lunedì 3 settembre 2018
SPIRITUALITA'
“SON VENUTO A PORTARE IL FUOCO” (Lc 12,49)-
“Il Cristianesimo è la religione dell’entusiasmo. Forse non ci avevi mai pensato, non lo avresti creduto, ma è così. Per l’entusiasmo occorrono due cose: un grande ideale e un grande cuore.
Il Cristianesimo possiede il più grande ideale: la conquista della felicità, della giustizia, della sapienza, della perfezione, della immortalità.
Tutto ciò di cui tu hai sete profonda e irresistibile. Occorre un grande cuore. Se lo trova, lo travolge e se non lo trova, lo forgia. La fede non è un lusso, né un’occupazione per pensionati; non è un sistema di allevamento di colli torti o di bigotti decrepiti; non è un giardino d’infanzia o un ricovero di vecchi, né il rifugio di falliti, di invertebrati, di rinunciatari. Disilluditi. Il Cristianesimo è l’unico sistema per rinnovare la giovinezza, il quale fin’ora abbia avuto successo. E’ una scuola militare, è una carriera dura ma splendida.
Ti si insegna la fede nell’invisibile, la speranza dell’impossibile, l’amore dell’inafferrabile. Ti si insegna l’autodisciplina senza costrizione, l’arte del comando a se stessi senza ossessione, l’arte della conquista senza rapina, e non di terre né di mari né di bottino, ma del cuore umano. Ti si insegna un’atletica dello spirito per vincere la sclerosi intellettuale e per curare il reumatismo o la tisi morale.
E’ una scuola di entusiasmo. Non troverai mai un Santo malinconico, pessimista, rinunciatario, sfiduciato; mai un Santo che si dichiari fallito, triste, disfatto. Se ha fatto delle rinunce, non le ha fatte per meschinità, ma per magnanimità; si è spogliato dei cenci, ma per vestirsi di porpora; sembra un vinto ma è un vincitore; si è distaccato, ma per essere libero; sembra un miserabile e invece è un signore. Si fa povero, non per amore della miseria, ma per acquistare una più grande ricchezza; obbedisce non per animo servile ma per dominare finanche se stesso. E’ casto non per insensibilità, ma per insaziabilità: l’amore di una creatura umana non colma il suo cuore. C’è più amore in una cella di carmelitana scalza che in una sala da ballo o in un tabarin; come ci fu più gioia nel cuore di Teresa di Lisieux che nel cuore angosciato di Gabriele D’Annunzio. E’ più libero un povero frate che non un capo di Stato; come vi è più sete di conquista nell’animo di un missionario che non nell’ambizione di un avventuriero.
Quando quella fiamma si accende nel cuore di un uomo, non c’è più requie: è una fede impaziente. L’avversità non lo scoraggia ma lo provoca. Se incontra un ostacolo, lo salta e se non può, l’aggira. Ma non si ferma. La sua marcia è in equilibrio sopra gli abissi: vivere nel mondo senza essere del mondo; evitare la presunzione senza cadere nella disperazione; non preoccuparsi del pane quotidiano e cercarlo ogni giorno instancabilmente; essere prudenti come serpenti e semplici come colombe; piangere le proprie colpe e vivere in perfetta letizia. Sempre in cammino, sospinto dall’ideale, fra pericoli naturali e violenze umane, pericoli di folle e pericoli di solitudine, pericoli di nemici e di falsi amici, fra le insidie della vanità e gli agguati delle passioni, tra i flutti della maldicenza e i rovesci dell’ingratitudine.
Ma le sue fiaccole sono fiaccole di fuoco e le acque del mare non valgono a spegnere il suo amore.
Nulla può fermarlo più, neppure la morte che anzi gli presta le ali per l’ultimo balzo.
Quando il mondo vide comparire tali conquistatori, li derise, ma la Storia s’accorse subito che erano ormai giunti i suoi padroni.”
(Giovanni Albanese)
(Carlo)
sabato 25 agosto 2018
SPIRITUALITA'
VI FARO’ PESCATORI DI UOMINI (Mc 1,17)-
“Tutti siamo pescatori. Importante è sapere cosa si pesca.
Moltissimi vanno a pesca di danaro. Tutti i giorni, tutti i momenti, non pensano che a questo, non vivono che per questo. Non si preoccupano d’altro che di cogliere ogni nuova occasione per pescare. E tutta la vita la consumano così, impegnati di giorno e di notte in questo lavoro da schiavi, sempre agitati dalle vicende del mercato, sbattuti dai flutti della concorrenza, minacciati dalle improvvise procelle economiche, finché un’ultima tempesta non fracassi loro la nave, ingoiando tutto in un istante.
E c’è chi pesca nel torbido per arrivare a un posto, a una poltrona, a un nome, con ogni mezzo, con ogni industria; e quando finalmente è arrivato a sistemarsi, magari in prima fila, si sente dietro la voce del custode che gli grida all’improvviso: “Si esce, lo spettacolo è finito.”
C’è chi pesca nella palude, nel fango, per diletto e muore invece di noia e di tristezza.
C’è anche chi pesca uomini, per farsene dei servi o per portarli al mercato o al macello.
Ma c’è ancora chi pesca gli uomini dal mare della storia, per trasferirli nella vita eterna. Tu cosa peschi? Fango? Sabbia? Gusci vuoti? Molluschi, spine, rancori, invidie, delusioni? Dà retta a me: lascia le tue reti, scendi dalla tua barca che fa acqua da tutte le parti e vieni a pescare anime.
Non vi è professione più nobile, non vi è carriera più alta, non vi è lavoro più necessario. E’ giusto e doveroso procurare del pane a chi ha fame, dare un letto a chi non ne ha, dare lavoro a chi lo cerca, alleviare il dolore di chi soffre, curare gli ammalati, erudire gli incolti, proteggere i deboli e gli umili, governare uno Stato, provvedere alle leggi, amministrare la giustizia, perché tutto questo è indispensabile alla vita. Ma è ancor più grande e più necessario, dare un significato e un valore alla stessa vita degli uomini. Molti non sanno perché sono nati, né perché vivano. E così perdono ogni valore anche la casa, la famiglia, il pane, il lavoro, la salute, la società, la cultura, le leggi e la giustizia.
Se la vita umana non ha un perché, tutto è svalutato e gli uomini vanno alla deriva. Questa palude umana, è diventata un’immensa selva di braccia che invocano una salvezza. Questo ti chiedono gli uomini, tutti gli uomini; forse inconsapevolmente, forse tacitamente, ma insistentemente, con tutto lo spasimo di una sete insopprimibile e inesauribile. E tu non puoi stare a guardare dalla finestra, mentre la gente si ammazza per le strade, mentre qualcuno scompare nella botola dell’errore, mentre il tuo prossimo viene adescato con tutte le seduzioni, mentre il tuo fratello viene spinto alla strage, mentre la gioventù viene drogata con l’oppio della corruzione, mentre l’infanzia viene contaminata con la lebbra dello scandalo e del vizio.
Non puoi stare a guardare dalla finestra mentre la casa brucia; non puoi startene a giocare a canasta mentre delle povere creature sono in preda alle fiamme; non puoi startene a godere il tuo focolare quando qualcuno batte i denti dal freddo alla tua porta; non puoi continuare ad architettare nel tuo studio, quando fuori chiedono soccorso.
Getta via dunque, queste tue reti vecchie e logore, cessa di baloccarti con questi gusci vuoti e conchiglie ritorte, basta con gli indugi fra le tiepide sabbie, basta con le cure di sole. Lànciati nel mare, in questo grande mare dell’umanità. Tra i flutti degli errori e gli scogli degli odi, fra le ondate della violenza e i vortici del vizio, c’è gente che annega e ti chiama. Con la rete della fede, con l’esca della speranza, con l’amo della carità, pescherai gli uomini per la vita eterna.”
(Giovanni Albanese)
(Carlo)
martedì 7 agosto 2018
SPIRITUALITA'
LA NOSTRA CRESCITA NEL CRISTO-
La “Promessa legionaria” continua: “Così che Cristo mio Signore possa ugualmente crescere in me per opera Tua…così che io con Lei, Sua Madre, possa darLo al mondo e alle anime che di Lui hanno bisogno.”
Il costante lavoro di purificazione, tende a favorire la nostra crescita progressiva in Gesù Cristo. Sotto l’impulso dello Spirito, siamo trasformati, ad imitazione dell’unico modello nostro Signore. In Lui infatti va a finire l’opera dello Spirito Santo per mezzo di Maria. Quale felice sorpresa sarà per il Legionario scoprire un giorno in sé stesso questo lento lavorio della grazia compiutosi nel segreto! Così che, come dice il Vangelo, avendo dato l’anima sua per il bene dei fratelli, egli l’avrà ritrovata. La crescita di Gesù in lui, fino alla sua statura perfetta, sarà l’inestimabile premio della sua abnegazione apostolica. L’esperienza dimostra che il mezzo più sicuro di preservare e nutrire la fede, è di annunziarla agli altri.
Ci si stupisce che tanti cristiani contemporanei non sappiano resistere alla bufera e che basti un semplice cambiamento di ambiente, per sradicare ogni pratica religiosa. Questi rinnegati di oggi, li chiamavamo ieri “buoni cristiani”. Parliamoci chiaro: si potevano veramente considerare come membri del Cristo? Può un cattolico limitarsi a”custodire la fede” come un tesoro nascosto sotterra? Che significa un Vangelo che non viene più propagato come una buona novella, un messaggio che non è più trasmesso, un fuoco che non brucia e una lingua muta? Eppure questo è il comportamento del “buon cattolico” che nasconde la lucerna sotto il moggio.
Ci siamo rassegnati a vedere le masse apostatare ed abbiamo perfino elaborato una comoda filosofia di non intervento. Esistono autori pronti ad attenuare o a contornare i testi del Vangelo che parlano di gridare la verità sui tetti e ci vedono una mancanza di tatto, anzi qualcosa di più, una intollerabile intrusione nel dominio della libera coscienza. Si arriva perfino a dire che l’unica predicazione adatta ai nostri tempi (così gelosi di indipendenza e di autonomia) è quella dell’esempio e dell’esempio più discreto. Ogni proselitismo è tacciato come di una ingerenza e un abuso. Ci si assicura che la missione della Chiesa non è di convertire il mondo, ma di rendere la vita cristiana possibile e desiderabile per ogni uomo e ciò sotto lo specioso pretesto che l’ordine di “convertire” gli uomini, non si troverebbe tra le consegne missionarie del Cristo.
Oh, gridiamolo ben alto: simili teorie sono una sfida alla verità! Nostro Signore ha fondato la Sua predicazione sulla necessità di quel cambiamento radicale, di quella rinnovazione totale dell’anima che aveva già richiesto il Precursore con l’unica parola di penitenza: “Pentitevi, convertitevi”. Così avevano fatto i Profeti ispirati da Dio. Così han fatto gli Apostoli per ordine espresso del Maestro:”Andate, istruite tutte le Nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Chi oserebbe dire che il Battesimo non implica il rinnovamento interiore, tanto con la penitenza e la rinunzia a satana, quanto con la totale adesione dell’anima a Dio?
La nostra epoca è caratterizzata dalla paura delle responsabilità. Vale a dire che è profondamente scristianizzata. Per questo la Legione chiede allo Spirito di poterLo portare al mondo angosciato, alle anime in pericolo, poiché non v’è maggior male sulla terra di quello di non ricevere il Salvatore.
Il Cielo non è l’al di là della morte, ma l’al di là del Battesimo. Nelle acque battesimali siamo passati dalla morte alla vita, dalla morte del peccato alla vita eterna. Siamo in cammino verso la Casa del Padre, non facciamo che attraversare questa contrada terrestre e accamparvici per la notte. Il Padre ci attende per riempirci della Sua gioia e del Suo Amore. Quando, nell’ultima tappa, cadremo tra le Sue braccia, comprenderemo che nessun sacrificio poteva pagare troppo caro l’incontro che si compie in un eterno “Magnificat”.
da:"Teologia dell'apostolato" del Card. Suenens
(Carlo)
martedì 22 maggio 2018
ATTUALITA'
IL PENSIERO FILOSOFICO DI RATZINGER E DEL CONCILIO VATICANO II-
I Dogmi posseggono la caratteristica di essere immutabili e immodificabili e appunto per essere così “rigidi” il Concilio Vaticano II ha ritenuto non essere più proponibili ad un popolo moderno per il loro contenuto obbligante. I nemici della Chiesa sostengono che tali Dogmi siano forzature dovute al Magistero della Chiesa e non derivino dagli insegnamenti della Sacra Scrittura. Ma ad un occhio attento non può sfuggire che tutto ciò proviene dal Vecchio Testamento e dagli insegnamenti di nostro Signore. Infatti tale insegnamento è denso di comandamenti : “Chi mi ama, osserva i Miei comandamenti:”(Gv 14).
Il Concilio ritiene che se questi comandamenti perdessero la loro caratteristica di immutabilità, perderebbero il loro carattere obbligante. Però la Chiesa si è espressa sempre per comandamenti e Dogmi, fino al Concilio Vaticano II e questo perché ha considerato che tra la libertà del divenire e i comandamenti vi sia un rapporto di contraddizione; non è possibile affermare e negare allo stesso tempo. Del resto è proprio questa l’ambiguità del modernismo che pretende di conciliare due opposti, onde tenere insieme due principi tra loro contraddittori. Se la libertà del divenire deve essere totale, non può sottostare ad alcun comandamento, ecco quindi il modernismo che ha la necessità di sbarazzarsi dai vincoli dei comandamenti e si sforza, non riuscendoci, di far convivere questi ultimi con l’assoluta libertà del divenire.
Il nome più illustre di tale tentativo è proprio Joseph Ratzinger che da teologo del Concilio Vaticano II, ha procurato questo escamotage sostituendo al Magistero dogmatico un Magistero esclusivamente pastorale che manca della caratteristica di essere definitorio. Inoltre egli sostiene che la fede sia inseparabile dal dubbio perché ad essa legata e ne consegue che la fede sia un sistema composto di sole proposizioni ipotetiche, ossia di ipotesi. L’ipotesi, per sua natura, è sempre aperta a nuovi incrementi ovvero a smentite; quindi è sempre incerta! La proposta di Ratzinger è quindi quella di conservare la fede come ipotesi, ma questa considerazione la si trova già nel pensiero del filosofo Karl Popper il quale, proseguendo il filone kantiano, insegna che nella società aperta, il solo criterio di verità è la sua falsificazione. Secondo lui una proposizione che non possa essere falsificata, ossia esposta ad incrementi o a smentite, è un assurdo. In questo modo si apre la via al concetto che il falso dia la prova del vero! Se questo concetto si rapporta all’esistenza di Dio,per esempio, e quindi l’affermazione e la negazione risultano impossibili, non c’è altra via che, per credenti e non credenti, accettare l’dea di nuove acquisizioni o smentite, coltivando inevitabilmente il dubbio. Pertanto l’ipotesi, non includendo mai l’intero, si espone a ogni cambiamento.
Una delle conseguenze di questa filosofia è che il dubbio non è concepito come una tentazione a cui è necessario resistere, ma è considerato come una prova di autenticità della fede. Se per Popper è il falso che fornisce la prova del vero, per Ratzinger questa funzione è riferita al dubbio. Solo chi dubita possiede una fede vera; da qui nasce l’insopportabile retorica della Chiesa in uscita, della ricerca, del dinamismo della fede! Pertanto l’unica certezza nella proposta analizzata, è l’impossibilità di asserire e di negare e questa è la sola verità assoluta, secondo simili filosofi. E se si accetta che le sole proposizioni ammissibili siano quelle ipotetiche, ne risulta che la nostra fede Cattolica NON SARA’ MAI DEFINITIVA e sarà soggetta ad un processo che mancherà della certezza della fede richiesta da nostro Signore; le ipotesi non contengono la certezza ma solo la possibilità. E’ per questo che certa teologia, accettando simili teorie, è necessariamente ambigua.
Ma perché Ratzinger propone il dubbio invece di confermare i fratelli nella fede? E’ possibile comprenderlo solo se si ammette (come credeva il filosofo Kant) che la verità non è conoscibile da parte dell’uomo e si accetta la libertà del divenire. Questa pessimistica visione della vita non intravvede nemmeno nella storia le tracce di quella verità trasmessaci da Gesù Cristo, perché la storia stessa viene vista come la somma stratificata delle proposizioni ipotetiche e quindi delle opinioni umane. Questo è quel relativismo denunciato a parole ma sostenuto nei fatti! E così vengono accettati i Sacerdoti sposati anglicani, come anche i nostri in castità; la nuova Messa è valida come quella di S.Pio V; il Concilio Vaticano II è in continuità col Concilio Vaticano I etc. Ma se c’è questa inviolabile libertà del divenire, allora Lutero, i Catari, gli Indù, l’animismo africano, i riti voodoo, essendo libere situazioni storiche, non sarebbero negazioni di una inconoscibile verità, ma apparterebbero al patrimonio della sola verità conoscibile, quella storica. Ed è qui, come insegna il Vaticano II, che Dio avrebbe lasciato i segni della Sua Presenza attraverso i “Semina verbi” comuni al mondo profano. In ogni religione vi sono segni della Verità. Come già detto, in questa filosofia oltre la storia non si conosce nulla e se ne deduce che nessuno possa oltrepassare la storia (quanto materialismo!) e per questo chi pensa di poter parlare all’uomo moderno con proposizioni immutabili e immodificabili, compie semplicemente un atto di violenza. Inoltre, secondo tale filosofia, bandire tutte le proposizioni immutabili (i Dogmi), significa bandire la stessa forma della Verità, dal momento che la Verità
PRECEDE l’essere e lo determina , ma NON LO SEGUE.
Purtroppo Ratzinger segue questa filosofia kantiana e per lui, come per il filosofo Kant, la verità non è conoscibile nemmeno per Divina Rivelazione! Anche nel modernismo in cui lui viene annoverato, esiste una frangia ultraprogressista che pretende di essere nella sua forma immutabile, portatrice della verità, smaniosa quindi di determinare l’essere e non di seguirlo. Ma tutto ciò è sottoposto al principio di non contraddizione e non consente di essere ignorato. Inoltre: “le porte degli inferi non prevarranno.” (Mt 16-18)
(Elaborazione da Si si- no no) (Carlo)
sabato 19 maggio 2018
SPIRITUALITA'
DAL CONFLITTO ALLA COMUNIONE Parte 2°-
L’Eucaristia-
Molti Protestanti (differiscono i vari credi) affermano che l’innovazione del pane e del vino, sia partita da S.Cipriano (III secolo), poiché prima di allora la Messa era considerata come un sacrificio di lode e di ringraziamento e non un’ oblazione reale ed effettiva. Invece, S.Giustino (II secolo) nella sua opera “Apologia” (cap. 65-67) scrive: “…così ci hanno insegnato, la carne e il sangue di quel Gesù che si è fatto Carne, perché gli Apostoli, in quei ricordi che ci hanno lasciati e che si chiamano Vangeli, hanno dichiarato che Gesù comandò loro di fare in questo modo: “Egli prese del pane e rese grazie e disse: fate questo in memoria di Me. Questo è il Mio Corpo”; e similmente prese il calice, lo benedì e disse: “Questo è il Mio Sangue” e lo diede ad essi soli.”
” Il rapporto con Dio degli antichi ebrei, aveva un carattere sacrificale (Es. 24,4-8): “Poi Mosé…al mattino levatosi, costruì un altare alle radici del monte e 12 pilastri di pietra…mandò dei giovani…ad offrire olocausti ed immolare dei vitelli come vittime pacifiche, al Signore. Prese poi Mosé e mise in catinelle metà del sangue, metà ne sparse sull’altare. E preso il libro del patto, lo lesse al popolo, il quale disse: “Tutto ciò che il Signore ha detto, obbedienti, lo faremo.” Allora Mosé prese il sangue e lo sparse sopra il popolo dicendo: “Ecco il sangue del patto che il Signore ha stretto con voi in base a tutte queste parole.”
Nell’ultima Cena, si trova quell’elemento che fu sempre parte integrante di tutti i sacrifici antichi, degli Ebrei come dei Gentili, il banchetto sacrificale a cui, a sacrificio compiuto, tutti coloro che avevano preso parte al Rito partecipavano, mangiando e bevendo di ciò che era stato offerto. “Prendete e mangiate…prendete e bevete.” S.Paolo (1 Cor. 10,16-21)parla proprio di questo pasto. Gli Ebrei hanno comunione con l’altare, i pagani con gli idoli (demoni); i cristiani, mangiando e bevendo (il Corpo e il Sangue di Cristo), partecipano al sacrificio in cui Corpo e Sangue sono stati offerti sulla tavola del Signore.
Gesù nell’ultima Cena offrì Sé stesso sotto i simboli visibili del pane e del vino, Corpo e Sangue di Gesù, per redimerci dai nostri peccati. Offrì dunque Sé stesso in cibo sotto gli stessi simboli, agli Apostoli che costituì Sacerdoti dicendo: “Fate questo in memoria di Me”
Questa è l’Offerta pura, profetizzata da Malachia (Ml 1,11) che non può essere macchiata da nessuna indegnità o malizia. Stigmatizza il Concilio di Trento (Canone 1): “Se qualcuno dirà che nella Messa non è offerto a Dio un vero e proprio Sacrificio e, l’essere offerto altro non sia se non il fatto che Gesù Cristo ci viene dato in cibo, SIA ANATEMA.” (Canone 2): “Se qualcuno dirà che con quelle parole “fate questo in memoria di Me” Gesù Cristo non costituì Sacerdoti gli Apostoli, oppure non ordinò che essi e gli altri Sacerdoti, offrissero il Suo Corpo e il Suo Sangue, SIA ANATEMA.”
(Canone 3): Se qualcuno dirà che il Sacrificio della Messa è soltanto un sacrificio di lode o di ringraziamento o nuda commemorazione del Sacrificio compiuto sulla Croce e non veramente (un sacrificio) propiziatorio, oppure che giova soltanto a chi se ne ciba e che non lo si deve offrire per i vivi e per i defunti, per i peccati, le pene, le soddisfazioni e le altre necessità, SIA ANATEMA.”
(Canone 4): “Se qualcuno dirà che col Sacrificio della Messa si bestemmia contro il Sacrificio di Cristo consumato sulla Croce o che con esso si deroga all’onore di esso, SIA ANATEMA.”
Ma Gesù Cristo non è solo ad offrire questo sacrificio. Il Concilio di Trento dice che la Chiesa lo offre mediante il Ministero del Sacerdote. Con il Battesimo i fedeli sono incorporati in Cristo ed essi sono animati e vivificati dallo stesso principio della vita soprannaturale che è lo Spirito di Cristo, lo Spirito di carità, l’anima vivificante della Chiesa. Gesù, con il Suo Sacrificio non agisce e non può agire solo; noi tutti compiamo quell’azione con Lui, ognuno conforme al suo grado di partecipazione alla vita e all’ufficio sacerdotale di Cristo. Il Sacerdote, quando arriva alla consacrazione, non usa più parole sue o una preghiera composta da uomini, ma le stesse parole di Cristo dette in prima persona: “Questo è il Mio Corpo…” Egli dice queste parole nella Persona e nel potere di Cristo e, mediante lui, Cristo parla ed offre il Sacrificio.
Propiziazione-
Il peccatore che ha peccato, riconosce di aver mancato contro i sovrani diritti di Dio perché si è rifiutato di sottomettersi a Lui, come se volesse mettersi al Suo posto. Il peccato, quindi, è un sovvertimento del giusto rapporto morale della creatura con il suo Creatore. Come l’uomo che col suo peccato sovverte l’ordine stabilito da Dio, così è lui che deve, per quanto possibile, ristabilirlo, offrendo doni o vittime di sacrificio.
Questa è la Propiziazione. Solo Cristo poteva rendere a Dio la soddisfazione e Propiziazione necessarie, per ristabilire un ordine che era stato completamente sovvertito. Gli immensi meriti di Cristo, vengono applicati sia per pura benevolenza e misericordia, sia venendo incontro all’uomo attraverso la pratica dei Sacramenti e mediante la S.Messa. La Messa infatti, è una preghiera di adorazione e di ringraziamento; essa reca grazia all’uomo per via di Propiziazione; ha il potere di muovere Dio a farci dono delle Sue Grazie. La consideriamo come un qualche cosa che diamo a Dio a titolo di compenso e soddisfazione per i nostri peccati e per la quale Egli ci dà qualcosa di ritorno.
I Protestanti pretendono di trovare non scritturale, addirittura irriverente, in quanto questo atteggiamento diminuirebbe il valore infinito del Sacrificio del Calvario. Del resto i riformatori respingono la Messa, ma conservano una celebrazione cerimoniale della Cena, ritenendola solo come un Sacrificio di lode e di ringraziamento. Gesù Cristo istituì la Messa per la Chiesa alla quale sola ha dato il diritto e il potere di regolare e controllare l’applicazione dei suoi frutti.
“Una volta che i Protestanti ebbero adottato la Dottrina della Giustificazione mediante la sola fede e fatto man bassa della realtà della Grazia Santificante come vita soprannaturale dell’anima, non si poteva fare a meno di disfarsi della fede nei Sacramenti come mezzi operanti della Grazia. Così se ne dovevano andare la Presenza Reale e la Transustanziazione e l’Eucaristia doveva perdere del tutto il suo carattere sacrificale per essere ancora conservata caso mai come un semplice memoriale dell’ultima Cena, dove l’anima si sente mossa alla preghiera e messa in grado di entrare, in qualche modo, in comunione con Gesù Cristo.”(G.Smith)
“Formato il Suo Corpo Mistico, Gesù non lo abbandona mai; è sempre il Capo della Chiesa. Così, nella Messa, non è più Lui solo che si offre al Padre celeste, ma si offre la Chiesa tutta, il Capo, Gesù Cristo e il Corpo, la sacra Gerarchia e il popolo fedele. Dunque, la Messa è il Sacrificio di Gesù come Capo della Chiesa. E’ perciò il Sacrificio di tutta la Chiesa….D’altra parte, in tutta la Messa, l’elemento essenziale della partecipazione del fedele, consiste nell’unire i propri sentimenti di adorazione, ringraziamento, espiazione e impetrazione, a quelli che ebbe Gesù Cristo nel morire per noi.” (Si si no no) S.Paolo (fil.2,5) dice: “abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”
Dice S.Tommaso d’Aquino: “Essendo l’Eucaristia il Sacramento della Passione di nostro Signore, contiene in sé Gesù Cristo che patì per noi. Pertanto tutto ciò che è effetto della Passione di nostro Signore, è anche effetto di questo Sacramento, non essendo esso altro che l’applicazione in noi della Passione del Signore.”
Nell’ultima Cena Gesù ha istituito il Sacerdozio e lo ha istituito per il Sacrificio, il Sacrificio della Croce. Veramente non si comprende il Sacerdozio senza il Sacrificio! Nella Messa Gesù ha voluto che la Vittima sia sempre la stessa, Lui stesso. Ma per essere la Vittima, Egli deve essere presente, realmente presente sui nostri Altari; in caso contrario non c’è la Vittima, non c’è il Sacerdozio, come vorrebbero i Protestanti. Invece tutto è unito: Sacerdozio, Sacrificio, Vittima, Presenza Reale, dunque: Transustanziazione.
I Protestanti invece, sembrano disposti a trattare sulla Presenza Reale (ma solo nel momento della Consacrazione e solo in presenza dell’ assemblea) ma non sulla Transustanziazione. Nella dichiarazione congiunta “Dal conflitto alla comunione” al n.159 si dice: “Il risultato decisivo (nella diversa concezione della “memoria”) è stato il superamento della separazione del Sacrificium dal Sacramentum…Questo unico evento è presente in una modalità sacramentale…Se la comprensione della Cena del Signore, come vero memoriale, viene costantemente presa sul serio, le differenze nella comprensione del Sacrificio eucaristico sono accettabili per cattolici e luterani.” Come si vede, i luterani non sono disposti a cedere sul concetto che la Messa sia solo memoriale dell’ultima Cena !
Dice il Vescovo De Castro Majer :”La Chiesa è il Corpo mistico di Cristo nel quale scorre la linfa divina che procede dal Capo di questo Corpo che è Gesù Cristo stesso…La Sua Chiesa, affinché compia fedelmente la sua Missione, Gesù Cristo la dotò di prerogative singolari. La rese infallibile perché non cada in errore nell’insegnamento delle verità della fede e dei precetti della morale rivelati. La costituì con una Gerarchia consacrata che la governi e alla quale conferì poteri divini perché sia capace di giustificare le anime di fronte a Dio, santificandole interiormente…Il Sacrificio della Messa consiste nell’oblazione del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo, presenti sull’Altare sotto le specie o apparenze del pane e del vino..pane e vino separatamente; infatti in questo modo la Consacrazione rappresenta e MISTICAMENTE RIPETE la morte di Gesù Cristo, attuatasi nel Sacrificio della Croce. Da ciò si vede che il Sacrificio della Messa ha una relazione essenziale con il Sacrificio della Croce…Pertanto nella sua relazione con il Sacrificio del Calvario, deriva la sua eccellenza e la sua efficacia.. La Vittima è la stessa: Gesù Cristo nella Sua adorabile umanità. Anche il Sacerdote che compie l’offerta è il medesimo: Gesù Cristo; sulla Croce in Persona; ancora Lui nella Messa nella quale si serve però del ministero del Sacerdote gerarchico, che Gli presta le labbra e le mani per RINNOVARE L’OBLAZIONE della Croce. La differenza consiste nel modo dell’oblazione, con spargimento di Sangue sulla Croce e in modo incruento nella Messa..E identici sono pure gli scopi perseguiti dall’uno e dall’altro Sacrificio. In primo luogo la glorificazione del Padre Celeste, corrispondente alla Sua Maestà infinita. In secondo luogo il rendimento di grazie come soltanto il Figlio di Dio può effettuarlo nei riguardi dell’Altissimo. In terzo luogo, l’espiazione, la propiziazione, e la riconciliazione: nella Messa, come sulla Croce, Gesù si offre per la Redenzione nostra e di tutto il mondo..Infine l’impetrazione: come sulla Croce, così pure nella Messa, Gesù viene esaudito nelle Sue preghiere, “affinché siamo riempiti di ogni Grazia e Benedizione” (Pio XII)..Perciò sbagliano quanti considerano la Messa una semplice assemblea di fedeli èer il culto divino in cui si fa una semplice commemorazione della Passione e Morte di Gesù Cristo, ossia del Sacrificio una volta compiuto sul Calvario. Ugualmente cadono in eresia, quanti considerano la Messa come Sacrificio di lode e di rendimento di grazie, ma ad Essa negano qualsiasi carattere PROPIZIATORIO in favore degli uomini; o quanti fingono di ignorare la relazione essenziale che lega la Messa alla Croce.
“A Fatima, prima dell’apparizione della Vergine Maria, nella primavera del 1916, l’Angelo della Pace apparve a Lucia, Giacinta e Francesco, e disse loro: «Non abbiate paura, io sono l’Angelo della Pace. Pregate con me». L’Angelo s’inginocchiò a terra e toccò con la fronte il suolo. Allora, posseduti da una forza soprannaturale, i bambini lo imitarono e ripeterono dopo l’Angelo questa preghiera: «Mio Dio io credo, adoro, spero e Ti amo, ti chiedo perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Ti amano». Poi l’Angelo sparì. Nella primavera del 1916, alla terza apparizione dell’Angelo, i bambini si resero conto che l’Angelo, sempre lo stesso, teneva nella sua mano sinistra un calice, sul quale era sospesa un’ostia. Qualche goccia di sangue cadeva da quell’ostia nel calice. Lasciando il calice e l’ostia sospesi per aria, l’Angelo venne presso i bambini, si prostrò a terra, ripetendo tre volte questa preghiera: «Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo: Ti adoro profondamente e Ti offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui Egli stesso viene offeso. E per i meriti infiniti del suo Sacratissimo Cuore e per intercessione del Cuore Immacolato di Maria, Ti chiedo la conversione dei poveri peccatori». Poi, levatosi, l’Angelo prese di nuovo nelle sue mani il calice e l’ostia, diede la santa Ostia a Lucia, e il Sangue del calice a Giacinta e Francesco, che rimasero in ginocchio, mentre diceva: «Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio». L’Angelo si prostrò nuovamente a terra ripetendo con Lucia, Giacinta e Francesco ancora tre volte la stessa preghiera.” (Card.Sarah)
Dovremmo meditare le parole di S.Paolo nella 2 lettera ai Tessalonicesi (VV.3-8) :”Nessuno vi inganni in alcun modo, perché prima bisogna che venga l’apostasia, si manifesti l’uomo dell’iniquità, il destinato alla perdizione, l’avversario, il quale non riconoscerà alcun Dio sopra di sé, né il Vero, né i falsi, fino ad assidersi nel Tempio di Dio, proclamandosi dio lui stesso. Non vi ricordate che io vi dicevo questo, fin da quando ero in mezzo a voi? E voi ben sapete CHE COSA ORA LO TRATTIENE (il Kathecon) perché non si manifesti che a suo tempo. Già infatti , il mistero dell’iniquità è in azione: è necessario solo che Chi lo trattiene, ORA SIA TOLTO DI MEZZO. Allora verrà l’empio, che il Signore Gesù ucciderà col soffio della Sua bocca e lo annienterà con lo splendore della Sua venuta.”
Non è difficile identificare “Colui che trattiene” con il Santissimo, presente in ogni Tabernacolo!
Conclusione-
Cari Luterani, la vostra proposta (nella vostra pubblicazione concordata) di accantonare le “nostre riserve mentali” (leggi pregiudizi), mi sembra una proposta risibile e infantile, poiché vorreste toglierci la possibilità di giudicare, senza una base preorganizzata! E’ come chiedere a un giudice che abbandoni le sue convinzioni e il suo bagaglio legale nell’affrontare il giudizio nel quale assolvere o condannare il colpevole!
Voi che non accettate l’nterpretazione delle Sacre Scritture da parte della Chiesa Cattolica, ritenendolo un abuso , proprio voi pretendete libertà assoluta nel libero esame e vorreste togliere a noi la libertà di credere che la nostra interpretazione, frutto di due millenni di studi e approfondimenti, guidati dallo Spirito Santo, sia la sola autentica e invece vorreste spingerci a seguire le direttive di uno squilibrato come fu Lutero! Quanti di noi, vorranno seguirvi, sia Anatema!
(Carlo)
mercoledì 25 aprile 2018
SPIRITUALITA'
LITURGIA EUCARISTICA
Oggi, tra i fedeli sembra caduta in disuso la conoscenza profonda dei misteri della S.Messa e del significato della Liturgia che è simbolo dei Misteri di Cristo. Il primo Sacerdote storico, consacrato, unto, è stato Aronne, ma chi ha creato il sacerdozio cattolico, è stato Gesù Cristo stesso nell’ultima cena. Lì Gesù ha fondato la Sua Chiesa ed ha collegato questa all’Ordine sacerdotale. Le Sue parole sono state un comando: “Fate questo in memoria di Me”.
Senza sacerdozio non esiste l’Eucaristia perché solo il Sacerdote (in persona Christi) ha la facoltà di far scendere la Divinità fra gli uomini. Nella S.Messa il Sacerdote compie la funzione di Cristo-Capo, mentre tutti gli altri fedeli esercitano la funzione delle Membra di Cristo. “ L’Eucaristia poi, estende la sua efficacia a tutto l’agire del Ministro, poiché la funzione sacerdotale non include solo la santificazione, ma anche il governo e l’insegnamento.” (Missalis Romani).
Nella celebrazione eucaristica, vengono usate vesti particolari, perché per compiere un’azione sacra è opportuno uscire dalle consuete attività umane della vita quotidiana, per entrare alla presenza di Dio, nella celebrazione dei divini Misteri. La Chiesa vuole aiutare i fedeli a ritrovare il Mistero nascosto nei secoli e manifestato in Gesù Cristo. Dice infatti S.Paolo (Ef 3,5-12): “Tale Mistero (della Chiesa) nelle età passate, non fu conosciuto dai figli degli uomini come ora è stato rivelato ai Suoi Santi Apostoli ed ai Profeti per mezzo dello Spirito, cioè che i Gentili sono ammessi alla stessa eredità; sono membri dello stesso Corpo e compartecipi delle promesse di Cristo Gesù per mezzo del Vangelo di cui io sono stato fatto Ministro, per un dono della grazia di Dio che mi è stata concessa mediante l’efficacia della Sua potenza. A me, che sono il minimo tra i membri della Chiesa, è stata concessa questa grazia di annunziare tra i Gentili le incomprensibili ricchezze di Cristo e di mettere in luce, di fronte a tutti, quale sia il piano di questo Mistero, tenuto celato fin dalle origini dei secoli, in Dio che ha creato ogni cosa, affinché sia ora svelata per mezzo della Chiesa, ai Principati e alle Potestà, nell’alto dei Cieli, la multiforme sapienza di Dio, secondo il disegno eterno che Egli ha mandato ad effetto per mezzo di Cristo Gesù, Signore nostro. E’ Cristo che ci dona l’ardire, se abbiamo fede in Lui, di presentarci con piena confidenza a Dio.”
La Chiesa, quindi, intende condurre il fedele per una strada che porti al Mistero; questa strada è chiamata “mistagogia”. Al principio della mistagogia, c’è un incontro di fede col Signore attraverso la Sua grazia. “Dall’incontro di Cristo con l’uomo, è partito un itinerario di conoscenza che si sviluppa in esperienza di fede: “Dove abiti?...e si fermarono presso di Lui.” (Gv 1,38). Così accadde che alcuni lo seguirono. Questa è la mistagogia di Dio verso l’uomo.
L’Altare
L’immagine biblica e patristica del Cielo che scende sulla Terra, si manifesta nell’Eucaristia celebrata sull’Altare; questo è simbolo di Cristo, del Calvario e del sepolcro da cui il Signore risorge Glorioso.
E’ anche mensa, su cui viene apprestato l’Agnello di Dio, mentre la comunione dei fedeli è distribuita fuori del Santuario. Per questo, l’Altare viene venerato e incensato, insieme al libro dei Vangeli deposto su di esso. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “L’Altare, attorno al quale la Chiesa è riunita nella celebrazione eucaristica, rappresenta i due aspetti di uno stesso Mistero: l’Altare del Sacrificio e la mensa del Signore e questo tanto più in quanto l’Altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all’assemblea dei Suoi fedeli, sia come vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi. Dice S.Ambrogio: “Che cosa è l’Altare di Cristo se non l’immagine del Corpo di Cristo?” La divina presenza non è limitata nel tempo, ma dura per sempre.
Adorazione
Dalla Comunione sacramentale scaturisce l’adorazione, termine che sta ad indicare un gesto di inclinazione profonda del corpo e dell’anima. I principali gesti di adorazione, sono l’inchino e la genuflessione.
Come lo stare in piedi è significativo della Risurrezione, la prostrazione a terra è segno di adorazione di Colui che, Risorto, è il Vivente. Nella Liturgia dell’Apocalisse, ricorre ripetutamente il termine “Proschìnesis” e quella Liturgia celeste è presentata alla Chiesa come modello e criterio per la Liturgia terrestre.
I gesti di adorazione, corrispondono al riconoscimento della Maestà del Signore e dell’appartenenza dell’uomo a Dio. L’adorazione devota ricorda il Mistero presente e ricorda che la Messa non è solo un convito fraterno (come tra i Protestanti). E’ necessario rafforzare lo spirito della Liturgia cristiana come comunione con Cristo, adorazione di Dio e offerta a Lui di tutto, della storia, del cosmo, di sé stessi.
Comunione
Comunicarsi significa entrare in comunione con il Signore e con i Santi della Chiesa terrestre e celeste.
“Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la Mia voce e Mi apre la porta, Io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con Me.”(Ap 3,20).
Azione di Dio
Il sacro è segno dello Spirito Santo. Dice S.Basilio Magno: “Tutto ciò che ha un carattere sacro, è da Lui che lo deriva” La vera azione della Liturgia, è azione di Dio stesso; è questa la particolarità della Liturgia cristiana, ossia è Dio stesso ad agire e compiere l’essenziale e noi ne siamo partecipi. Infatti la contemplazione e l’adorazione acuiscono il desiderio dell’unione totale della creatura col suo Signore e Creatore e nello stesso tempo spalancano la coscienza della nostra indegnità.
Eucaristia
S.Cirillo di Gerusalemme osserva che con il Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo, l’uomo diventa un solo corpo e un solo sangue con Lui. Quindi la Comunione ha efficacia ontologica in quanto è unione alla vita di Cristo che trasforma la vita dell’uomo. Per mezzo di essa si stabilisce un’appartenenza vitale che perfeziona e compie l’adorazione filiale del Battesimo.
L’Eucaristia fortifica la vita soprannaturale del cristiano e la premunisce dalla perdita delle virtù teologali (fede, speranza e carità). Il peccato mortale provoca la separazione da Dio e dalla Chiesa, impedendo così di accedere all’Eucaristia. Quindi l’Eucaristia è antidoto e medicina efficace per guarire le ferite del peccato mediante la Misericordia divina da Essa significata ed attuata.
Maria ha esercitato la Sua fede eucaristica, prima ancora che l’Eucaristia fosse istituita, per il fatto stesso di avere offerto il Suo grembo verginale per l’Incarnazione del Verbo di Dio. C’è pertanto un’analogia profonda tra il “Fiat” pronunciato da Maria alle parole dell’Angelo e “l’Amen” che ogni fedele pronuncia quando riceve il Corpo del Signore. Dice S.Ireneo: “L’Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede. Il nostro modo di pensare è conforme all’Eucaristia e questa, a sua volta, si accorda con il nostro modo di pensare”
(Da: Lineamenta del Sinodo dei Vescovi)
(Carlo)
domenica 11 marzo 2018
ATTUALITA'
MEDITAZIONE SU “EVANGELII GAUDIUM”
Testo : (14-15) “Tutti hanno il diritto di ricevere il vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno…L a Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione (Benedetto XVI). Bisogna quindi annunziare “a quelli che stanno lontani da Cristo “perché questo è il compito primo della Chiesa. L’attività missionaria “rappresenta ancora oggi la massima sfida per la Chiesa e la causa missionaria deve essere la prima.”(Giovanni Paolo II)… I Vescovi latino americani hanno affermato “che non possiamo più rimanere tranquilli, in attesa passiva, dentro le nostre Chiese” e che è necessario passare “da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria”
(24) “La Chiesa “in uscita” è la comunità dei discepoli missionari che prendono l’iniziativa…andare incontro, cercare i lontani.”
(27) “Sogno una Chiesa missionaria, capace di trasformare ogni cosa…più che per l’autopreservazione.”
Obiezione: Ma come viene svolta questa decisissima missione? A me sembra che prima del Vaticano II i missionari fossero numerosi e ritenuti degli eroi spirituali. Oggi non sento questa enfasi nei discorsi del clero e il non voler convertire quel Vescovo anglicano, amico del Papa, mi sembra una contraddizione manifesta. Una Chiesa missionaria, per evangelizzare ha bisogno di attingere alla fede e quindi deve fare necessariamente auto preservazione.
Testo: (40) “Le diverse linee di pensiero filosofico, teologico e pastorale…possono far crescere la Chiesa… a quanti sognano una Dottrina monolitica, difesa da tutti, senza sfumature, ciò può sembrare una imperfetta dispersione.”
(41) “Allo stesso tempo, gli enormi e rapidi cambiamenti culturali richiedono…un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novità…”Una cosa è la sostanza e un’altra la maniera di formulare la sua espressione” (Giovanni XXIII) “A volte, ascoltando un linguaggio completamente ortodosso…è qualcosa che non corrisponde al vero Vangelo di Gesù Cristo… e il rinnovamento delle forme di espressione si rende necessario per trasmettere all’uomo di oggi il messaggio evangelico nel suo immutabile significato.”
(43) “S.Tommaso d’Aquino sottolineava…che i precetti aggiunti dalla Chiesa posteriormente, si devono esigere con moderazione…questo avvertimento dovrebbe essere uno dei criteri da considerare, al momento di pensare una riforma della Chiesa.
Obiezione: La Dottrina evangelica è ed è sempre stata monolitica e contro tutti i sofismi e le eresie striscianti, la Chiesa ha sempre opposto i Dogmi che non possono essere modificati. Gesù ha consigliato, anzi, ordinato che il nostro linguaggio sia “si si-no no” e non altro, conservando nello stesso tempo la
“permanente novità” del Suo messaggio.
Tra la “sostanza” e la sua “espressione” deve esservi perfetta identità a meno che si vogliano fare modifiche.
Se un linguaggio risulta essere completamente ortodosso, come può apparire lontano dalla sua origine evangelica? Il popolo desidera chiarezza e non vane elucubrazioni mentali! Credo che la preoccupazione di S.Tommaso, relativa ai precetti aggiunti dalla Chiesa, oggi non possano valere dal momento che il lassismo è la caratteristica del mondo odierno. Più che alleggerire questi precetti, mi sembra molto più opportuno, tornare alla disciplina di una volta.
Testo: (129) “Non si deve pensare che l’annuncio evangelico sia da trasmettere sempre con determinate formule stabilite, o con parole precise che esprimono un contenuto assolutamente invariabile.”
Obiezione: Credo che il messaggio evangelico possa esprimersi meglio con un linguaggio adatto alle epoche ma in relazione al contenuto, le formule servono a non uscire dal seminato perché questo è il suo grande pericolo. Non a caso, l’unico e insostituibile catechismo è quello di S.Pio X !
Testo : (88) “L’ideale cristiano inviterà sempre a superare il sospetto, la sfiducia permanente, la paura di essere invasi, gli atteggiamenti difensivi che il mondo attuale ci impone.”
(89) “L’isolamento che è una versione dell’immanentismo…il ritorno al sacro e la ricerca spirituale che caratterizzano la nostra epoca, sono fenomeni ambigui.”
Obiezione: Gesù dice di essere “prudenti come serpenti” e allora perché non considerare e adoperarci per difenderci da una invasione che ci stringe sempre di più? Conosciamo i molteplici tentativi (alcuni riusciti) che il popolo islamico ha messo in atto per conquistare ed asservire i popoli dell’Europa. Quindi mi sembra una preoccupazione legittima e doverosa. In queste asserzioni non scorgo concetti di comprensione e di amicizia! Inoltre, come può essere ambiguo un rinnovato interesse per il sacro? A meno che giochino interessi economici, chi desidera convertirsi deve essere agevolato e seguito. O no?
Testo: (94) “..l’altro è il neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico di coloro che, in definitiva, fanno affidamento unicamente sulle proprie forza e si sentono superiori agli altri, perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato. E’ una presunta sicurezza dottrinale o disciplinare che dà luogo ad un elitarismo narcisista e autoritario…”
Obiezione: Qui viene rivelato il nascosto pensiero che non sopporta chi rimane fedele alla Dottrina autentica del Vangelo e rifiuta di seguire questo nuovo atteggiamento modernista. Quanto livore in queste affermazioni, prive di ogni carità! Destano profonda antipatia!
Testo: (103)”Ma c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa.”
(104) “Uomini e donne hanno la medesima dignità…qui si presenta una grande sfida per i pastori e per i teologi che potrebbero aiutare a meglio riconoscere ciò che questo implica, rispetto al possibile ruolo della donna lì dove si prendono decisioni importanti nei diversi ambiti della Chiesa.”
Obiezione: Gli uomini e le donne hanno la medesima dignità umana, ma quella sacerdotale è stata affidata da Gesù, agli uomini. Come poter cambiare la volontà del Redentore? E chi, nella Chiesa, prende decisioni importanti, se non i Vescovi? E le donne non hanno questo ruolo, o si tenta di imporre l’usanza protestante?
Testo: (115) “Questo popolo di Dio, si incarna nei popoli della Terra, ciascuno dei quali ha la propria cultura… è uno stile di vita…intesa così, la cultura comprende la totalità della vita di un popolo…
(117) “Il messaggio che annunciamo, presenta sempre un qualche rivestimento culturale, però a volte, nella Chiesa cadiamo nella vanitosa sacralizzazione della propria cultura…”
Obiezione: La cultura di un popolo è il ritratto delle proprie radici, è la somma dei vari elementi che l’hanno formata. Le espressioni religiose di un popolo, rappresentano la sua anima più profonda e la sua tradizione. Perché volerle demonizzare? Nemmeno volendolo sarebbe possibile. Certamente non giusto e sommamente stolto! Non credo assolutamente che la gioia e la consapevolezza di possedere Gesù possa avere attinenza alcuna con la vanità ! Dispiace che queste parole tradiscano l’insofferenza per la Tradizione!
Testo: (247) “Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata…Come cristiani non possiamo considerare l’ebraismo come una religione estranea, né includiamo gli ebrei tra quanti sono chiamati ad abbandonare gli idoli per convertirsi al vero Dio.”
Obiezione: Gesù ha fatto ogni sforzo umano possibile per convincere il Suo popolo a riconoscere la Sua origine divina, ma gli ebrei lo hanno rifiutato e condannato. Ricordiamoci l’episodio di Mt 23,38-39 nel quale Gesù piange su Gerusalemme. Inoltre tutte le Alleanze precedenti sono cessate a causa dell’infedeltà del popolo ebreo. L’ultima ed eterna Alleanza, Gesù l’ha ratificata nella preghiera dell’ultima Cena. E, dice S.Paolo, questa Nuova ed Eterna Alleanza sostituisce completamente quella vecchia. Rifiutare Cristo è rifiutare ogni Patto con Lui. E’ possibile non dare importanza a questo rifiuto? Qui non si tratta di convertire dei pagani idolatri, pur tuttavia gli ebrei sono candidati alla conversione perché Dio la desidera da sempre e noi cattolici dovremmo sentire questo imperativo perché Gesù è venuto per salvare anche queste “pecore perdute della casa di Israele”.
Testo: (252) “In quest’epoca, acquista una notevole importanza la relazione con i credenti dell’Islam…non bisogna mai dimenticare che essi “professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale”(L.G.) Gli scritti sacri dell’Islam, conservano parte degli insegnamenti cristiani; Gesù Cristo e Maria, sono oggetto di profonda venerazione …”
Obiezione: Ogni volta che sento affermazioni simili provo un misto di delusione e rabbia allo stesso momento; ma è mai possibile che la Santissima Trinità venga da noi cristiani, così maltrattata da non tenere in alcun conto l’unione delle tre Persone? Una SS.Trinità privata della seconda Persona non può essere accettata da alcun cristiano. L’Islam non crede in Gesù, come non crede nello Spirito Santo. Non sapete voi che secondo la dottrina islamica Dio è assolutamente solo e non Gli è possibile convivere con Altri. E’ tanto solo che non Gli è possibile (sì, Lui, l’Onnipotente, NON può!) né avere Figli,né avere rapporti diretti con gli uomini perché troppo impuri! Mi chiedo poi in cosa consista questa vantata misericordia se Lui non può avere rapporti con gli uomini! Quanto è lontana la nostra Dottrina di Dio Padre Provvidente (e questa volta sì, Misericordioso!) Inoltre non so quali insegnamenti cristiani essi conservino, non certo il precetto di amare i nemici o di pregare per loro, né lasciare la vendetta a Dio, né esercitare la carità anche in modo eroico. Non è vero che Gesù e Maria Santissima siano venerati e considerati nella Loro altissima posizione; Gesù, è posto da loro addirittura dopo Maometto ed è considerato solo un Profeta (quindi solo uomo) e Maria Santissima è solo una donna la cui dignità è limitata alla Sua Maternità UMANA senza alcuna funzione redentrice. Secondo il punto di vista cattolico, che senso ha una simile venerazione? Possiamo noi accettare queste mutilazioni?
Testo: (253) “Noi cristiani dovremmo accogliere con affetto e rispetto gli immigrati dell’Islam, che arrivano nei nostri Paesi, così come speriamo e preghiamo di essere accolti e rispettati nei Paesi di tradizione islamica…perché il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano, si oppongono ad ogni violenza.”
Obiezione: L’esperienza ci insegna (ma non a tutti evidentemente!) che l’ideologia islamica se è fedele al Corano spinge ogni credente ad affermare violentemente la sua religione, infischiandosene della libertà altrui e addirittura uccidendo se non vi sia conversione. In ogni momento ci risulta che nei paesi islamici i cristiani sono malvisti, isolati, torturati e uccisi. Dove sono malamente tollerati, non hanno alcun sostegno legale e basta la parola di un islamico che denunci blasfemia, per far incarcerare il malcapitato cristiano per anni e anni e per venire poi ucciso. E’ vero che i cristiani dovrebbero amare i nemici, ma non è detto che ci si debba offrire come vittime in un suicidio morale e religioso lasciandoci distruggere da chi vuole invaderci!
Poi, vorrei conoscere l’adeguata interpretazione del Corano che, a mio modesto avviso, non permette alcuna correzione nella condotta violenta che è la caratteristica prima di detto documento.
Nota : In questo documento vi sono molti brani che mi sono piaciuti molto e conto di farne un florilegio, ma lamento che il tema di Maria sia stato così poco approfondito e riveli in chi l’ha scritto uno scarso senso mariano. Si è taciuta la vera funzione di Maria che è quella di Immacolata Madre e Regina, Avvocata nostra e Corredentrice la cui maternità ha reso possibile l’umanità di Cristo e lo sviluppo della Chiesa. In questo documento si dice sì che Cristo, col donarci Sua Madre, ci ha condotto a Lei, ma non si dice che conseguenza diretta della maternità di Maria è il portare tutti a Gesù e che la volontà di Dio ha reso NECESSARIA la mediazione della Madre per accedere al Figlio. Senza la Madre non c’è neanche il Figlio!
E questo concetto deve prevalere su tutto, quando si considera un avvicinamento con le altre religioni!
(Carlo)
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