domenica 22 gennaio 2012

SPIRITUALITA'

LA PROMESSA
Parte 2°

Giuseppe era inviso ai suoi fratelli perché ritenevano che il padre Giacobbe lo amasse più degli altri figli e perché rivelava spesso di fare sogni nei quali ravvisava una sua predominanza futura.
Per questo, colta un’occasione propizia, rapiscono il loro fratello Giuseppe e lo vendono ad un capo carovana che stava attraversando il deserto, dicendo poi al padre che un leone lo aveva divorato.
I carovanieri portarono Giuseppe in Egitto e lo vendettero come schiavo a Potifar, consigliere del Faraone. Ben preso Potifar si accorse che tutto ciò che faceva Giuseppe, riusciva bene e la benedizione del Signore lo accompagnava sempre, tanto da spingere lo stesso Potifar a mettere tutti i suoi beni nelle mani di Giuseppe. Ma l’ostacolo era alla porta: la moglie di Potifar si invaghì del servo Giuseppe e pretendeva di iniziare una relazione.
Giuseppe che era di animo nobile, non volle aderire e così venne denunciato da questa donna come violentatore. Quando lo seppe Potifar, lo fece mettere in prigione.
Ma anche in quel luogo di sofferenza, Dio era con lui e ben presto divenne aiutante del comandante, il quale gli affidò tutti i prigionieri.
Poco tempo dopo il coppiere e il panettiere del Faraone caddero in disgrazia e furono relegati in prigione. In seguito essi fecero un sogno dal significato oscuro, che nessuno era in grado di spiegare. Quando Giuseppe conobbe il sogno, con l’aiuto di Dio, rivelò loro il significato recondito; uno di loro sarebbe stato riconfermato nell’incarico, mentre l’altro sarebbe stato ucciso. Avvenne esattamente così e il coppiere, reintegrato, si dimenticò di Giuseppe.
Due anni dopo il Faraone fece un sogno che nessuno poteva interpretare: sette vacche grasse e belle salgono dal Nilo, seguite da altrettante vacche magre e sofferenti le quali subito divorano le vacche grasse. Tutti i maghi e i sapienti del Regno, vengono interrogati, ma nessuno sa dare il significato.
Allora il capo dei coppieri si ricordò di Giuseppe, grande interprete di sogni, e lo riferì al Re il quale lo volle subito a corte. Giuseppe rivela al Faraone che vi saranno sette anni di grande produzione agricola, ma poi seguiranno sette anni di grande carestia.
Il Faraone gli crede e rende Giuseppe viceré d’Egitto, con l’incarico di salvare il Paese e prendere tutti i provvedimenti del caso. Giuseppe quindi, fece costruire immensi granai. Passati i sette anni di prosperità, arrivano gli anni della carestia e le popolazioni circostanti non sanno come sfamarsi.
Giunta la notizia che in Egitto il grano non manca, Giacobbe manda i figli ad acquistare grano per il suo popolo. Quando i figli di Giacobbe incontrano il viceré Giuseppe, vestito alla foggia egiziana, non lo riconoscono. Per un certo tempo Giuseppe si prende gioco di loro, per far capire l’entità del loro peccato e renderli timorosi dell’eventuale vendetta. Ma Giuseppe li vince con l’amore e con il perdono, anzi, chiede che si trasferisca in Egitto tutto la casa di Israele, per sfuggire alla terribile carestia. Quando Giacobbe seppe del bel epilogo, gioisce e acconsente a raggiungere il prediletto Giuseppe.
Ancora una volta la Provvidenza divina, trova modi e tempi per far prosperare Israele il quale si assesterà in una ricca regione del Paese.
Ma, ancora una volta, la difficoltà è in agguato; dopo varie generazioni, un nuovo Faraone, notò che il popolo ebreo, radicato nell’Egitto, sta crescendo pericolosamente di numero, e decide di angariarlo in vario modo, arrivando a provocare la morte dei nascituri maschi.
Una ragazza ebrea per salvare il proprio figlio, fa in modo che la figlia del Faraone trovi questo bambino in un canestro, apparentemente abbandonato sul Nilo. Al vedere questo bambino di bell’aspetto, la figlia del Faraone se ne appropria e lo adotta, educandolo alla maniera degli egiziani.
Mosé, questo è il nome del bambino, crescerà in mezzo agli egiziani come uno di loro, finché le sue origini saranno scoperte e lui diventerà il liberatore che Dio si è scelto.
(segue)

lunedì 9 gennaio 2012

SPIRITUALITA'

Preghiera

Gesù di Natale, questo.
Dammi un'anima semplice,
che canta e che ama.
Dammi un'anima pura,
che vede chiaro e che vede lontano.
Dammi un'anima forte,
virile di fronte alle cose della vita:
soica, eroica, silenziosa.

Dammi un'anima gioiosa,
un'anima giubilante ed ardente
che dona, che dona
e che si dona in perpetua offerta,
senza chiedere nulla in cambio;
senza nulla domandare.
Dammi un'anima serena,
giusta e generosa.
Dammi un'anima luminosa e buona...
infinitamente buona.

Walter Proni (pianista,compositore e direttore d'orchestra)

sabato 7 gennaio 2012

SPIRITUALITA'

LA PROMESSA

Quando Dio promette mantiene la parola data, anche se le circostanze contrarie alla Sua volontà ne fanno modificare il percorso, ma non possono impedire la sua attuazione.
E così, quando Abramo obbedisce all’ordine di Dio di sacrificare il figlio Isacco, per premiare la sua fede, Dio gli promette una discendenza sterminata e una costante benedizione per lui e per i suoi discendenti a patto che lui e questi ultimi rimangano uniti nel Suo amore.
Già all’inizio della vita di Adamo ed Eva, dopo il peccato causato dal rifiuto dell’uomo, Dio, ligio alla Sua Misericordia, prepara già la riparazione attraverso la quale una Donna partorirà Colui che con il Suo Sacrificio, compenserà abbondantemente il male fatto dagli uomini.
Lungo i secoli la volontà di Dio serpeggia tra un impedimento e l’altro, ma alla fine si attua ineluttabilmente. Egli, per attuare il progetto di Redenzione, comincia da lontano, creando una discendenza, un filo d’oro non mai perso di vista, creando situazioni, imprevisti, difficoltà perché, pur rispettando sempre la libertà dei Suoi figli, si arrivi comunque alla formazione di un Redentore.
Abramo, quindi, premiato da Dio, ottiene che il figlio Isacco conservi la fede nel suo Dio e a tal fine sceglie una moglie per lui, fra la sua gente, per evitare di mescolare il suo sangue con quello delle popolazioni idolatriche tra le quali viveva.
Dopo varie vicende, Isacco sposa Rebecca, dalla quale nascono due figli: Esaù e Giacobbe.
Poiché Esaù è il primogenito, destinato a ricevere la Promessa di Dio (quella di una discendenza immensa) con l’unica benedizione che avrebbe accompagnato per sempre questa discendenza privilegiata (ma Dio sa già che non ne sarà degno), piano piano si fa strada l’iniziativa di Giacobbe, sostenuto dalla madre Rebecca, per conquistarsi la primogenitura.
L’occasione si presenta quando Esaù, al ritorno da una caccia, scambia la primogenitura con una squisita minestra di lenticchie, preparata dal fratello Giacobbe. Questa “abiura” risulta necessaria per giustificare l’ulteriore azione furbesca di Giacobbe, per ottenere anche l’unica benedizione del padre. Così avverrà che Giacobbe diventerà erede a tutti gli effetti, della insostituibile benedizione paterna. Vedremo poi, che il comportamento di Esaù, denuncia la diversa natura rispetto al fratello; lui infatti, non ha buoni rapporti con Dio e sposerà un’ittita del luogo, la cui caratteristica è di essere idolatra. La madre Rebecca è tanto contraria ad un simile matrimonio,sentendosi morire al solo pensiero. Questa decisione, inammissibile per un ebreo, dispiace anche a Dio.
Invece Giacobbe, dà ascolto al desiderio del vecchio padre Isacco e inizia un viaggio per raggiungere un suo zio che vive lontano, allo scopo di conoscere una delle sue figlie per sposarla.
Dio lo accompagna sempre, mentre lui, durante la notte, ha una visione nella quale vede una scala che poggiava sulla terra e la cui cima toccava il Cielo. Su di essa salivano e scendevano numerosi Angeli. Dio stava vicino a lui e si rivelava come il Dio dei suoi padri, benedicendolo nella missione che gli avrebbe dato.
Egli capisce di trovarsi di fronte a un portento divino ed erige una stele (rudimentale altare), perché l’episodio non venga mai dimenticato. Il luogo profetico porta un nome emblematico:”Betel” (la Casa di Dio ; nel passare dei secoli questo luogo diverrà Betlemme).
Giacobbe, raggiunto lo zio Labano, sposerà Lia e poi Rachele, donne appartenenti alla sua razza e quindi credenti nell’Unico Dio. Dalla prima moglie Lia, nascono sei figli: Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Zabulon e Dina che daranno poi il nome alle principali Tribù di Israele.
Poiché la prediletta moglie Rachele non riusciva ad avere figli, ella propose a Giacobbe di unirsi alla sua schiava Bila, dalla quale nascono Dan e Néftali e alla schiava Zilpa,dalla quale nascono Gad e Aser.
Finalmente Rachele partorisce Giuseppe il quale diviene il prediletto di Giacobbe.
A questo punto interviene un imprevisto che darà una svolta decisiva a tutta la comunità ebraica dell’epoca: la carestia. Parte 1°

domenica 11 dicembre 2011

SPIRITUALITA'

LA LEGIONE IN PARROCCHIA

La Legione di Maria svolge il suo apostolato al servizio della Chiesa, seguendo un programma stabilito settimanalmente.
Oltre a partecipare alle varie attività della Parrocchia, come le funzioni liturgiche, il S. Rosario in Chiesa, la cura e la sistemazione dell'altare e quant'altro, non perde mai di vista quello che è l'obiettivo primario del suo operato e cioè avvicinare quante più persone sole, malate, con situazioni particolari di vita, per dare loro non solo un conforto morale, ma soprattutto spirituale.
Questo, grazie ad una adeguata preparazione sotto la guida del sacerdote che guida il gruppo legionario.
L'impresa non è sempre semplice, perchè si possono incontrare situazioni in cui l'anima, ottenebrata dal dolore, dalle difficoltà e dalle delusioni della vita, non riesce più ad intravedere la mano che Dio le tende.
Ma la luce di speranza può arrivare attraverso un piccolo legionario armato soltanto della sua fede, del suo coraggio, della certezza che tramite la sua persona Dio darà il Suo aiuto; il soldato di Maria darà tutto sé stesso per aprire nuovi orizzonti di quella che è la Vera Vita a colui che ha di fronte.
Una vita improntata sulla realtà di Dio, la Sua figura, la Sua Parola, contribuendo alla diffusione della devozione a Maria, per Maria, soprattutto con l'aiuto di Maria.
In questo modo agevolerà il sorgere di nuove vocazioni, il reclutamento di nuovi legionari i quali, sull'esempio di chi li ha preceduti, avranno la consapevolezza che ognuno di noi non appartiene ad alcuno, se non a Dio.
Questa è la nostra realtà: noi, come figli di Dio a Lui solo apparteniamo, voi, io, i nostri genitori, l'intera umanità. Noi siamo “i suoi tesori”.
Egli avrebbe potuto anche fare a meno di noi, in quanto basta a sé stesso, ma Lui che è Amore, ha voluto qualcuno da amare sulla terra; noi siamo stati sempre presenti nella Sua mente, già prima che nascessimo Egli conosceva i nostri nomi e sapeva quale sarebbe stata la nostra vita. Un vivere fatto sì, di gioie, soddisfazioni, ma anche di difficoltà, dolore e speranza; ma da lassù, fra le stelle dove abita ci parla così:”Anima cara, non preoccuparti delle prove che incontrerai durante la tua vita sulla terra, perchè io ti darò il mio aiuto; chiamami, ti risponderò, la mia mano è pronta a sorreggerti, le mie braccia ti stringeranno a me. Sentirai il mio cuore che batte per te”.
Questo è quello che vedo con gli occhi dell'anima pensando alle cose di lassù. Nel cuore sento tutto questo: sarà emozione del momento? O è un mezzo che mi viene dato per rafforzare il mio prossimo nella fede? So soltanto che in questo momento il mio cuore è oltre la terra.
Grazie Gesù per il solo fatto che Tu esisti, grazie Gesù per l'amore che ci porti, sarà nostra cura ,in qualità di figli, di ricambiarTi.
Tendi sempre la Tua mano e noi la stringeremo durante il cammino della vita, quella mano benedetta che un giorno sfiorerà il nostro volto in una carezza infinita.


EMMA
(Presidio Nostra Signora di Lourdes-Roma-Parrocchia S.Elena)

lunedì 21 novembre 2011

TESTIMONIANZE

Un favore ricevuto per intercessione del Servo di Dio Frank Duff

“Sono Maria, una Legionaria del Presidio Nostra Signora di Lourdes di Roma (Curia Maria SS. Assunta). Sono madre di due ragazzi Daniele ed Enrico, rispettivamente di anni 24 e 18.
Il principio prioritario della mia vita è quello di coltivare ed arricchire la mia spiritualità attraverso i Sacramenti, la S.Messa, la preghiera e la meditazione della Parola di Dio; ho sempre cercato così di testimoniare ai miei figli uno stile di vita cristiana che li esortasse a frequentare la Chiesa.
Purtroppo però Daniele, dopo aver ricevuto il Sacramento dell’Eucarestia, si è allontanato da ogni pratica religiosa, il che ha determinato in lui dei comportamenti negativi, quali bestemmia, litigiosità, disprezzo verso i Ministri della Chiesa, cercando anche di ostacolare me e il fratello a partecipare alla S.Messa e ad altre iniziative di carattere spirituale.
Comunque, io ho sempre continuato a pregare per lui il Signore e l’ho affidato alla protezione materna della Vergine Maria. Inoltre, quando nel Presidio siamo state invitate a recitare la preghiera per la beatificazione di Frank Duff, io ho sempre chiesto al nostro fondatore la sua intercessione per la concessione della grazia della conversione di Daniele.
Con mia grande gioia e stupore, circa un mese fa, Daniele mi ha espresso il desiderio di riaccostarsi al Signore, chiedendo il Sacramento della Riconciliazione. L’ho indirizzato al nostro Direttore spirituale, con il quale si è incontrato varie volte ed ora lui ha comunicato l’intenzione di ricevere il Sacramento della Cresima. Desidero far partecipe di ciò la Legione di Maria, esprimendo la mia profonda gratitudine alla nostra Madre Celeste e al nostro fondatore che dal Cielo ha cooperato all’accoglimento delle mie preghiere.”
(dalla “Voce della Legione”)
Roma 24-10-2004

APOSTOLATO 14

APOSTOLATO

Per quanto riguarda il lavoro di apostolato alla Stazione Termini di Roma, siamo sempre più convinti di quanto siano opportuni certi incontri che ci dimostrano quanto le varie mentalità abbiano delle costanti continuamente ricorrenti: molti degli intervistati non segue più la Religione che ha abbandonato dopo la pubertà, per motivi non sempre obiettivi. La scusa ricorrente è attribuita al preteso cattivo comportamento del clero. Il nostro impegno in queste veloci, ma feconde conversazioni che spesso penetrano nell’intimo dell’intervistato, è tutto volto a risvegliare in loro la gioia della Fede perduta, il senso della vita che dà scopo alle vicissitudini di un’esistenza logorata dal dolore e dal male. A volte ci sembra di riuscire a sensibilizzarli circa la grande fecondità del dolore, sopportato per amore di Dio; al pessimista illustriamo la gioia e la serenità della vita, quando si vive in grazia di Dio; al ribelle ad ogni vincolo umano o divino, annunciamo che non è solo al mondo, che Dio veglia anche su di lui e gli è amico, che tutto il male che dobbiamo sopportare in questa vita, ci è utile per raggiungere un bene maggiore che durerà in eterno.
Purtroppo, spesso gli intervistati sono esseri privi di speranza e vedono la vita come una condanna feroce da cui è lecito sfuggire in ogni modo, perseguendo il benessere a tutti i costi. Non tutti vedono in questo edonismo sfrenato il pericolo di una irreligiosità che porta con sé la totale perdita dell’uomo. (Apostolato alla Staz.Termini 1984)

Una visita sconvolgente

Durante la visita in un palazzo del centro città, abbiamo conosciuto due fratelli diciassettenni, soli in casa. Ci ha sconvolto la loro giovane età traboccante di malizia e odio per la vita, il loro veloce procedere verso il male e la morte. Chi ha potuto compiere tanto scempio in anime così giovani ?
Chi li ha condotti verso l’odio per gli uomini, verso la distruzione di ogni dignità umana, verso l’imbarbarimento della coscienza, verso lo spregio d i Dio e del prossimo, verso l’esaltazione della violenza fine a se stessa e verso l’annichilimento totale? Poiché in questi termini si sono espressi i due poveri fratelli che, all’unisono, ci hanno sommersi di minacce e negatività. Ci hanno promesso che, incontrandoci in compagnia dei loro sciagurati compagni, ci prenderanno a calci; e a dimostrazione di quali micidiali strumenti si trattasse, ci hanno mostrato grossi scarponi con la punta rinforzata in acciaio!
Trascurando tali minacce, del resto molto improbabili, ci ha impressionato invece, lo spettacolo della loro degradazione morale. A tutto abbiamo cercato di reagire, mettendoli più volte in difficoltà, spingendoli a riflettere che l’uomo ha qualche cosa in più delle formiche a cui loro si paragonano, e che il pensiero, gli affetti, la coscienza, sono attributi esclusivi dell’uomo che non deve essere così infangato. La loro situazione ci spaventa, ci duole, ci ha lasciato tanta amarezza; torneremo, se possibile, a discutere ancora, ma prima dovremo pregare molto.
(Apostolato nelle case 1987)

Apostolato ed evangelizzazione

Durante gli incontri cercati per strada, invitiamo i passanti a orientare la propria vita e considerare almeno un poco la difesa della Religione, ma l’impressione che ne ricaviamo è che il nostro invito sia respinto, che non c’è attrattiva in un lavoro svolto a vantaggio del prossimo, perché non comprendiamo che il bene del prossimo promuove il nostro; siamo consci che il mondo è prigioniero di questo immobilismo, di questo concentrarsi sui propri problemi, rendendosi sordo ai bisogni degli altri, ma non possiamo esimerci da questa prova che coinvolge tutti.
Dobbiamo continuare, continuare, continuare fino a che la volontà divina reputerà giunta la fine di tale prova. Anche le visite di apostolato svolte nei locali della Stazione Termini, hanno prodotto gli stessi scarsi frutti. Sempre più spesso la gente non si ferma e l’argomento religioso sgomenta al punto che essi fuggono rapidamente da tale situazione. Il motivo addotto è la fretta, ma è chiaro che sempre più spesso si preferisce non soffermarsi su temi tanto coinvolgenti. A causa di tale situazione, i colloqui sono ridotti di numero rispetto al passato, però qualche volta è possibile trovare persone che hanno bisogno di un orientamento e in questo caso la nostra azione è, oseremmo dire, determinante.
A questo proposito ci rammentiamo di un giovane che, all’inizio, si proclama ateo, forse per sfuggire l’argomento, ma poi, dopo la nostra pressione discreta, dichiara di cercare Dio, accetta la Medaglia Miracolosa, ascolta con interesse il messaggio dell’amore di Maria, manifestando per Lei un certo rispetto, sentendosi attratto dalla Sua Provvidenza materna. Crediamo che questo incontro potrà segnare tutto il suo futuro di cristiano, e torniamo a casa pieni di gioia.
(1995)

Un caso ci ha particolarmente colpiti, perché non ci è stato possibile risolvere né migliorare il problema. Un giorno, con nostra grande gioia, è arrivato nel Presidio un giovane di 25 anni, attirato dal nostro poster affisso all’ingresso della Chiesa. Sembrava animato dalle migliori intenzioni.
Nei rapporti con i degenti degli Ospedali, si comportava come un esperto Legionario, cosicché la nostra speranza di aver trovato un valido elemento, cresceva sempre di più. Però, certi atteggiamenti e certi discorsi, non ci erano chiari e quando abbiamo approfondito, abbiamo scoperto una tremenda situazione familiare. Questo ragazzo è il tormento dei genitori, poiché si droga, maltratta i genitori e la sorella e spreca tutto il denaro di cui viene in possesso. Il padre ha chiesto il nostro aiuto e noi, per quanto possibile lo abbiamo accordato. Ma il ragazzo frequenta cattive amicizie, si rende irreperibile per lunghi periodi, fa una vita da sbandato e non rispetta alcun codice morale.
Per sfuggire al nostro giudizio che teme, non si è fatto più vedere e già da molti mesi abbiamo perso le sue tracce.

Se è vero che non vi siano “rose senza spine”, è vero anche il suo contrario, ossia che non vi siano “spine senza rose”. Infatti tra tante difficoltà, abbiamo avuto l’enorme gioia di poter plasmare la vita spirituale di Margherita, una cameriera cinese che desidera convertirsi alla vita cristiana.
Due nostri Legionari, venuti a conoscenza di tale desiderio, si sono offerti per la necessaria preparazione a ricevere i Sacramenti del Battesimo, S.Comunione e Cresima.
Interpellato il Parroco della Parrocchia in cui vive, egli ci ha comunicato che desidera una preparazione di almeno due anni. Teniamo i nostri incontri nell’abitazione stessa dei suoi datori di lavoro i quali partecipano volentieri agli appuntamenti quindicinali; pertanto tutti noi stiamo riscoprendo e meditando insieme, tutto il Catechismo, fin dal suo inizio, con nostro grande piacere e beneficio spirituale.

domenica 13 novembre 2011

TESTIMONIANZE

C'ERA UNA VOLTA …......

Sono trascorsi ormai cinque anni da quando il mio Parroco, Don Stefano, mi invitò a far parte, assieme a lui e al diacono Carmine con sua moglie Paola, ad un corso di preparazione di coppie al matrimonio. Ricordo che gli risposi: “Come posso io, data la mia età (allora vicina ai 70), dare il mio contributo nella mia condizione di vedova, con una esperienza - tra l'altro - molto breve di vita coniugale?”. Qualcuno mi disse "FIDATI" ed io mi sono fidata e posso dire che ora considero questa esperienza come una delle più belle della mia vita.
E' proprio vero che bisogna fidarsi di Dio, perchè Lui, che sa ciò di cui tu hai bisogno, ti conduce attraverso strade sconosciute per farti gustare la Sua presenza ed il Suo amore e ti rende consapevole che quella Presenza e quello stesso Amore ha illuminato tutto il tuo vissuto senza che tu te ne accorgessi.
Mi chiamo Enza, ho avuto il dono di nascere in una famiglia onesta, di essere educata al rispetto delle persone e delle tradizioni, compresa la religione della quale, però, avevo una conoscenza molto superficiale; lo consideravo un argomento molto secondario, non interessante. Devo comunque confessare che, nonostante avessi tutto ciò che può desiderare una “brava ragazza” (come mi definivano all'epoca), sentivo in me un' inspiegabile sensazione di vuoto di cui però non mi curavo affatto; i miei pensieri erano altri, avevo tanti sogni nel cassetto : primo, fra tutti, quello di costruire in piena libertà , assieme al mio lui , coetaneo, conosciuto sui banchi di scuola, una famiglia tutta mia. Il mio lui era un ragazzo più formato ed informato di me sull'argomento religioso e spesso mi invitava a riflettere sul mio atteggiamento di rifiuto senza ottenere però, da parte mia, nessun risultato. Concretizzammo, dunque, il nostro sogno sposandoci all'età di 24 anni: abbiamo avuto subito la gioia di una figlia ed anche per lei cominciammo a costruire sogni e progetti. Ma tutto, all'improvviso, si stravolse perchè, al compimento del sesto mese della bambina, lui se ne andò stroncato da una brevissima e rarissima malattia. Erano passati solo quindici mesi dal matrimonio! E mi ritrovai sola con una bimba piccola e la disperazione nel cuore! La mia vita aveva senso solo per la presenza della piccola: di giorno in giorno il vuoto interiore era sempre più grande! In verità provai a bussare alla porta della Chiesa per chiedere spiegazioni, per sapere perchè mi era accaduto tutto questo ma non ci furono spiegazioni ( e non potevano essercene!), solo una grande compassione! E poi ero costretta dagli eventi a concentrarmi, non potevo distrarmi dalle mie necessità materiali, prima fra tutte quella di provvedere alla bambina nel migliore dei modi! Come fare se non avevo nemmeno un lavoro, perchè prima del matrimonio lo avevo lasciato per potermi dedicare a tempo pieno alla mia famiglia in erba? Allora, con una forza che non era la mia (me ne sono resa conto molto dopo!), rispolverai i libri, feci un concorso e trovai un buon posto di lavoro che, nel tempo, mi ha consentito di offrire a mia figlia una vita dignitosa. Lasciai anche la casa dei miei sogni infranti e tornai a vivere nella mia famiglia di origine (Dio benedica i miei genitori ed i miei fratelli per tutto l'affetto ed il sostegno datomi!). Ma il mio cuore era morto e seppellito con il mio sposo: una grande tristezza si stava appropriando di me ed i miei pensieri erano fatti solo di disperazione per ciò che mi era stato tolto! Anche i ricordi più belli erano feriti, devastati da un dolore immenso che li trasformava in pensieri negativi! Trascorsero molti anni e quel vuoto che sentivo da giovane si trasformò in un abisso che mi divorara l'anima! Ma non potevo permettermi di coinvolgere in questo turbinio di tristezze anche la mia ragazza che, sicuramente, intuiva il mio disagio. Per vederla contenta , per cancellarle dalla vista l'immagine di una mamma troppo triste e per stare un po' insieme, prenotai un viaggio per noi due a … Lourdes! Ma perchè proprio Lourdes? Non per fare un pellegrinaggio, ma per non avere interferenze familiari che ci impedivano di parlare in tutta libertà! Infatti, quel viaggio si rivelò per noi una esperienza straordinaria: riuscimmo in quei giorni a comunicare liberamente e persino a divertirci! Ma, tornate a casa, tutto sembrò ricominciare come prima e fu proprio mia figlia che frequentava la Chiesa, che mi spinse nelle braccia di Dio. Per accontentarla, andai ad ascoltare delle catechesi durante le quali mi fu rivolta questa domanda alla quale mi chiesero di rispondere in tutta sincerità: “Chi è Dio per te?” . Risposi:”Non lo so, ma se sono qui, vuol dire che esiste”. Ecco come avvenne l'incontro: fu quello l'esatto momento della mia conversione: iniziai un cammino di formazione cristiana e tutto il mio mondo cominciò a colorarsi di rosa. Ciò che più mi affascinava era la Parola di Dio: finalmente ecco un Dio vivo, che parla, un Dio presente, reale, non un'entità astratta! Avevo fame di Te Signore e non lo sapevo, ho divorato per molti anni la Tua parola: mi hai sfamato e continui a sfamarmi ogni giorno, perchè la mia fame non si arresta! Ti ho trovato finalmente mio Dio “Bellezza Antica e Nuova”! La sensazione di vuoto è scomparsa! In Te ho ritrovato il mio sposo perduto, Tu lo ami più di me ed in Te ci ritroveremo insieme, quando Tu vorrai. E mi accorgo che il mio amore non è più lo stesso di prima: è qualcosa di più profondo che mi appaga l'anima, è qualcosa che si esprime attraverso la Tua Parola che mi dà, ogni volta che mi metto in ascolto, la stessa emozione (ed anche di più) di quel sentimento che mi hai donato tanto tempo fa! Mi regalasti in gioventù un sentimento d'amore per un uomo: un amore fatto di passione e di tenerezza che la grazia del Sacramento ha trasformato in un amore più grande, al disopra di tutti gli amori , perchè si identifica con Te: è il Tuo Amore, mio Signore, mio Dio. La sensazione di vuoto è scomparsa! Ora la mia esistenza ha un senso nuovo perchè accanto a me e a chi mi è caro in cielo e sulla terra ci sei e ci sarai sempre Tu! Certamente la vita non può risparmiarmi i suoi problemi ma ora li vedo con occhi nuovi, diversi, perchè ho scoperto che oltre ed al disopra di essi c'è la Tua Presenza.. Adesso è come se fossi tornata indietro nel tempo: la Tua Parola come fosse incarnata, mi infonde la forza e l' entusiasmo che mi permettono, nonostante gli acciacchi dell'età, di parlare, paradossalmente, di amore ai giovani che Tu chiami al matrimonio! Hai colmato il mio cuore di una grande serenità dopo aver sollevato dai miei ricordi quel velo di penosa tristezza che li avvolgeva, hai trasformato in un tesoro prezioso i miei rimpianti ed hai filtrato la mia sofferenza eliminando tutto il negativo e facendone una fonte di vita perchè, attraverso di essa, ho potuto incontrarTi. La Tua Provvidenza e la Tua Misericordia sono immense e mi avvolgono Signore: Tu sostieni la vedova e l'orfano, Tu conduci e fai riposare lo stanco, che Ti cerca, in luoghi verdeggianti e mi permetti oggi di ripensare e di raccontare la mia vita come una fiaba a lietissimo fine. Un grande Grazie va a Tua Madre Maria, Ns Signora di Lourdes, che mi ha accolto all'inizio del cammino verso Te e che per me e per mia figlia ti ha sussurrato, come a Cana: “Non hanno più vino....” e Tu hai riempito le nostre giare ridando a me la vita e trasformando la mia preziosa figlia in sposa e madre amorosa, tenera e delicata del mio adorato speciale nipote; a lei, sono certa, saprai far recuperare tutti i baci e le carezze che le sono mancati. Non basterà tutto il tempo che mi resta da vivere per ringraziarti Signore Gesù! Che Tu sia benedetto e che Tu benedica sempre le mie sorelle nella sofferenza del lutto.

Enza
Parrocchia di S.Elena
ROMA