martedì 31 maggio 2011

SPIRITUALITA'

LA SANTISSIMA TRINITA’

“Dio è il Padre, Dio è il Figlio: tra loro sono perfettamente uguali ma distinti, perché il Padre genera e trasmette la vita, mentre il Figlio è generato e riceve la vita.
Nel Credo viene detto: Dio (Figlio) da Dio (Padre), luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre…
Insieme con la vita, il Padre, generando Suo Figlio, Gli trasmette anche il Suo Spirito. E il Figlio fa Sua la vita, come fa Suo lo Spirito che riceve dal Padre. E’ proprio questo Spirito che permette loro di comunicare perfettamente tra di Essi e riconoscersi, amarsi, unirsi come una sola cosa, perché lo Spirito che procede dal Padre è perfettamente uguale a quello che procede dal Figlio.
Questa unità, raggiunta attraverso lo Spirito Santo, assicura alla Santissima Trinità la felicità eterna ed infinita, poiché questa è la Vita Eterna.
Ciò è ben sintetizzato da S.Paolo: “La Grazia del nostro Signore Gesù Cristo, l’Amore di Dio Padre e la Comunione dello Spirito Santo.” (2° Cor 13,13)
Il Padre è Amore perché dà eternamente la vita a Suo Figlio e, attraverso di Lui a noi (“Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il Suo Unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per Lui” (1° Gv 4,8-9)
Il Padre è l’unica fonte della vita e ogni paternità viene da Lui.
Il Figlio invece, è Grazia, perché tutto quello che è, lo riceve dal Padre per generazione. E’ la Grazia per eccellenza, dono eterno e infinito del Padre. Per questo non si va al Padre se non per mezzo del Figlio. (“..tutto è stato fatto per mezzo di Lui (Verbo) e senza di Lui, niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.”) (Gv 1,2-3).
Lo Spirito Santo è Comunione. Il Padre e il Figlio comunicano attraverso lo Spirito Santo che procede da loro e poiché lo Spirito del Padre è perfettamente uguale allo Spirito del Figlio, Essi formano una cosa sola. (“Non credi che Io sono nel Padre e il Padre è in Me ?”) (Gv 14,10).
La Famiglia umana è stata creata sul modello della Santissima Trinità. Fra gli uomini è possibile una corretta trasmissione della vita come unità di corpo ma anche di spirito. Unendosi in matrimonio, l’uomo e la donna, non solo devono formare una sola carne, ma anche un solo spirito che sia lo spirito della loro famiglia. Dio stesso dice: “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.” (Gv 2,24)
(dal libro "Il Battesimo" di Don A.Persili)

domenica 24 aprile 2011

APOSTOLATO 11

UNA VITTORIA SUL MALE

Sebastiano, oggi sessantenne, si è sposato giovanissimo con una donna, la cui estrema gelosia ha complicato i loro rapporti, ma non ha impedito di avere tre figli di cui uno handicappato psichico.
Qualche anno fa è stato avvicinato dai Testimoni di Geova che lo hanno catechizzato fino a portarlo quasi al loro battesimo, da lui rifiutato per scarsa convinzione; distaccarsi dalla setta, però, non è stato facile, ricavandone una tremenda eredità che gli è stata inoculata e che lui ha recepito: il concetto, continuamente espresso dai Testimoni, che satana è il principe di questo mondo e quindi il padrone che può tutto.
Sollecitato da questa convinzione, ha provato a pregarlo, constatando che ciò che chiedeva gli veniva accordato subito. Infatti, non appena sorge l’occasione di un buon posto di lavoro, ma è ostacolato da un concorrente più meritevole, quest’ultimo subisce un incidente stradale che lo mette da parte per molto tempo. Così Sebastiano ha ottenuto il posto, ma a che prezzo !
Impressionato però dall’accaduto, Sebastiano vorrebbe rinunciare allo scomodo patto, ma si accorge che il male seminato, potrebbe colpire anche lui e allora si affretta a rinunciare, ma da quel momento non ha avuto più pace e la sua salute si aggrava fortemente. Le palpitazioni di cuore compaiono nei momenti peggiori e l’angoscia che ne deriva viene contrastata con dosi massicce di tranquillanti che lo trascinano sempre più giù.
Quando noi Legionari lo incontriamo svolgendo le nostre visite nel palazzo, è uno straccio d’uomo che ispira repulsione.
Amorevolmente lo invitiamo nella nostra Associazione e lo esortiamo a risalire la china, affidandosi alla Madre Celeste, la quale lo condurrà a Cristo e alla vittoria sul male.
Oggi, dopo tante sofferenze, accettate negli anni e offerte alla Madonna, è un altro uomo, la cui vita è molto migliorata in ogni senso e ha vinto la sua battaglia.
(Un Presidio di Roma)

SPIRITUALITA'

MARIA E’ RELATIVA A DIO

“Infine, perché tu non pensi mai a Maria, senza che Maria pensi a Dio al tuo posto; tu non lodi e non onori Maria, senza che Maria con te lodi e onori Dio. Maria è tutta relativa a Dio e potrei dire: Ella è la relazione a Dio, che esiste solo in rapporto a Dio; è l’eco di Dio, che non dice e ripete che Dio. Se tu dici Maria, Ella dice Dio.
Santa Elisabeta lodò Maria e la disse beata per aver creduto; Maria, l’eco fedele di Dio, intonò: “L’anima mia magnifica il Signore” (Lc 1,44). Ciò che Maria ha fatto quella volta, lo fa tutti i giorni; quando la si loda, la si ama, la si onora o ci si dona a Lei, Dio è lodato, Dio è amato, Dio è onorato, a Dio ci si dona per mezzo di Maria.”
(Montfort V.D.225)

sabato 23 aprile 2011

SPIRITUALITA'

LA DEVOZIONE DEL ROSARIO

“(i Legionari di Maria) avranno una grande devozione nel dire l’Ave Maria e ameranno questo angelico saluto, di cui pochi cristiani, benché istruiti, conoscono il valore, il merito, la grandezza e la necessità….I Santi hanno composto interi libri sulle meraviglie e sull’efficacia di questa preghiera nella conversione delle anime; hanno proclamato a gran voce e hanno predicato pubblicamente che la salvezza del mondo è iniziata con l’Ave Maria e che la salvezza di ciascuno è legata a questa preghiera; una preghiera che ha fatto produrre il frutto di vita da una terra secca e sterile e che, se recitata bene, deve far germogliare nelle nostre anime la parola di Dio e produrre il frutto di vita, Gesù Cristo, e che l’Ave Maria è una celeste rugiada che bagna la terra, cioè l’anima, perché porti frutto a suo tempo; e che un’anima non irrorata da questa preghiera o rugiada celeste, non porta nessun frutto e non produce che rovi e spine…Vi prego quindi vivamente…: non vi basti recitare la piccola corona della Santa Vergine , ma dite il Rosario ogni giorno, anche intero, se ne avete il tempo; (le tre corone) nell’ora della vostra morte, benedirete il giorno e l’ora in cui mi avete creduto e, dopo aver seminato nelle benedizioni di Gesù e Maria, raccoglierete benedizioni eterne in cielo: chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà.”
(Montfort V.D. 249-254)

mercoledì 6 aprile 2011

SPIRITUALITA'

“Nella città di Reichersperg, in Baviera, viveva un canonico regolare, Arnoldo, molto devoto alla Santa Vergine. In punto di morte, ricevette i Sacramenti e, dopo aver chiamato i suoi confratelli, li pregò di non abbandonarlo in quel momento supremo.
Ed ecco che alla loro presenza, cominciò a tremare, a stravolgere gli occhi e, tutto coperto di sudore freddo, disse con voce agitata: “Non vedete quei demoni che mi vogliono trascinare all’inferno?” Poi gridò: “Fratelli miei, invocate per me l’aiuto di Maria; confido in Lei che mi darà la vittoria.”
I religiosi si misero a recitare le litanie della Madonna e mentre dicevano:” Sancta Maria ora pro eo”, il moribondo riprese: “Ripetete, ripetete il nome di Maria, perché sono già al tribunale di Dio.” Dopo un momento di silenzio soggiunse:” E’ vero che l’ho commesso, ma ne ho fatta penitenza.”
E, rivolgendosi alla Vergine, disse: “Maria, se Tu mi aiuti, io sarò liberato.” I demoni tornarono all’assalto, ma egli si difendeva facendosi il segno della Croce e invocando Maria.
Così passò tutta quella notte. Giunto il mattino, Arnoldo, tutto rasserenato, esclamò con gioia:”Maria mia Regina e mio rifugio, mi ha ottenuto il perdono e la salvezza.”
Poi, guardando la Vergine che lo invitava a seguirLa, disse: “Vengo Signora, vengo.” Fece uno sforzo per alzarsi ma, non potendo seguirLa col corpo, spirò dolcemente e, come speriamo, La seguì con l’anima nel regno della gloria beata.”
(Un racconto da:”Le glorie di Maria” di S.Alfonso Maria De’Liguori)

SPIRITUALITA'

LE ALLEANZE BIBLICHE


Nella storia biblica figurano cinque Alleanze stipulate tra Dio e l’Umanità, però tutte queste Alleanze sono state iniziate da Dio in vista dell’unica eterna Alleanza che è quella tra Dio e Gesù Cristo Uomo, e contemporaneamente Dio. In questa Nuova ed eterna Alleanza tra Dio e Suo Figlio, Gesù è il rappresentante dell’Umanità.
Dio ha immaginato questa Alleanza per salvare l’Umanità, perduta a causa del peccato originale, e non avrebbe potuto rivolgersi ad alcun interlocutore, se non Suo Figlio Stesso, il quale era l’unico a meritare quanto un Dio.
Gesù, con il Suo sacrificio, ha permesso all’uomo di inserirsi in questa Alleanza e l’uomo che accetta di divenire figlio di Dio (attraverso il Battesimo) acquisisce doveri e anche diritti.
I doveri consistono nel rinunciare alle lusinghe di satana e credere che tutto il potere sia monopolio di Dio, reputando Dio suo Signore e Sovrano; (rinuncio, rinuncio, rinuncio; credo, credo, credo)
Decisione esplicitamente pronunciata nel Battesimo.
I diritti, che Dio Misericordioso ci permette di richiedere, consistono in tutto il Bene che Egli vuole donarci attraverso le Sue Grazie e consentirci di partecipare in eterno alla Sua gioia.
Prima del Battesimo l’uomo non può ottenere ascolto, perché è privo del perdono che solo il sacrificio di Cristo ha ottenuto per noi, perciò chi non è stato lavato dal sangue santissimo di Gesù, non può essere figlio di Dio e quindi è escluso dalla Salvezza. “Extra Ecclesiam, nulla Salus” (fuori della Chiesa, non c’è Salvezza).
La prima Alleanza viene anticipata con Noè, il quale inizia una nuova Umanità.
Nel tempo, l’Alleanza continua con Abramo ( 2° Alleanza) e Dio promette che la stirpe abramitica sarà numerosissima. Dio dimostra ad Abram la Sua protezione e gli fa la promessa che la sua discendenza sarà numerosa come le stelle del cielo. Lui, pur essendo centenario e non avendo figli, crede all’onnipotenza di Dio, il Quale glielo ascrive a merito. Però, soggiunge Dio, “sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un Paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni. Ma la Nazione che essi avranno servito, la giudicherò Io; dopo, essi usciranno con grandi ricchezze.” (Gn 15,15) (2070 A.C.)
Perché questo possa avvenire, è necessaria una residenza fissa. Non era, infatti, conciliabile una vita nomade, piena di continui pericoli e stenti, con una regolare crescita in ambiente ricco e protetto dalle incursioni dei frequenti nemici. La Provvidenza pensa anche a questo, approfittando del peccato commesso dai fratelli di Giuseppe i quali, pensando di disfarsi del fratello, lo vendettero come schiavo ai mercanti egiziani. Per mezzo delle particolari doti di cui Dio lo aveva fornito, quali l’interpretazione dei sogni, Giuseppe sa affermarsi come Viceré d’Egitto sotto il Regno degli Yxos o Re Pastori. (anno 2080 A.C.). E quando sopraggiunge una carestia, Giuseppe, col permesso del Faraone, invitò tutta la sua famiglia, costituita da 70 persone, a risiedere in Egitto in una zona bella e resa fertile dalle periodiche alluvioni del fiume Nilo, chiamata Terra di Gessen.
Là gli ebrei si stabilirono e prosperarono per 400 anni fino all’arrivo di altre dinastie faraoniche che non furono più tanto favorevoli al popolo ebreo e lo schiavizzarono.
Quando un Faraone, ignaro della storia ebraica sfiderà Dio e sarà costretto, dopo 10 piaghe a scacciare la comunità ebraica arrivata a 2.000.000 di individui, finalmente, cessa la sua ostinazione e li lascia partire abbandonando loro tutte le ricchezze che desiderano.
Dio quindi, attraverso prodigi eclatanti (passaggio del mar Rosso e colonne di fuoco e di nube oscura) porterà il Suo popolo nel deserto, ove intendeva ammaestrarlo, dotandolo di una Legge (Le tavole) che esprimesse il Suo volere.
Dopo un primo fallimento causato dalla fusione del vitello d’oro, Mosé ottiene finalmente l’adesione incondizionata di tutto il popolo alle leggi divine (Torah). ( 3° Alleanza)
(elaborazione da:"Il Battesimo" di Don Persili)


(Prima parte)

domenica 13 marzo 2011

SPIRITUALITA'

Il segno della Croce

“La Promessa (legionaria) termina col segno della Croce. Non è un gesto senza importanza, né un rito puramente convenzionale.
Esso è una benedizione di Dio che scende sul Legionario e sull’impegno da lui assunto e che lo ricopre di una invisibile armatura; poiché il Legionario sa che prendere parte all’Apostolato, significa entrare in un mistero di redenzione, mistero di morte e di vita.
Ad ogni passo, egli si troverà alle prese con la sofferenza umana dai mille volti; la incontrerà in quelle anime che egli avvicina nel corso delle sue visite, e dovrà insegnar loro, con tatto e pazienza, il segreto del dolore santificato.
Sentirà anche in se stesso che le anime costano e, alle volte, uscirà stanco e sfinito dalla lotta contro l’inferno. L’Apostolato non è un gioco da fanciulli, e Dio vuole che in questa battaglia noi impegniamo la nostra stessa vita…Se non vuol essere liquidato al primo urto,(il Legionario) deve meditare profondamente sul senso redentore della sofferenza. Deve credere per sé e per gli altri, al vittorioso Amore di Dio che si nasconde sempre in fondo al dolore. Ah! Se potesse credere veramente che ogni sofferenza è una grazia! Allora, come dice il Manuale:. A condizione però di credere a Dio. Oh! non è difficile credere all’Amore di Dio quando tutto va secondo i nostri desideri; ci è necessaria una fede ben temprata per non vacillare, quando la burrasca si abbatte sulla nostra barca. Eppure, l’Amore di Dio è più urgente e più avvolgente che mai, nell’ora della sventura…A nostra volta potremmo umilmente ripetere la confessione e l’appello di un’anima santa: < Mio Dio – scriveva essa – fatemi riconoscere la Vostra azione dovunque, in ogni creatura che mi ferisce, in ogni avvenimento che mi taglia la strada, come pure in ogni gioia che mi dilata il cuore. Fatemi comprendere, praticamente che, se le cause seconde sono variate all’infinito, la causa prima resta unica, e questa causa siete Voi o Signore.>
Se il Legionario potesse comprendere così la vicinanza di Dio nel dolore che lo stringe, quale aiuto non apporterebbe al fratello sviato dalla prova e immerso nella notte! Lo consolerebbe, lo fortificherebbe. Gli vada dunque incontro dolcemente, e gli dica che l’aurora comincia a mezzanotte, che Dio sta lavorando nella sua anima dolorante e che un giorno comprenderà le meraviglie che si compiono a sua insaputa, nell’intimo del suo cuore….
Se comprendessimo meglio che nel mondo, nulla è abbandonato al caso, che l’Amore di Dio è sempre vigilante, che Egli sa infinitamente meglio di noi quello che ci conviene, noi avremmo meno paura di lasciarci guidare da Lui e di ricevere dalle Sue mani doni tanto preziosi. Basta credere che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio e che questo bene voluto da Lui, non è un bene qualunque, ma il migliore possibile; poiché Dio lo vuole e lo dona da Dio, cioè caricandolo alla più alta tensione della Sua Grazia vittoriosa.
Il Legionario deve credere ciò per sé, personalmente; lo deve credere anche per gli altri e portar loro, come una buona novella, questo senso cristiano della sofferenza. Deve essere l’interprete di Dio presso i feriti della vita. D’altronde il suo apostolato, più di una volta, sarà per sé stesso una croce da portare. La conquista delle anime si paga a caro prezzo. La più grande prova dell’apostolato, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non stà nell’ostilità dei peccatori, ma nella mancanza di sostegno da parte di chi ci dovrebbe aiutare nella nostra missione….Ciò significa- cosa strana- che quelle stesse circostanze, le quali secondo le nostre piccole vedute umane, sembrano impedire le condizioni ideali e guastare le probabilità di successo dell’opera, non sono un ostacolo, bensì un requisito indispensabile alla riuscita;..non un peso morto che neutralizza lo sforzo, ma un olio che conserva, sviluppa l’energia e l’aiuta a conseguire lo scopo.
Poiché Dio preferisce dimostrare la Sua potenza col far nascere il successo da condizioni sfavorevoli, realizzando i Suoi più grandi progetti, con strumenti inadatti.
…Pochi comprendono che la sera non contraddice all’aurora e che l’autunno non esclude la primavera. Sappiamo guardare in faccia questa croce, forse più pesante di molte altre. Dio purifica così i Suoi strumenti, li affina, li distacca da sé medesimi e dà loro un senso più acuto e più delicato della Sua unica Gloria. Un giorno comprenderemo che questo gioco d’ombre e di luci faceva parte integrante della redenzione delle anime. Allora ringrazieremo Dio di tutte le pietre incontrate nel cammino, del deserto che abbiamo dovuto attraversare, dei pozzi che avrebbero dovuto dissetarci e le cui acque erano invece dolorosamente amare. Tutto ciò Dio l’ha voluto o permesso; tutto ha pesato e contato con amore.”
(Estratto da: “Teologia dell’Apostolato “ del Card.Suenens)