martedì 18 agosto 2015

SPIRITUALITA'



(Continua la pubblicazione del Calendario legionario 2016; mese di febbraio):

LA RISURREZIONE
La Risurrezione è un fatto storico e scientifico, ricostruibile nella sua dinamica. Nel racconto della sepoltura, tutti i Vangeli si completano a vicenda e le tracce di questo avvenimento unico, sono descritti dai segnali posti nel sepolcro.  Complessivamente, dal Vangelo di Giovanni, risultano cinque tracce che provano storicamente la Risurrezione di Gesù.  Quando Pietro e Giovanni entrarono nel sepolcro videro che:
-Il corpo di Gesù non c’era
-Gli aromi  erano tutti  volatilizzati
-Le tele erano completamente asciutte
-Le fasce erano vuote e distese sulla pietra sepolcrale
-Il sudario era rimasto rialzato in una posizione unica, irripetibile benché non fosse più sostenuto (Storia libera)
Inoltre, nel Vangelo di Luca (Lc 24,22-24) relativo ai discepoli di Emmaus, si dice: “Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma Lui non l’hanno visto.”
Nel dire “alcuni dei nostri”, Luca specifica che Pietro non è andato da solo, ma qualcuno lo ha accompagnato e ha verificato. Il compagno di Pietro è Giovanni, come risulta in Gv 20,3.
Questo doppio riscontro incrociato di due fonti indipendenti come Luca e Giovanni, è un forte indizio di storicità dell’episodio.  Inoltre, in Matteo (Mt28,5), l’Angelo chiede alle donne di guardare con attenzione dentro al sepolcro “il luogo ove era stato deposto”, non certo per mostrare loro che Gesù non c’era più, visto che lo aveva appena annunciato; evidentemente  perché qualcosa che si trovava nel sepolcro, costituiva la prova concreta della Risurrezione di Gesù.  Le donne però, non osservano bene, perché sono troppo spaventate e desiderose di allontanarsi,  per andare a riferire gli avvenimenti.
                                                                                                             
UN  “DOSSIER”  SULLA PASSIONE
“La condanna di Gesù, eseguita dai romani, è stata recentemente ricostruita nei più minuti  particolari, dall’esame medico-legale di un singolare “corpo del delitto” pervenutoci: il lenzuolo che ne avvolse il cadavere insanguinato.
Oltre 120, i colpi tripli di flagello taxillato  (tre strisce di cuoio appesantite da due pallottoline acuminate) che hanno colpito e lacerato ferocemente, le spalle, i glutei, i polpacci, le braccia e tutta la parte anteriore del corpo dell’Uomo, legato ad una colonna, col dorso ad angolo retto rispetto agli arti inferiori, durante il terribile castigo che venne comminato ad opera di due soldati.
Un casco di spine lunghe 3-4 centimetri, calcato malamente sul capo, ripetutamente percosso, ha lacerato il cuoio capelluto della nuca, della calotta cranica e della fronte, rigandone il volto di sangue.
Una trave del peso di 30-40 Kg, assicurata obliquamente dietro le spalle del condannato, con le braccia in adduzione, da una fune legata poi alla caviglia sinistra, rendeva stentato il passo, vacillante e ridicola l’andatura assai curva, provocando inevitabili cadute di schianto, faccia in giù;  il volto sfigurato da grosse echimosi, la rottura del setto nasale e una lacerazione di ben 2,5 centimetri nella contusione del ginocchio sinistro, le tracce della fune sulla gamba sinistra  e molti altri particolari, ci documentano- visibilmente- tutte le sequenze del tragico percorso. Le piaghe delle spalle (la destra in particolare) e degli avambracci, rivelano di essere state riaperte per  un brusco strappo delle vesti  avvenuto sul luogo dell’esecuzione.
Tre lunghi chiodi, due nel carpo delle mani (spazio di Destot) e uno nel secondo spazio metatarsale dei piedi sovrapposti, il sinistro sul destro, hanno conficcato quel corpo vivo, prima alla trave orizzontale (patibulum)
poi a quella verticale (stipes), provocando dolori lancinanti e facendo uscire altro sangue che, nel defluire, ha segnato direzioni ben precise, rivelatrici oggi, dei movimenti spasmodici di accasciamento e di sollevamento di quell’Agonizzante che cercava  di evitare la morte per asfissia e consegnare ancora ai Suoi le parole estreme.
Tutto rosso, la pelle ricoperta di coaguli di sangue, appariva quell’Uomo, già bello e rinomato, inchiodato alla croce come malfattore, Gesù di Nazareth è morto dopo tre ore di agonia, in posizione di sollevamento, avendo reclinato il capo; la rigidità cadaverica Lo ha fissato così.
Uno squarcio, largo 4 centimetri, dovuto ad un colpo di lancia, vibrato tra la 5° e la 6° costola destra e giunto fino al cuore, faceva fuoriuscire ancora sangue già raccoltosi nella borsa pericardica, distinto nei due elementi costitutivi: parte corpuscolato in basso (ha il peso specifico maggiore) e siero.
Persino l’impronta di una mano d’uomo in posizione contratta per il peso morto che sosteneva, è rimasta impressa sul tallone sinistro, durante il suo trasporto verso il sepolcro.
Trentasei ore di contatto del lenzuolo funebre col cadavere insanguinato, scandirono la maturazione precisa della fibrinolisi che ci ha  regalato “il film” più fedele e sconvolgente della più ingiusta condanna capitale della storia umana. “  (C.P.)


RAGIONI A FAVORE DELL’AUTENTICITA’
Le impronte umane della Sindone sono veramente di un corpo umano. Esse non sono un dipinto; infatti, fino ad ora, nessuno è stato in grado di dimostrarlo. La Sindone è stata gelosamente custodita e protetta fin dal 1353. Si dovrebbe concludere che l’eventuale pittura risalga anteriormente a quell’anno. Ma l’immagine sindonica è un negativo fotografico perfetto e a quell’epoca non era né possibile né concepibile realizzarlo.
“Quel corpo è uscito dal lenzuolo senza strappo dei coaguli ematici, cioè senza movimento, senza spostarsi, come passando attraverso il lenzuolo. Infine le tracce scritte in greco, latino ed ebraico, impresse per sovrapposizione sul lenzuolo. Barbara Frale ha dedicato un libro al loro studio: “La Sindone di Gesù Nazareno”. Da quelle lettere emerge il nome di Gesù, la parola Nazareno, l’espressione latina “innecem” relativa ai condannati a morte e pure il mese in cui il corpo poteva essere restituito alla famiglia. La Frale, dopo accuratissimi esami, mostra che doveva trattarsi dei documenti burocratici dell’esecuzione e della sepoltura di Gesù di Nazareth. Un fatto storico. Un avvenimento accaduto che ha cambiato tutto.” (A.Socci
(Carlo)
                                                                                             


sabato 8 agosto 2015

SPIRITUALITA'



Affinché tutti i lettori possano meditare la Passione di Gesù e immergersi, almeno per un momento, nell’oceano doloroso di Nostro Signore, il quale ha voluto sopportare, con Maria consenziente, tutto il male possibile, per redimerci da un peccato la cui riparazione non sarebbe mai stata sufficiente, in quanto il rifiuto commesso da Adamo ed Eva, aveva una valenza infinita, perché infinita era la natura divina, oggetto di tale rifiuto.  Solo un Dio-Uomo poteva  espiare una colpa così infinita, meritando per noi la Sua Grazia Santificante che ci ha riaperto le porte del Paradiso e quindi della Salvezza eterna.
La sacra Sindone, sarà così la “chiave di lettura” per comprendere meglio l’Amore infinito che Dio ha per noi.  Dopo 11 anni, pubblicherò per la prima volta, tutto un calendario: quello del 2016    (Carlo)

CALENDARIO DELLA LEGIONE DI MARIA     2016
LA  SINDONE
Nei racconti evangelici della sepoltura di Gesù, è possibile ricostruire tutte le modalità del tempo, ma, insieme, anche la dinamica della Risurrezione, attraverso le tracce rimaste nel sepolcro.
Si scopre, quindi, che la Sindone di Torino, con le sue meravigliose Impronte, è inserita nei racconti evangelici e si scopre anche che non vi è alcuno scontro tra scienza e fede, ma, al contrario, la prima offre un appoggio per approfondire sempre di più la conoscenza della fede.
La fede quindi, non deve essere considerata disgiunta dalla ragionevolezza. S.Agostino  asseriva che “la ragione precede la fede” (“Ratio antecedit fidem”).
La questione assume un’enorme importanza dal momento che lo stesso Gesù più volte e in varie occasioni, ha presentato ad amici e nemici, la Sua Resurrezione come prova della Sua missione di Salvezza e della Sua Divinità.  Quando scribi e farisei lo interrogano e desiderano da Lui un ennesimo segno, Gesù risponde: “Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona Profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’Uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.” (Mt 12,38-40) La Resurrezione quindi, è segno di una realtà materiale, oltre che soprannaturale.
Cosa vide Giovanni?
Seguiamo il racconto evangelico di Giovanni   (Gv.20,4-8) : “Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo (Giovanni) corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide  le bende per terra  ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra  e il sudario che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.  Allora entrò anche l’altro discepolo (Giovanni) che era giunto per primo al sepolcro e   vide e credette. 
Consideriamo la prassi ebraica della sepoltura; Giuseppe di Arimatea compra un rotolo di tela di lino (sindone) (Mc 15,46) per avvolgere il corpo di Gesù.  Dallo stesso rotolo vengono tagliate delle strisce e i due sudari che serviranno per coprire il volto di Gesù. Il Sacerdote Don Persili ricostruisce così queste fasi preliminari: “Giuseppe di Arimatea, aiutato dai suoi servi, avvolge il corpo subito dopo aver deposto Gesù dalla croce e, così avvolto, lo trasporta sulla pietra dell’unzione, avendo cura di non toccare assolutamente il corpo di Gesù con le mani (per la legge ebraica, toccare i cadaveri  rendeva impuri).  La tela costituisce appunto la copertura che isola il corpo di Gesù da qualsiasi contatto esterno, ma non è la preparazione alla sepoltura che invece viene descritta da Giovanni (Gv 19,40)…Mentre alcuni tengono ferme le ripiegature, Giuseppe provvede ad avvolgere e legare il corpo di Gesù con le fasce, mentre Nicodemo versa la mistura profumata che viene assorbita interamente dal lenzuolo ed esternamente dalle fasce.  Al termine, il corpo di Gesù, eccetto il capo, è tutto avvolto nelle fasce che ricoprono e tengono fermo il lenzuolo.”
Furono due i sudari che vennero messi sul capo di Gesù; uno direttamente sul viso, quindi sotto il lenzuolo (sindone) che aveva la funzione di tenere fermo e chiuso il mento e il secondo all’esterno, al di sopra del lenzuolo.  Giunti al sepolcro, davanti a Pietro e Giovanni, si presentò questa visione: “Il lenzuolo e le fasce, non erano aperte e non smosse, ma semplicemente afflosciate su se stesse. In altre parole, il corpo di Gesù, risorgendo, non si era strappato di dosso le scomode fasciature, ma Egli ne era uscito senza scomporle, come se il corpo di Gesù fosse svanito dall’interno del lenzuolo che l’avvolgeva e quindi la sindone e le fasce, non avendo più cosa avvolgere, si sono semplicemente afflosciate su se stesse.” (G.Spinella)
Dice Don Persili: “Giovanni vuol far risaltare che prima le fasce erano rialzate, perché all’interno c’era il corpo; dopo la Risurrezione invece, le fasce erano abbassate, distese, giacendo nel medesimo posto in cui si trovavano quando contenevano il cadavere di Gesù…esse costituiscono la prima traccia della Risurrezione; era infatti assolutamente impossibile che il corpo di Gesù fosse uscito dalle fasce, semplicemente rianimato o che fosse stato asportato sia da amici che da nemici, senza svolgere quelle fasce o comunque senza manometterle in qualche maniera.”    “Il sudario poi, si presentava nella sua forma ovale, come se si ostinasse a circondare ancora il volto del Signore che in realtà non c’era più e che sembrava essersi smaterializzato.
Se il cadavere fosse stato rubato, il fazzoletto si sarebbe dovuto trovare in altre condizioni”(Valdes)
Onori funerari del tempo
La mistura impiegata per avvolgere il corpo di Gesù, era costituita da Kg 32,700 di oli  aromatici, mirra e aloe; una parte fu versata sulla pietra sepolcrale, allo scopo di preparare un “letto “ di profumi, un’altra parte per ungere le pareti interne della tomba e il rimanente fu versato sulla sindone. Sia le fasce, sia il sudario, avevano anche la funzione di rallentare l’evaporazione del liquido.
Arrivato al sepolcro “Pietro contempla le fasce distese sulla pietra sepolcrale e sulla stessa pietra, contempla anche il sudario che, al contrario delle fasce che sono distese, è il posizione di avvolgimento anche se non avvolge più nulla. Scomparso il corpo, le fasce che lo avevano avvolto, più pesanti, si abbassarono sulla sindone che esse coprivano e assunsero quella posizione distesa. Il sudario per il capo, più leggero e più piccolo, per così dire “inamidato” per l’istantaneo essiccarsi dei profumi liquidi restò- per usare le parole stesse del N.T.- “al contrario” (rispetto alle fasce) “avvolto” come quando cingeva la testa del defunto, apparendo così ai due Apostoli “in una posizione unica” (Messori)
A quella vista, Giovanni  “vide e credette”
(Carlo)


domenica 26 luglio 2015

ATTUALITA'



LE RADICI DEL MODERNISMO SOCIALE-
L’idea che l’uomo sia “un libero spirito”, nasce già nel ‘400 e raggruppa tutti quei movimenti ereticali (Gemania- Olanda- Belgio- Francia) caratterizzati da uno spiccato panteismo, poiché secondo loro, “l’uomo spirituale, alto e intellettuale”  è talmente unito a Dio che, qualsiasi cosa faccia, non pecca.  Questa mentalità ha certamente influenzato Lutero il quale poi dirà: “Pecca fortemente , ma credi ancora più fortemente”.
Nell’Italia del ‘300, frate Bentivenga  asserisce che “Dio è il demonio e viceversa”. Questa teoria verrà sviluppata da Benedetto Croce il quale scrive: “satana non è una creatura estranea a Dio e neppure il ministro di Dio, ma Dio stesso. Se Dio non avesse satana in sé, sarebbe come un cibo senza sale.” (!)
Ne ‘400 a Bruxelles  si formarono movimenti “degli uomini di intelligenza” che praticavano il nudismo e la lussuria più sfrenata (Turlupini e Adamiti). Da queste concezioni nascono, ai nostri tempi, gli hippy, i capelloni, i figli dei fiori etc.  Già nell’alto medioevo si incontrano “liberi pensatori” quali Tommaso Campanella, ma soprattutto il filosofo Spinoza (1632-1677) da cui nasce il deismo e l’illuminismo radicale francese di Voltaire. Tutti costoro sono stati gli antesignani di una filosofia affermatasi nell’800 la quale proclamava il “libero amore” .  I suoi maggiori rappresentanti sono stati l’anarchico di sinistra Max Stirner (1806-1856),  il nichilista di destra Federico Nitzsche (1844-1900) e il marxismo propugnato da Engels,Lenin, Mises, Hayek, Nozick, Rothbard,Friedmann etc.
Questa teoria del libero amore diviene una moda nel 1968, grazie all’apporto di Freud e della sua scuola (Adorno, Marcuse, Horkhaimer, Fromm, Benjamin, Pollock, Habermas etc,) nonché allo “strutturalismo francese” (Lacan-Levi Strauss, Althusser, Foucault, Sartre etc) . Purtroppo a questo elenco bisogna aggiungere i nomi di Marco Pannella e di Emma Bonino!
Intanto il filosofo Bertrand Russell in un suo libro “Il matrimonio e la morale” del 1927, afferma che il libero amore e l’abrogazione del matrimonio, costituirebbero un elemento di progresso, favorevole allo sviluppo della società!  La conclusione di tutto questo, sarà (e già è in atto) l’abolizione della famiglia tramite la comunanza delle mogli e la rottura dei legami tra genitori e figli, le coppie di fatto, le famiglie allargate, i matrimoni  omosessuali, con relativa adozione di bambini, sono tutti traguardi a cui tende la propaganda spinta avanti dal partito liberale  e radicale e dal social-comunismo.
Inoltre, l’anarchismo liberale propugna la rivolta contro ogni autorità, sia umana sia divina, per arrivare poi all’autonomia assoluta dell’individuo. Questo anarchismo è una filosofia che sfocia nel libertarismo, ossia nella massima dilatazione teoretica e morale dell’uomo, secondo ciò che lui reputa vero, giusto e buono.
Oggi molti scrittori appoggiano tali teorie. Essi insegnano nelle università:
-Antonio Martino (iscritto alla loggia massonica P2) professore alla Luiss e collaboratore dell’Istituto Bruno Leoni.
-Lorenzo Infantino, professore alla Luiss e anche lui collaboratore dell’Istituto Bruno Leoni
-Raimondo Cubeddu, professore dell’Università di Pisa e collaboratore con l’editoriale “Giornale di studi libertari”
-Dario Antiseri, professore alla Sapienza di Roma. E’ membro del Centro studi “Tocqueville acton” e insegna alla Luiss di Roma. Suoi libri: “Cristiano perché relativista, relativista, perché cristiano” ( !)(2003)  “La tradizione del liberalismo cattolico” (2006), “La via aurea del cattolicesimo liberale” (2007).
E’ il maggior esponente del cattolicesimo liberale, condannato a suo tempo da Papa Gregorio XVI  (1832) e
Pio XII (1954).
Tutte queste teorie hanno radici in un famoso popolo francese: i Catari, la cui sede era Albi (albigesi). Essi insegnavano che loro, gli eletti e gli gnostici, fossero al di sopra del bene e del male, tanto da sentirsi autorizzati a utilizzare il peccato come metodo di santificazione. Per essi il matrimonio e la procreazione, dovevano considerarsi illeciti. In quell’epoca si svilupparono due eresie: quella di Gioacchino da Fiore
(approfondita da Henry De Lubac nel suo libro  “L’eredità spirituale di Gioacchino da Fiore) e quella di Amalrico di Bénes (+1207) combattuta da S.Tommaso  D’Aquino.  Essi asserivano che l’amore va inteso sia in senso spirituale che carnale, per cui ogni atto, anche il più moralmente abominevole, se fatto per amore, diventa buono.  Gli Amalriciani si chiamavano  “fratelli del libero spirito” e praticavano l’incesto, l’omosessualità e adoravano satana. Dagli Almariciani nacquero i begardi e le beghine, caratterizzati dalle dottrine contro la famiglia, la monogamia, la Chiesa e lo Stato. Oggi tutto questo sta riemergendo con la teoria gender !
 (Carlo) ( tratto da: “Si Si No No” del 15-6-2015)  

sabato 20 giugno 2015

SPIRITUALITA'



                                Incontro con Maria P. dopo la gita a Torino.
“ Ciao Maria, come stai? Hai smaltito la stanchezza del viaggio a Torino?”
“Non completamente, ma le emozioni provate e rivedere la mia città così bella, mi hanno aiutato a ristabilirmi in fretta.”
“Perchè dici la mia città?” Mio padre era torinese ed io sono molto legata alle mie origini.”
“Parli di emozioni, vuoi trasmetterle un poco anche a me, che pur desiderando di fare  questo viaggio, ho dovuto rinunciarvi per motivi di famiglia?”
“Non era la prima volta che mi recavo a vedere la Sacra Sindone. Certo non si può non rimanere attratti che questo telo  che emana una forza unica e che colpisce oltre che gli occhi, anche il cuore. Forse, la sosta davanti a questa immagine è stata troppo fugace causata da uno scorrimento veloce dei visitatori, e la distanza ha impedito di distinguere l'immagine nei particolari.
Poi, per gli sportivi visitare la Basilica di Superga, vuol dire sempre, tante cose. Rivedere i volti di calciatori che tutto il mondo ci invidiava, che tornavano sempre vincitori ovunque si recassero, che erano il simbolo della riscossa italiana dopo la seconda guerra mondiale, sì, mi ha dato una stretta al cuore..... e poi sono tornata bambina quando su quel trenino a rotaia a cremagliera siamo ridiscesi in città, sembrava  far parte della favola “il trenino di latta”.
“Il riposo notturno ristoratore ha rigenerato le tue forze?”
“Sì, perchè nel secondo giorno  le nostre energie  sono state messe a dura prova. Dopo la S. Messa mattutina abbiamo visitato la città. La sua parte storica, il Valentino, la real chiesa di S.Lorenzo con la scala santa che ha custodito dal 1578 la Sacra Sindone proveniente da Chambery,  le 4 regge sabaude, i lungo Po, ove l'acqua è limpida e i suoi argini pulitissimi, poi nel pomeriggio c'è stata  la salita al monte Pirchiriano,  in val di Susa, ove troneggia il complesso architettonico della Sacra di S. Michele affidata da quasi 200 anni  ai  padri Rosminiani. Ecco un collegamento con la nostra parrocchia, ed incontrare tre  sacerdoti cresciuti nell'insegnamento di Don Antonio Rosmini, ci ha fatto sentire un po' a casa. Anche la visita alla zona Valdocco, e l'incontro con le opere ed il lavoro che fece  Don Bosco per  i giovani ed i ragazzi, ha prodotto in me un'emozione unica, ricordandomi così,   anche quello che stiamo facendo, nel nostro piccolo, grazie all'adozione a distanza, di alcuni bambini indiani con la  collaborazione dei padri Salesiani. Ed il mio cuore si è sentito davvero scosso proprio di fronte alla tomba ove sono custodite le spoglie di don Bosco, all'interno della Chiesa di S.Maria  Ausiliatrice. Sai, con il passare delle ore anche il nostro corpo aveva bisogno di nutrimento, e così nella foresteria della chiesa della Consolata, abbiamo pranzato; sorpresi anche in questo caso, nel venire a conoscenza che nella sala dei re pranzano anche i Papi quando sostano a Torino e che dire …. mi è venuto in mente che abbiamo preceduto, in questi luoghi, proprio il nostro Papa Francesco che a breve farà visita alla Sacra Sindone.”
“ Mi hai detto che la sorpresa più grande, per te è stata la riscoperta della città?” Qui il viso
di Maria si illumina e con entusiasmo mi parla della bellezza, ricchezza, signorilità delle zone più importanti. Del Valentino, così ordinato e perfetto, di piazza Castello e piazza Vittorio con i suoi palazzi tenuti magnificamente, ove la musica fa da cornice ai suoi antichi caffè e dalle cui porte  fuoriesce il dolce profumo di cioccolato e la gente, non più ….chiusa, ma aperta al sorriso ed al dialogo, diventata socievole al massimo dopo l'impatto con le olimpiadi invernali del 2006. Insomma una Torino il cui aggettivo più appropriato è ….gioiosa.   E Maria, con  il suo entusiasmo mi porta  indietro negli anni. A quel lontano 1978 quando la Sacra Sindone mi ha visto coinvolta in sentimenti dettati da grande..... paura, quella di non essere nemmeno meritevole di osservarla da vicino ma che di quel giorno conservo un piccolo depliant ove sul retro è stampata la preghiera  alla Sindone e le cui parole parlano di passione ed amore e dove si richiede la grazia di essere “consorti” nella gloria di Dio al momento della nostra resurrezione.
Prima di salutarla le dico e mi dico che se ricordare è...vivere, dobbiamo cercare di continuare a vivere di emozioni, di fede e di voglia di non dimenticare quanto la Sindone ci vuole dire. E' l'impegno che ognuno di noi deve portare avanti giorno dopo giorno.....


                                                   Maria Teresa S.

domenica 31 maggio 2015

SPIRITUALITA'

Sono in Chiesa, davanti al Tabernacolo. Chiedo a Maria di introdurmi al cospetto di Gesù.
Guardo il Tabernacolo, contemplando la grandeza di Dio Padre, grandezza inaccessibile e grandiosa.
Medito sulla nostra natura umana che è un mistero, ma in questo mistero alberga un tratto della Bellezza divina. Dio, nel crearci, ha lasciato la Sua impronta indelebile e noi dobbiamo chiedere allo Spirito Santo che ci illumini e consenta ai nostri cuori induriti e pervicaci, che Dio possa comunicare con noi. Mi trovo davanti alla Sua Maestà e attendo con umiltà di ascoltare la Sua voce di pace, contemplare la Sua calma imperturbabile e provare in me sentimenti di amore e di riconoscenza per tutto il bene ricevuto dalla Sua Bontà e Misericordia.
Lo immagino assiso sul Suo trono, nella Sua beatitudine infinita, circondato dalle Sue stesse emissioni di bene, come gli Angeli e i Santi.
Un'atmosfera paradisiaca, a stento da noi immaginata, ma sperata fortemente. Cerco di fare silenzio in me, per ascoltare il suono flebile dello Spirito il quale desidera parlarmi e donarmi i Suoi sette Doni. Per ora, mi raggiunge solo un grande senso di pace e Lo ringrazio per questo.
Dio sia benedetto!