. Un breve periodo di riposo in giardino; era maggio e il tempo era invitante per rimanere all’aperto e poi ancora dentro per recitare il S.Rosario e rinnovare l’incontro proprio con Padre Mauri. Logicamente non posso raccontare oggi le parole ascoltate, ma mi è ben chiaro nella mente il viso di quel Sacerdote, il quale, seduto su di una vecchia sedia Savonarola, gli abbondanti capelli bianchi e la gestualità spontanea, accompagnava con un sorriso le sue raccomandazioni sull’essere buone ed ubbidienti. A distanza di 60 anni scopro quindi di aver incontrato un testimone luminoso della Fede, un’anima che ha fatto della sua vita un servizio verso l’umanità, iniziando con il fondare le Associazioni per le madri e gli orfani dei caduti in guerra, il Vivaio Apostolico per la formazione dei Sacerdoti, laici, le coppie di sposi e l’Opera, ancora attiva e funzionante per un costante aiuto alle famiglie bisognose presso il complesso della Madonnina del Grappa. Perché è stato dato questo nome a questa Opera così meritevole? Bisogna andare indietro negli anni, durante la prima guerra mondiale, quando nella battaglia svoltasi sul Monte Grappa, la Madonnina posta su quel monte fu colpita da schegge e molto rovinata ma non abbattuta dal fuoco nemico. Don Mauri si interessò del restauro e da ciò trasse il nome per intitolare la sua Opera proprio come quella Madonnina. Quando nel 1922 seppe che a Sestri Levante era disponibile una villa che poteva essere adatta al suo progetto, chiese aiuto a molte Curie lombarde ed emiliane ed ottenne i finanziamenti necessari per l’acquisto. Nel 1929 fece costruire all’interno del complesso, il Tempio Santuario di Cristo Re che è un’opera ancor oggi visitabile, come del resto la Chiesa che fa parte dei Santuari mariani. Elencare quella che è stata la sua vita, vorrebbe dire spaziare nei campi più impervi, accompagnata inoltre da uno stato di salute, non propriamente ottimale, visto che fin dalla sua nascita fu assegnato ad una famiglia diversa da quella originaria, proprio perché la mamma già affetta dalla tubercolosi, sarebbe morta tre anni dopo. La Chiesa della Madonnina, così come l’abbiamo sempre chiamata, è bellissima con le 13 guglie che somigliano a quelle del Duomo di Milano e che in effetti sono campanili e dove ogni campana porta incisa il titolo delle Encicliche di Pio XI, quale simbolo della voce della Chiesa. Questo Santuario si divide in due parti; c’è quella dedicata ai defunti e quella ai Santi ove un mappamondo retto da un tronco, allude all’albero della Vita. Le spoglie di Padre Mauri riposano in questa Cappella e forse respirano ancora quell’aria di mare che ha prolungato la sua vita, fino agli 84 anni, affinché il suo lavoro fosse proficuo fino alla fine. Oggi è già iniziato il percorso verso la sua beatificazione e proprio per tutto ciò che ha seminato, il traguardo potrebbe essere assai prossimo. Papa Giovanni XXIII lo definiva Padre dinamo e il Vescovo Alberto Maria Careggio ne ha sempre sottolineato le eroiche virtù cresciute grazie alla speciale protezione di Maria, sotto il cui mantello è cresciuto e vissuto. Ecco quindi che i miei ricordi tornano sempre al mio paese natale a quanto mi ha dato dal lato di fede e di amore, a come ancor oggi, da ogni angolo del mio cuore, riaffiorano pensieri e momenti che mi dicono come Maria abbia sempre fatto parte della mia vita e come ancor oggi io non possa farne a meno. La mia mamma non c’è più, ma Lei ci sarà sempre. Grazie Mamma Celeste! (Maria Teresa S.)

domenica 10 novembre 2013

APOSTOLATO

UN ‘ ESPERIENZA SCONVOLGENTE- Protagonista di un’avventura dello spirito, è un giovane scienziato (chimico nucleare) olandese, Josef Verlinde, il quale negli anni ’68 viene contagiato dai fermenti che in quell’epoca stanno condizionando il mondo studentesco, spingendolo a rigettare quelle convinzioni che fino ad allora avevano sostenuto tutta la cultura europea. Come era già avvenuto in epoche passate, i giovani avvertono una forte aria contestatoria e credono di dover aderire ad un rinnovamento che trasformerà la vita di tutta la società. I grandi progressi tecnologici danno facilmente l’illusione di essere alle soglie di scoperte epocali che daranno tutte le risposte alle eterne domande che angustiano gli uomini. Josef Verlinde è una persona molto introspettiva e a lui sta a cuore, soprattutto, il lato spirituale dell’uomo. Quando viene a contatto, apparentemente per caso, con un gurù indiano, quello stesso che aveva influenzato non poco la psiche dei Beattles, rimane affascinato dalle capacità e dalle tecniche del gurù, tanto che accetta di seguirlo in tutto il mondo in qualità di segretario; per quattro anni condividerà in tutto, la vita, le meditazioni della sua guida e accetterà totalmente di sottoporsi alla Meditazione Trascendentale. Secondo questa tecnica, non esiste un Dio Trascendente e i vari esercizi sono basati in gran parte, su tecniche respiratorie e vertono su posizioni meditative, mentre il corpo sottostà ad una perfetta immobilità nella quale non deve esservi alcun movimento, se non quello del cuore. In questa posizione, cosiddetta “del loto” si è totalmente raccolti e, se si sta pensando, bisogna sforzarsi di annullare questo pensiero, affinché si realizzi l’annullamento dell’io, traguardo necessario per sconfiggere qualunque sofferenza. Josef Verlinde descrive “l’enstasi” molto diversa dall’estasi. Convalidato dallo storico delle Religioni, Mircea Eliade (1907-1986) e dallo studioso orientalista Jean Varenne, il neologismo “enstasi” va usato per tradurre l’espressione indiana “samadhi”. Dice Massimo Introvigne: “La traduzione “estasi” che talora è stata proposta, è del tutto erronea. Lo yoghi in stato di “samadhi”, non esce affatto da sé stesso, non è “rapito” come lo sono i mistici; esattamente al contrario, rientra completamente in se stesso, si immobilizza totalmente per l’estinzione progressiva di tutto quanto causa il movimento: istinti, attività corporale e mentale, la stessa intelligenza…” In questo stato di annullamento, negando la sofferenza, si nega anche l’amore. Caratteristica dell’amore è la sua proiezione verso l’altro; questo amore è donazione incondizionata. Ma, secondo la Meditazione Trascendentale, non posso più amare, dal momento che non esiste più l’io. Nel Cristianesimo invece, Dio mi ama di un amore infinito e anche io sono spinto ad amarLo. Questo amore divino è una Persona: lo Spirito Santo. Una volta il discepolo rivelò al gurù che gli europei usano lo yoga nella convinzione di raggiungere un rilassamento, ma il gurù scoppiò a ridere, affermando però che questa disposizione non impedisce allo yoga di funzionare. Dice Josef Verlinde: “Non esiste uno yoga cristiano…il rischio di confusione è enorme. Mi permetto di insistere: la serenità naturale, ottenuta attraverso il lento processo di dissoluzione della coscienza personale, non ha molto a che vedere con la pace soprannaturale dello Spirito del Cristo Risuscitato e non prepara ad accoglierla; è piuttosto il contrario.” Josef Verlinde, in compagnia del gurù, ha tanto sviluppato la sua sensibilità da riuscire a vedere i “deva” demoni maligni indù i quali, durante l’iniziazione di un nuovo adepto, alla pronuncia del “mantra” assegnatogli, gli penetravano tra i due occhi, nel punto noto come “terzo occhio”. Chiesto al gurù perché mai ciò avvenisse, egli si sentiva impotente ad impedirlo. Ma, contrariamente ai dettami della Meditazione Trascendentale, Josef Verlinde paragona la morte di Gesù e quella del Budda. Il Budda, ammalato, sa che sta morendo, allora chiama i discepoli, parla loro e si ritira nel Nirvana, assumendo la posizione del loto, concentrandosi fortemente in sé, in posizione raccolta. Gesù invece, muore con le braccia spalancate, in posizione di accoglienza e grida forte prima di esalare l’ultimo respiro. In Budda è presente una forza centripeta, mentre in Gesù agisce una forza centrifuga. Un giorno, J.Verlinde, conobbe un naturopata credente cattolico il quale, dopo aver discusso, gli chiese chi fosse per lui Gesù Cristo. Questa domanda così esclusiva lo rese pensoso e, all’improvviso, ebbe una locuzione interiore che diceva: “Figlio Mio, per quanto tempo ancora vuoi farMi aspettare?” Improvvisamente Verlinde capì che Gesù lo amava incondizionatamente e percepì che in questa Presenza divina non c’era alcun giudizio. Allora decise di abbandonare, dopo quattro anni, il gurù, senonché una volta rientrato in Europa (Belgio), non si sentiva di prendere contatto direttamente con la Chiesa, e optò per una setta di occultismo la quale, apparentemente parlava di Vangelo, ma che poi egli scoprì essere una setta cristica. Nel frattempo mise in atto una sua insospettata capacità di guarigione, molto apprezzata dalla setta, con la quale esercitò la sua energia guaritrice. Scoprì però che i sintomi venivano, più che guariti, spostati in altra parte del corpo del paziente. Trattati con maggiore determinazione, questi sintomi sparivano di nuovo, ma dopo quindici giorni ricomparivano ancora. Queste persone, colpite dal male, non riescono a capire che qualcosa non torna, ma non ragionano e, invece di cambiare medico, ritornavano per altro trattamento. Non si accorgevano infatti, che piano piano si instaurava in essi una dipendenza che li accompagnerà per tutta la vita. Questa dipendenza è creata dagli spiriti i quali fanno dipendere la guarigione da una collaborazione con essi, accettando, in effetti, la loro dominazione. In verità l’uomo non ha alcun potere occulto, ed è per questo che si serve di queste entità demoniache, le quali posseggono tali forze. Non è infatti una formula, che può funzionare nella guarigione, ma l’alleanza con queste forze demoniache. E’ noto che alcuni contadini dell’entroterra hanno la capacità di guarire le bruciature con lo stesso fuoco, e questa non è altro che una pratica derivante da un’investitura di questa alleanza, trasmessa in un giorno particolare (per lo più la notte di Natale) a chi la voglia assumere. Così oggi, nella nostra società, c’è una notevole quantità di trasmissioni di poteri occulti attraverso lo spiritismo, i maghi, gli stregoni, gli oroscopi etc. Josef Verlinde lascerà anche questa setta cristica, alla quale si era unito ed entrerà in una comunità religiosa cattolica, prendendo i voti e divenendo Padre Josef Maria Verlinde. (Tratto dal libro “Da Cristo al gurù-andata e ritorno” di P.J.M.Verlinde) (Carlo)

domenica 27 ottobre 2013

APOSTOLATO

lo scapolare- Che cosa è lo scapolare nell’ambito del Cattolicesimo? I nostri padri lo ritenevano un simbolo di appartenenza a qualcosa di sacro tramandato loro da antenati e che si perpetuava, fin dai tempi più remoti, in seno a famiglie, comunità e confraternite. In questo momento il mio ricordo, l’immagine che riaffiora davanti ai miei occhi, è quella di una nuvola nera, impalpabile, che per pochi istanti ha oscurato la mia vista. Gli anni passati sono tanti, ma non sufficienti a cancellare tutto, anche se questo tutto è legato ad un fatto doloroso: è accaduto durante la traslazione delle spoglie dei miei nonni in un altro luogo di sepoltura. Così, all’apertura della bara di mia nonna, altro non ho visto che un dissolversi nell’aria di quella nuvola nera che costituiva l’esistenza dell’abito e del velo con i quali era stata deposta 35 anni prima. Poi, nello stupore generale, una piccola macchia dal colore indefinibile, è apparsa in un angolo; era lo scapolare della Madonna del Carmelo, la cui devozione era andata di pari passo con la vita della nonna. Quel piccolo quadrato di tela, alle cui estremità vi era uno spago sottile, viene raccolto da una zia e nascosto in un fazzoletto. Oggi faccio parte della Legione di Maria e seguo il più possibile ogni scritto che riguarda la nostra Madre Celeste e con attenzione, vado alla ricerca di recensioni antiche su Chiese millenarie dedicate proprio alla Santa Vergine; ho scoperto che questo “abitino”- così viene definito- è un segno distintivo di devoti alla Madonna del Carmine e viene consegnato e distribuito nei giorni della Sua festa, oggi nella forma di medaglietta. Quando si nasce curiosi…così mi sono messa alla ricerca ed ho scoperto che nell’anno 1251 un monaco inglese, Simone Stock, superiore dell’Ordine carmelitano, attraversava un momento difficile mentre si trovava in Palestina, a causa dell’invasione musulmana nei luoghi santi e quasi tutti i monaci si accingevano a rientrare in Europa, Maria gli apparve e gli disse: “Ricevi, dilettissimo figlio, questo segno quale dono della Mia amicizia, privilegio per te e per tutti i tuoi fratelli. Coloro che moriranno rivestiti di questo scapolare, non andranno nel fuoco dell’inferno; esso è un segno di salvezza, di protezione e di sostegno nei pericoli, di alleanza e di pace per sempre.” Da quì nasce il nome di scapolare, perché riproduceva il grembiule che i servi usavano all’epoca sopra la tunica e che indicava l’identità del padrone ai quali essi appartenevano. Consegnando questo simbolo, Maria voleva dire ai frati che appartenevano a Lei. Con grande sorpresa ho appreso anche che Maria lo ha mostrato ai tre pastorelli di Fatima, dicendo loro: “Questo abitino di Grazia fortificherà la vostra certezza nel chiudere gli occhi a questa vita e nell’aprirli all’eternità ove troverete il vostro fine ultimo, il Frutto benedetto del Mio seno,Gesù.” Questo avvenne durante il miracolo del sole, a testimonianza di quanto fosse importante e integrativo al messaggio della Vergine, unitamente alla recita del S.Rosario e alla devozione al Suo Cuore Immacolato. Da quando si è attenuata questa devozione, non è forse vero che sia aumentato il disconoscimento del grande messaggio di Maria? Una seconda promessa fu fatta a Papa Giovanni XXII nel 1322, quando gli apparve Maria e lo rassicurò che avrebbe liberato dal Purgatorio tutti coloro che lo indossavano, il primo sabato dopo la loro morte e che li avrebbe condotti al monte santo della Vita eterna. Pio XII scrisse in merito allo scapolare: “E’ un simbolo di consacrazione a Maria della quale abbiamo bisogno in questi duri momenti” e nel 1951 aggiunse: “Quante anime buone hanno dovuto la loro conversione e la loro salvezza allo scapolare che indossavano!” Giovanni Paolo II il 6-7-2003 disse che fin dalla sua giovinezza portava al collo lo scapolare della Vergine per rifugiarsi sotto il Suo mantello. E, nell’Ordine del Carmelo crebbero Santa Teresa D’Avila, San Giovanni della Croce e Santa Teresa del Bambin Gesù. Sia S.Alfonso de’ Liquori che S.Giovanni Bosco, dopo anni di sepoltura, furono ritrovati con lo scapolare ancora intatto, legato al loro collo. Portare questo simbolo, esprime per il credente il desiderio di consacrarsi al cuore immacolato di Maria, vivere accettando con coerenza il proprio stato, partendo dagli impegni presi con il Battesimo e rendendo visibile la bellezza della propria vita cristiana. Questo è il cammino indicato da tutti gli ultimi Papi, ovvero: rivestirsi di Gesù, pensare, agire e fare come Lui ci ha insegnato, mettere Cristo al primo posto dei nostri pensieri e delle nostre azioni. E quale migliore sprone per noi è e resterà la lettera di Giovanni Paolo II inviata il 25-3-2001 all’Ordine del Carmelo, ove si asserisce che chi indosserà questo “abitino” avrà la protezione continua della Vergine, sarà aiutato a crescere nel Suo amore e ad irradiare nel mondo la presenza di Maria, Regina del silenzio e della preghiera, Madre di Misericordia, di Speranza e di Grazia! (-Maria Teresa S.)

martedì 22 ottobre 2013

SPIRITUALITA'

SANTA TERESA D’AVILA MAESTRA DI ASCESI- 6° parte- Orazioni- “Appena l’anima si porrà a pregare, sentirà i suoi sensi raccogliersi spontaneamente senza alcuna fatica, simili ad api che si rinchiudono nell’alveare per comporre il miele. A premio della violenza che si è fatta in precedenza, il Signore le concede di esercitare un tale imperio di volontà che, appena questa fa capire di volersi raccogliere, i sensi le obbediscono e si raccolgono. Si distrarranno ancora, ma l’averli una volta assoggettati è sempre una gran cosa: saranno sempre come sudditi e schiavi e non faranno più il male di prima. Se la volontà li richiama, ritornano immediatamente e con prontezza maggiore…Dopo esserci sforzate per alcun tempo a tener compagnia al Signore, Egli ci capirà anche per via di segni. E se prima per farci intendere, ci occorreva recitare il Pater noster molte volte, dopo invece, ci capirà fin dalla prima essendo Suo vivo desiderio risparmiarci ogni fatica. Se nello spazio di un’ora non recitassimo il Pater che una volta, sarebbe già sufficiente per farci ascoltare, sempre inteso che da parte nostra, comprendiamo di parlare con Lui, conosciamo il valore delle nostre domande e pensiamo al desiderio che Egli ha di esaudirci, al piacere che prova nello stare con noi. Non ama per nulla che ci rompiamo la testa con dei lunghi discorsi.” (S.Teresa- Cammino-) S.Teresa del Bambin Gesù dichiara di vedersi sempre più imperfetta a misura che procede, ma di trovare in ciò la sua gioia, perché la miseria attira la Misericordia. Ma quando le anime sono tanto razionali, questo può costituire un ostacolo: “Ma io vorrei che non ci contentassimo di servire Dio in questo modo sempre così lento, da non arrivare mai alla meta. Eppure crediamo di camminare e anche di stancarci! Ma è un camminare faticoso e sarà molto se non perderemo la strada. Non è meglio far tutto in un istante? Camminando con tante precauzioni si trovano ovunque pericoli, prendiamo paura di tutto e non si ha coraggio di andare innanzi..Facciamoci coraggio, sorelle mie, mettiamo nelle mani di Dio le nostre ragioni e i nostri timori, dimenticandoci della nostra naturale debolezza che ci potrebbe preoccupare…A noi soltanto di accelerare il passo per poter vedere il Signore.” (S.Teresa- III Mansioni) “Infatti è per mezzo dei doni dello Spirito Santo che la Sapienza divina, che abita nell’anima giusta, produce le illuminazioni e le mozioni che sostengono l’attività delle virtù teologali e le portano alla perfezione dei loro specifici atti. Ecco un’anima che fa un atto di fede nella presenza della SS Trinità in lei. Mentre si dispone ad andare con la sua intelligenza verso la verità dogmatica per trovare alimento ad un nuovo atto di fede, ecco che improvvisamente dall’oscurità del mistero- nel quale è entrata con la fede- sgorga un sapore, una luce confusa, un qualche cosa che la trattiene, l’invita a restare tranquilla in questo mistero la cui oscurità non si è dissipata e la sollecita fors’anche a penetrarvi di più. Un’infermiera cura un malato con una dedizione soprannaturale che anima il suo senso del dovere; ma anche qui ecco che ad un tratto scopre in modo concreto e vivo che questo malato è un membro del Cristo sofferente. Ora ella vede in lui il suo diletto Cristo e, trasportata soavemente da un amore che non sapeva di avere, prosegue la sua missione caritativa con una dolcezza e una delicatezza incomparabili. Illuminazione e mozione dello Spirito Santo si sono congiunte nell’uno e nell’altro caso, per far produrre un atto di fede contemplativa e un atto di carità perfetta.”(P.M.Eugenio) La Sapienza d’Amore- “Il mondo è stato creato per la realizzazione del disegno di Dio e ciascuno di noi vi ha il suo posto stabilito. Non siamo entrati nel mondo per agitarci a nostro talento o per realizzare i nostri scopi personali. La Sapienza divina ci ha posti in esso per essere gli agenti umani del Suo disegno divino e gli artefici del compito preciso ch’Essa ci ha fissato nel Suo piano. E agenti lo saremo senza fallo-amorosamente sottomessi, o ribelli- questo dipenderà da noi, però, qualunque sia il nostro atteggiamento, il piano di Dio si realizzerà, con noi o contro di noi. Noi conosciamo questo disegno eterno di Dio, disegno di misericordia, nascosto ai secoli passati e di cui l’Apostolo Paolo è l’araldo e il ministro; disegno della volontà divina- fisso da tutta l’eternità e che la Sapienza doveva realizzare nella pienezza dei tempi- di riunire tutto nel Cristo, le cose del Cielo e quelle della terra. Il disegno eterno di Dio che la Sapienza d’Amore deve realizzare è la Chiesa di Dio, fine e ragione di tutte le cose.” (p.M.Eugenio) Esperienza dei doni “ Dio comunicandosi direttamente all’anima non può dissimulare ciò che Egli è in se stesso, né la qualità del dono che fa. La Sua trascendenza si manifesta. La Sua presenza impone un rispetto profondo; la Sua luce abbagliante produce oscurità nell’intelligenza inadatta per riceverla; la Sua fortezza schiaccia la debolezza umana; il gusto stesso che viene dal dono della sapienza, fa deliziosamente sperimentare la piccolezza. Dio mette così l’anima in un atteggiamento di verità creando in essa l’umiltà. La fecondità spirituale accompagna sempre l’azione dello Spirito Santo. I Suoi frutti non sono sempre i miracoli, ma la carità, la benignità, la pazienza etc. Per mezzo dei doni dello Spirito Santo, Dio invade l’anima, vi realizza il volere e il fare, perfeziona le virtù, se ne impossessa progressivamente secondo il modo e la misura da Lui stesso stabiliti. Nei primi secoli della Chiesa, nel giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo scese, sotto forma di lingue di fuoco, a prendere possesso degli Apostoli e per mezzo di essi della Chiesa. Confermò la Sua presenza con la trasformazione che subirono e la Sua potenza con tutte le loro opere. Era una Persona viva nel seno della Chiesa e riconosciuta come tale. Dopo d’allora lo Spirito Santo parve nascondersi progressivamente nelle profondità della Chiesa e delle anime. Ma il cambiamento tocca solo i Suoi modi di agire. Egli è sempre vivo in noi, pronto ad effondersi e noi possediamo continuamente i Suoi doni per ricevere il Suo soffio.” (P.M.Eugenio) Tre disposizioni Lo attirano e sono il dono di sé, l’umiltà e il silenzio. S.Teresa nel “Cammino di perfezione” dice: “I consigli che vi ho dato in questo libro non hanno altro scopo che di spingervi a consacrarvi tutte al Creatore, a rimettere la vostra volontà nelle Sue mani e a distaccarvi dalle creature..perché con questa offerta ci disponiamo a raggiungere in breve il termine del cammino e a bere l’acqua viva di quella fonte di cui ho parlato, essendo fuor di dubbio che Egli non permetterà mai di berne se non a patto d’aver prima da noi l’offerta di tutta la nostra volontà in modo che possa disporre di noi e delle cose nostre come meglio Gli piace…Se non ci diamo a Dio così generosamente come Egli si dà a noi, sarà fin troppo se ci lascerà nell’orazione mentale, visitandoci soltanto di quando in quando, come si conviene ad operai che lavorano nella vigna. Gli altri, invece, sono Suoi figli prediletti.”(S.Teresa- Cammino) Il dono di sé, dunque, deve essere assoluto per attirare i doni completi di Dio: “Siamo così avari e così lenti nel darci a Dio che non ci determiniamo mai a metterci nelle disposizioni per riceverLo. Crediamo di dare a Dio ogni cosa, mentre in realtà non Gli diamo che la rendita e i frutti, ritenendoci il capitale e la proprietà.. Se quel tesoro non ci vien dato tutto in una volta è perché anche noi non ci diamo a Dio del tutto..Egli non sforza nessuno ed accetta quanto Gli si dà; non si dà del tutto se non a coloro che del tutto si danno a Lui. Questo è fuor di dubbio e lo ripeto tante volte, perché è molto importante. Il Signore ama molto l’ordine e non opera nell’anima se non allora che la vede sgombra e tutta Sua” (S.Teresa- Cammino) Dio, quindi, detta la Sua volontà per mezzo della legge morale, ma rispetterà la libertà dell’uomo. Anche per Maria agirà così: manderà l’Arcangelo Gabriele e attenderà il consenso di Maria. Il Cielo attende e pende dalle labbra di Maria e quando Lei pronuncia il Suo fiat, che è Suo ma anche di tutta l’umanità, trasale di gioia nell’opera che farà di Maria la cooperatrice della Salvezza. L’amore è diffusivo di sé e tende a questa perdita di se stesso in Colui che ama; vi trova la sua soddisfazione e la sua pienezza. Del resto il dono di noi stessi è anche il sacrificio più perfetto che possiamo offrire a Dio. Per essere veri cristiani dobbiamo donarci a Cristo come Lui si è dato a Dio. Dice S.Teresa: “Il Signore, più vede che il dono della nostra volontà si manifesta non con parole di complimento, ma con fervore di opere, più a Sé ci attira e innalzando l’anima al di sopra di se stessa e di tutte le cose terrene, la prepara a ricevere grandissimi favori. Stima tanto quel dono da non cessare di ricompensarlo fin da questa vita: l’anima non saprà più che domandarGli ed Egli continuerà a donare…Allora Dio comincerà a trattarla con maggiore amicizia, ritornandole non solo la volontà che ella gli ha dato, ma dandole insieme la Sua. E queste due volontà andranno molto d’accordo; perché, vedendo Iddio che l’anima fa quello che Egli vuole, anch’Egli farà ciò che ella desidera, per cui come suol dirsi, ella comanderà ed Egli obbedirà e viceversa.” (S.Teresa- Cammino) Però è necessario che questo atto del dono di sé non sia transitorio, ma una disposizione costante dell’anima. Questa offerta deve salire senza posa come una provocazione continua alla Misericordia divina; per mezzo di essa l’anima respira l’amore, si purifica e si unisce al suo Dio. In ogni istante c’è il rischio di una ritrattazione o di un’affermazione del proprio volere, quindi la riparazione va fatta rinnovando di nuovo la propria offerta, la quale diverrà ogni volta più umile e più diffidente di se stessi. Racconta S.Teresa del Bambin Gesù: “Il calice è pieno fino all’orlo, ma io sono in una pace meravigliosa…Non vorrei soffrire in minor tempo…Non mi pento di essermi sacrificata all’Amore..” “Il dono, quindi è fatto, è mantenuto dalla volontà, l’anima ha detto il suo amore e il dono raggiunge Dio. Il vincolo stabilito fa discendere la Grazia, certamente efficace e apportatrice di pace continuamente crescente. Lo sguardo per la Vergine Maria nel giorno dell’Annunciazione, ci aiuterà a scoprire tutte queste verità così difficili a esprimersi, perché soprannaturali, sottili e profonde. La Vergine Maria, perché ricolma di grazia dallo Spirito Santo e perduta nella luce semplice di Dio, aveva tutte le Sue energie pacificamente tese verso la realizzazione della volontà divina. L’Arcangelo Gabriele Le annuncia: “Concepirai e partorirai un figlio che chiamerai Gesù..” Maria ha compreso: si tratta del Messia. Non vi aveva pensato, poiché ignorava Sé stessa. La semplicità della Sua grazia gliene velava l’immensità. Ella conosceva solo Dio e la Sua volontà. La Vergine Santa dona- per Sé stessa e per l’umanità- la Sua adesione al più sublime e al più terribile dei contratti: all’unione nel Suo seno dell’Umanità con la Divinità, al Calvario, al mistero della Chiesa. E il Verbo si fece carne grazie al Fiat della Vergine, che una disposizione d’offerta completa e indeterminata, aveva da molto tempo preparata nella Sua anima pieghevole e docile.” (P.M.Eugenio) “O sorelle mie- esclama S.Teresa- come è efficace questo dono! Se lo si facesse generosamente, si attrarrebbe l’Onnipotente a fare una cosa sola con la nostra debolezza, trasformando noi in Lui, la creatura nel Creatore.” (Cammino) L’umilta’ S.Teresa scrive nelle III Mansioni: “Accelerare il passo vuol dire avere grande umiltà. E se mi avete bene intesa, avrete capito che in questo è il torto di coloro che non vanno avanti.” Nel colloquio con Nicodemo, Gesù dirà: “In verità in verità ti dico, chi non rinasce in acqua e Spirito Santo, non può entrare nel Regno di Dio. Quel che è generato dalla carne è carne; quel che è generato dallo Spirito è spirito.” Nicodemo capisce sempre meno. “ Come può succedere questo?” E Gesù di rimando: “Sei dottore in Israele e non sai questo?” Il colpo all’orgoglio di Nicodemo è duro; l’umiliazione gli ha aperto l’intelligenza e attraverso questa benefica ferita, Gesù gli versa la Sua luce: “Nessuno ascese in Cielo se non Chi discese dal Cielo, il Figlio dell’Uomo. E come Mosé innalzò nel deserto il serpente, allo stesso modo bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, affinché chiunque crede in Lui, abbia la vita eterna. Infatti Dio ha amato tanto il mondo, che ha dato il Figlio Suo Unigenito, perché chiunque crede in Lui non perisca..” Con queste parole Gesù rivela a Nicodemo il Mistero dell’Incarnazione e quello della Redenzione. Gesù entra in questo mondo come un Bambino avvolto in fasce. I pastori ricevono questo avviso da parte dell’Angelo: “E questo vi servirà di segno, troverete un Bambino, avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia.” Questo contrassegno dell’umiltà, quaggiù, è sempre indizio del divino. “Dio non può fare a meno dell’umiltà. Gli piace tanto che ai Suoi occhi può supplire a tutto il resto, perché attira effettivamente tutti i doni di Dio. Dice S.Teresa: Mi chiedevo una volta, perché il Signore ama tanto l’umiltà e mi venne in mente d’improvviso, senza alcuna mia riflessione, che ciò dev’essere perché Egli è somma verità e che l’umiltà è verità. E’ verità indiscutibile che da parte nostra, non abbiamo nulla di buono, ma solo miseria e niente. Chi più lo intende, più si rende accetto alla suprema Verità, perché in Essa cammina.” (Mansioni) “Santa Teresa ci avverte fin da principio che la conoscenza di sé più profonda, non viene acquistata per mezzo di una introspezione diretta ma per mezzo dello sguardo sulla perfezione di Dio.” (P.M.Eusebio) e precisa: “Pregate la Priora, appena il maligno si presenta,d’imporvi qualche ufficio umiliante o farlo da voi stesse meglio che vi sia possibile. Studiate di vincere la vostra volontà praticando cose che vi ripugnano: il Signore ve ne farà conoscere molte e la tentazione cesserà.” (Prospettive) Le umiliazioni provocate dai nostri difetti e dai nostri errori o dal malvolere del prossimo, sono preziosi attestati della sollecitudine di Dio per formarci al lume della Sua potenza e sapienza. Accettarle è un dovere; ringraziare Dio per questo significa averne compreso il valore; domandarle significa aver fatto già molta strada nelle profondità della Sapienza divina. Il silenzio Il silenzio e la solitudine sono necessari perché Dio possa farci conoscere la Sua volontà e perché la nostra anima possa sentirLo per ricevere la Sua azione trasformante. Il deserto è un luogo opportuno, perché offre al contemplativo ricchezze incomparabili: la nudità, il silenzio, il riflesso di Dio e la Sua armonia. Il deserto è pieno di Dio; la sua immensità, la sua semplicità Lo rivelano, il suo silenzio Lo dona. Bisogna notare che nel deserto abitano anche gli spiriti malvagi ed essi eccellono nell’accrescere la confusione creata dall’inazione angosciosa, per approfittarne e tendere le loro insidie. Quindi il deserto esige anime valorose e temperamenti forti ed equilibrate. La chiamata “ Conosciamo infatti i desideri di Dio che sono la Sua esigenza: Dio è amore, dunque Bene diffusivo. Egli ha bisogno di espandersi; il darsi è un movimento essenziale della Sua natura. Egli trova una gioia e una gloria ineffabili nella diffusione della Sua Grazia nelle anime e più specialmente del Suo Regno perfetto in ciascuna di esse. Dio stesso fa della Grazia un seme capace di accrescimento e di sviluppo. Egli è il Seminatore; l’ha gettato nelle nostre anime e con questo gesto ha procurato che germini, sorga, maturi, produca frutti secondo tutta la potenza che le ha dato. Noi siamo il campo di Dio che Egli innaffia, dopo aver seminato, e che protegge contro i nemici esterni.” (P.M.Eugenio) Dice S.Teresa:” Pensate che il Signore invita tutti. Egli è verità e la Sua parola non è da mettersi in dubbio. Se il Suo invito non fosse generale, non ci chiamerebbe tutti e quand’anche ci chiamasse, non direbbe: Io vi darò da bere. Avrebbe potuto dire: Venite tutti che non avrete nulla da perdere, e Io darò da bere a chi vorrò. Ma siccome non pose alcun limite e disse –tutti-, così tengo per certo che non fermandosi per via, arriveremo a bere di quell’acqua viva. Il Signore che la promette, ci dia grazia per Quegli che è, di cercarla come si deve!” Poi aggiunge: “Consolando le anime che non arrivano alla contemplazione, ho detto che diverse sono le vie che conducono a Dio e che in Cielo vi sono molte mansioni. Ed è vero, perché il Signore, conoscendo la nostra debolezza, ha voluto appunto, da Quegli che è, moltiplicarci gli aiuti. Però non disse:” Per questa via verranno gli uni e per questa gli altri.” Anzi, fu sì grande la Sua bontà da non impedire ad alcuno d’attingere a questa fonte di vita..No non ne allontana nessuno.. Anzi, grida a gran voce, chiamando tutti. Tuttavia nella Sua bontà non sforza nessuno.. E perché è così, seguite il mio consiglio: andate sempre avanti, combattete da forti, morite pure nella lotta, non essendo qui che per questo. Procedete con la ferma risoluzione di morire piuttosto di non giungere alla meta.” (Cammino) (a cura di Carlo) (fine)

mercoledì 11 settembre 2013

SPIRITUALITA'

LA PERFETTA CONSACRAZIONE A GESU’ CRISTO- Il fondatore della Legione di Maria, l’irlandese Frank Duff era, inconsapevolmente, alla ricerca di una devozione che insegnasse a vivere con profondità l’amore per Gesù e Maria. Capitò fra le sue mani un aureo libretto del Santo Luigi di Montfort dal titolo invitante: “Trattato della vera devozione a Maria Santissima”. (V.D.) Lo lesse con attenzione e se ne innamorò. Decise quindi, era il 7 settembre del 1921, di riunire un gruppo di persone pie e iniziare quel Movimento che in breve si diffuse in tutto il mondo e che va sotto il nome di “Legio Mariae”. Ecco alcuni capitoli che fanno comprendere come la strada insegnata dal Montfort, sia certamente quella che Dio desidera che noi intraprendiamo: “…Inoltre, questa forma di devozione è una pratica di grande umiltà, e l’umiltà è una virtù che Dio ama sopra ogni altra. Un’anima che si innalza, abbassa Dio; un’anima che si umilia, glorifica Dio. “Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la Sua Grazia” (Gv 4,6). Se ti abbassi, stimandoti indegno di comparirGli dinnanzi e di accostarti a Lui, Dio discende, si abbassa per venire a te, per compiacersi in te ed innalzarti anche tuo malgrado. Se invece osi accostarti a Dio senza mediatore, Dio si ritrae e tu non Lo potrai raggiungere. Oh quanto Egli ama l’umiltà del cuore ! Proprio a tale umiltà ci impegna questa devozione. Essa ci insegna a non avvicinarci mai da soli a Nostro Signore, per quanto dolce e misericordioso Egli sia. Ci insegna invece a ricorrere sempre all’intercessione della Vergine Santa, sia per presentarci a Dio, sia per parlarGli e andarGli incontro, sia per offrirGli qualcosa, sia per unirci e consacrarci a Lui.” (Montfort: V.D. n.143) “Tutta la nostra perfezione consiste nell’essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne segue che tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un’anima a Nostro Signore è la devozione a Maria, Sua Santa Madre e che più un’anima sarà consacrata a Lei, più sarà consacrata a Gesù Cristo. La perfetta consacrazione a Gesù Cristo quindi, altro non è che una consacrazione perfetta e totale di sé stessi alla Vergine Santissima e questa è la devozione che io insegno. O, in altre parole, essa è una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo Battesimo.” (V.D. n 120) “ Questa devozione consiste dunque nel darsi interamente alla Santissima Vergine, allo scopo di essere, per mezzo Suo, interamente di Gesù Cristo. Bisogna darLe: 1) Il nostro corpo, con tutti i suoi sensi e le sue membra. 2) La nostra anima, con tutte le sue facoltà. 3) I nostri beni esterni, cosiddetti di fortuna, presenti e futuri. 4) I nostri beni interni e spirituali, vale a dire i nostri meriti, le nostre virtù e le nostre buone opere passate, presenti e future. In breve, bisogna darLe tutto quanto abbiamo nell’ordine della natura e della grazia e tutto quanto potremo avere nell’ordine della natura della grazia o della gloria. E ciò senza alcuna riserva, nemmeno di un soldo, di un capello e della minima buona azione. E ciò per tutta l’eternità e senza pretendere né sperare altra ricompensa per la nostra offerta e il nostro servizio che l’onore di appartenere a Gesù Cristo per mezzo di Maria e in Maria, quand’anche questa amabile sovrana non fosse, come lo è sempre, la più generosa e la più riconoscente delle creature.” (V.D. n 121) “Poveri figli di Maria! La vostra debolezza è estrema, la vostra incostanza è grande, il vostro intimo è molto viziato. Lo confesso: voi siete tratti dalla stessa massa corrotta dei figli di Adamo ed Eva. Non per questo dovete perdervi d’animo, ma consolatevi e rallegratevi! Ecco il segreto che vi svelo: segreto sconosciuto a quasi tutti i cristiani, compresi i più devoti. Non lasciate il vostro oro e argento nei vostri forzieri che furono già scassinati e depredati dallo spirito maligno e che sono troppo piccoli, deboli e vecchi per contenere un tesoro così grande e prezioso. Non mettete l’acqua pura e limpida della fontana nei vostri vasi infetti ed inquinati dal peccato. Anche se non c’è più il peccato, ne rimane tuttavia il cattivo odore e l’acqua si corromperà. Non mettete i vostri vini squisiti nelle vostre vecchie botti già piene di vino inacidito: ne sarebbero alterati e rischierebbero anche di fuoriuscire.” (V.D.n 177) “ Ne traggo queste conseguenze: Con tale forma di devozione si offre a Gesù Cristo, nel modo più perfetto, cioè per le mani di Maria, tutto quanto Gli si può dare e molto più che con le altre forme di devozione, nelle quali si dà solo una parte o del proprio tempo o delle buone opere o delle soddisfazioni e mortificazioni. Qui invece tutto viene dato e consacrato, perfino il diritto di disporre dei beni interni e delle soddisfazioni che si guadagnano di giorno in giorno con le buone opere. Ciò non avviene in nessun Istituto religioso. In questi si danno a Dio i beni di fortuna col voto di povertà; i beni del corpo col voto di castità; la propria volontà col voto di obbedienza e, qualche volta, anche la libertà del corpo col voto di clausura. Non si danno però, la libertà o il diritto naturale di disporre delle proprie buone opere e nemmeno ci si spoglia totalmente di quel che il cristiano possiede di più prezioso e di più caro: i propri meriti e le proprie soddisfazioni. “ (V.D. n 123) “ Chi si è consacrato e sacrificato volontariamente a Gesù Cristo per le mani di Maria, non può disporre del valore di alcuna delle sue buone opere. Tutto ciò che soffre, tutto ciò che pensa, dice e fa di bene, appartiene a Maria ed Ella può disporne secondo il volere del Figlio e alla maggior gloria di Lui…” (V.D. n 124) “ Con questa forma di devozione ci si consacra, nello stesso tempo, alla Vergine Santa e a Gesù Cristo: a Maria come al mezzo perfetto che Gesù Cristo ha scelto per unirsi a noi e unirci a Lui; a Nostro Signore, come al nostro fine ultimo cui dobbiamo tutto ciò che siamo, perché è nostro Redentore e nostro Dio” ( V.D.n 125) “A prova della dipendenza che dobbiamo avere dalla Vergine Santa, si ricordi quanto ho detto sopra, riferendo gli esempi che ci danno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in riferimento alla dipendenza che dobbiamo avere da Maria. Il Padre ha dato e dà il Suo Figlio soltanto per mezzo di Lei e comunica le Sue grazie soltanto per mezzo di Lei. Dio Figlio è stato formato per tutti in generale, solo per mezzo di Maria; ogni giorno è formato e generato solo per mezzo di Lei, unitamente allo Spirito Santo; comunica i Suoi meriti e le Sue virtù solo per mezzo di Lei. Lo Spirito Santo ha formato Gesù Cristo soltanto per mezzo di Lei; forma i membri del Suo corpo mistico soltanto per mezzo di Lei. Dopo tanti e così incalzanti esempi della Santissima Trinità, come potremmo, senza un estremo accecamento, fare a meno di Maria e non consacrarci a Lei e a dipendere da Lei per andare a Dio e a Dio sacrificarci?” (V.D.n 140) “Vedendo il dono di chi si offre tutto a Lei per onorarLa e servirLa e si spoglia di quanto ha di più caro perché Lei ne sia ornata, Maria – questa Madre di dolcezza e di misericordia che non si lascia mai vincere in amore e generosità – risponde con il dono ineffabile di tutta Sé stessa. Sommerge colui che a Lei si dona, nell’abisso delle Sue grazie, l’adorna dei Suoi meriti, lo sostiene con la Sua potenza, lo rischiara con la Sua luce, l’accende del Suo amore, gli comunica le Sue virtù: umiltà, fede, purezza ecc. e si costituisce sua garanzia, suo supplemento, suo tutto presso Gesù. Infine, poiché una persona così consacrata è tutta di Maria, anche Maria è tutta di lei. Pertanto si può ripetere di questo perfetto servo e figlio di Maria quanto S.Giovanni Evangelista dice di sé, ossia che ha preso la Vergine Santissima come ogni suo bene. “il discepolo l’accolse tra i suoi beni .” (Gv 19,27) (V.D.n 144) ( a cura di Carlo)

lunedì 22 luglio 2013

SPIRITUALITA'

ISTANZA PER MARIA CORREDENTRICE- L’ultimo Dogma mariano, Maria Corredentrice, a tutt’oggi, trova molta difficoltà alla sua proclamazione; la stessa Madonna, nell’apparizione di Amsterdam l’8-12-1952 ha detto: “Questo Dogma sarà molto contestato”. Ma contestato da chi? La sua opposizione recente, nasce nel Concilio Vaticano II, quando già nei suoi preliminari allo studio dei Cardinali del tempo (1963), tra i quali il Cardinale Konig, si cercò e purtroppo lo si ottenne per pochissimi voti, di inserire nel testo “De Ecclesia” una clausola finale molto marginale, sul ruolo di Maria nella Redenzione, per minimizzare al massimo tale ruolo. Tutto ciò al fine di non urtare la sensibilità dei Protestanti, affinché non fosse minato alla base il progetto ecumenico della Chiesa conciliare, progetto che veniva delineandosi con grande determinazione. In effetti già negli anni trenta/cinquanta teologi molto noti quali Congar, Schillebeeckx, Rahner, Kung avevano contestato decisamente la dottrina della corredenzione. Nel 1964, i Cardinali Frings, Dopfner e Afrink, appoggiarono la tesi antimariana di Konig (Stefano De Fiores: Nuovo dizionario di mariologia) e il Cardinale Frings ebbe l’ardire di affermare: “La devozione liturgica è oggettiva e sacramentale; la devozione mariana è soggettiva e personale…” (Card. Frings: Le Concile e la pensée moderne). Eppure la Madonna, nell’apparizione di Amsterdam, tra le altre cose, dirà: “Ho posto i Miei piedi fermamente sul globo, perché il Padre e il Figlio, vogliono presentarMi nel mondo, in questo periodo, come Corredentrice, Mediatrice e Avvocata” (1952) e aggiungerà: “Quando il Dogma, l’ultimo Dogma della storia mariana, sarà proclamato, allora la Signora di tutti i popoli donerà la pace, la vera pace al mondo; i popoli però devono recitare la Mia Preghiera, in unione con la Chiesa.” (31-5-1954) Più tardi affermerà:”Sarà una lotta per la vita e per la morte, ma alla fine lo Spirito vincerà.” (25-3-1972) Poiché noi siamo “ di dura cervice”, la nostra cara Madre, apparendo a Suor Caterina Labouré (18-7-1830), tra l’altro, fece vedere il retro della Medaglia (miracolosa) che Lei stessa le aveva commissionato, retro che metteva in risalto il simbolismo raffigurante il proprio ruolo di Corredentrice: una grande M sormontata da una Croce e i due Cuori Santissimi di Gesù e di Maria, uniti da una base comune. Il Cuore di Gesù era coronato di spine e quello di Maria era attraversato da una spada, mentre attorno alla figura si stagliavano 12 stelle. Il simbolismo è presto spiegato: la lettera M rappresenta Maria e il tratto di base unisce strettamente i due Cuori nella Redenzione. Anche nell’apparizione irlandese di Knock i quindici veggenti, dall’età variabile dai sei ai settantacinque anni, hanno testimoniato concordemente di aver visto questa visione: in una scena silenziosa la Madonna, in abiti regali, con in testa un diadema d’oro, aveva alla Sua destra S.Giuseppe orante e alla Sua sinistra S.Giovanni Evangelista il quale, vestito come un Vescovo, aveva in una mano un libro e con l’altra indicava Maria. La scena ricordava il Sacrificio del Calvario e S.Giovanni, indicando Maria, rievoca il ruolo di Corredentrice svolto da Lei sul Calvario. Lo stesso concetto viene espresso nell’apparizione di Castel Petroso (1888): Maria appare con il Cuore trafitto da sette spade, le braccia aperte e lo sguardo rivolto al Cielo; è inginocchiata davanti al Corpo di Gesù, morto, coperto di piaghe. In questa apparizione, il volto della Vergine esprime immenso dolore, le braccia aperte in atto di offerta, lo sguardo verso il Cielo, denunciano la Sua Maternità regale. Ella offre al Padre, il frutto del Suo seno, Gesù, quale Vittima di espiazione per i peccati dell’Umanità. Lei è liberamente consenziente ala missione redentiva del Figlio, e si associa al terribile Sacrificio della crocifissione, accettando la volontà del Padre. Maria, quindi, con l’abbondanza del Suo Cuore di Madre, ci ha generati alla Vita della Grazia, a prezzo di sofferenze indicibili. Ricordiamo le parole dell’Arcangelo Gabriele: “…darai alla luce un Figlio a cui porrai nome Gesù.” (Lc 1,31) Gesù significa salvatore, quindi Maria non fu solo Madre di Dio, ma Madre di un Dio Crocifisso. Quindi potremo dire con S.Beda: “L’Annunciazione dell’Angelo a Maria, è l’inizio della nostra redenzione.” Ma la corredenzione di Maria non è equivalente a quella di Cristo, ma secondaria perché è subordinata a quella del Figlio; non è sufficiente per sé stessa, ma trae il suo valore dall’Incarnazione e morte del Verbo; essa è stata voluta da Dio. La corredenzione subordinata di Maria, quindi,non toglie nulla alla Redenzione principale di Cristo. Una Redenzione senza la corredenzione di Maria, non sarebbe quella voluta e decretata da Dio. Del resto, non è possibile cooperare alla Redenzione, senza la Grazia che ne deriva e che si presuppone fosse già esistente. (Carlo)