martedì 7 novembre 2017

SPIRITUALITA'

LO  SPIRITO  SANTO
La Promessa vincolante che ogni vero Legionario di Maria pronuncia quando entra a tutti gli effetti nelle fila della Legione di Maria, è rivolta, contrariamente a quanto si possa pensare, allo Spirito Santo.
Scrive il Cardinale Suenens a questo proposito: “La Promessa si apre con l’invocazione diretta allo Spirito di Dio; con Lui si stringe il patto. Egli è al principio e alla fine; è l’Amore dal quale è uscito il mondo e l’Amore che un giorno sarà tutto in tutti.  A Lui pertanto si rivolge l’anima del Legionario in quest’atto che decide della sua esistenza. Il Legionario sa che la sua offerta è solo una risposta, il suo amore, una riconoscenza, un’adesione ad un altro Amore. Sa di donarsi a chi si è donato per primo;
 Dio è stato il primo ad amarci e questo fatto esige il dono completo dell’anima nostra. In questa alleanza l’iniziativa non è nostra; non è la terra che sale verso il cielo, ma il cielo che discende verso la terra, gratuitamente, liberamente…follemente si dovrebbe dire, considerando l’umana ingratitudine. Poiché Dio non aveva nulla da guadagnare in ricambio. Egli non poteva né aggiungersi qualcosa, né arricchirsi, sotto pena di perdere la Sua pienezza interiore; Egli era ed è per sempre, l’Amore che basta a Sé stesso e che pertanto si dà e si comunica per un incomprensibile slancio di generosità e di munificenza purissime.
Il meraviglioso, infatti, non è che Dio esista, ma che esistiamo noi; noi che nulla possiamo dare a Dio, nulla aggiungere alla Sua Gloria, nulla renderGli che possa intensificare la Sua beatitudine e la Sua gioia personale. Dio non condivide con nessuno la gloria di amarci gratuitamente e con una magnanimità senza pari…Il Suo amore non dipende dalla nostra bontà; esso crea in noi ciò che vi è di amabile…
Si è potuto definire il Cristianesimo come lo scambio di due amori in Gesù Cristo: l’Amore che scende dal Cielo per stabilire la santa alleanza si chiama lo Spirito Santo, l’amore che dalla terra s’innalza al suo incontro, si chiama Maria…
Sappiamo che le opere da Dio compiute fuori di Sé stesso, sono comuni alle tre Persona Divine e che l’Amore di Dio che ci avvolge e ci invade, è un triplice e unico dono, una triplice ed unica tenerezza.
Ma se la missione specifica dello Spirito Santo, comprende quella delle altre Persone Divine, non vuol dire che Egli si eclissi nell’anonimato trinitario. Le opere di Dio “ad extra” (fuori di Sé stesso) sono sì comuni alle tre Persone, ciascuna però vi compie un ufficio eminentemente personale e del tutto insostituibile.
Sappiamo pure che lo Spirito Santo, non ci santifica da solo e meno ancora lo fa separatamente, con l’esclusione delle altre Persone. Ci santifica Dio Padre, ci santifica Dio Figlio: il Padre ci santifica come Padre, come Colui che col Figlio e per mezzo del Figlio, ci manda lo Spirito Santo. Pertanto, Questi è il loro dono supremo, alla stessa maniera che è il sigillo del loro reciproco Amore. Ricevendo lo Spirito, io entro nell’intimità della famiglia di Dio…
Suoi doni
Al mattino della Pentecoste, quando Egli discese sopra gli Apostoli riuniti nel Cenacolo, si può dire  che il mondo cominciò un’èra nuova; l’éra dello Spirito Santo, la pienezza dei tempi.
Infatti, a rigor di termini, per merito Suo, noi siamo entrati in quest’ultima fase della storia. Il comando supremo ormai, possiamo dire, che è nelle mani dello Spirito Santo. Lui si impadronirà dei pescatori di Galilea e li trasformerà in Apostoli, discenderà sui primi fedeli e li inonderà di carismi, investirà i martiri della Sua forza irresistibile, a cominciare da S.Stefano “pieno di fede e di Spirito Santo” (Att 6,5).
Gli Atti degli Apostoli che aprono la storia della Chiesa, sostanzialmente, non sono altro che il Vangelo dello Spirito Santo…E’ Lui che suggerisce le parole da dire davanti al Sinedrio, davanti ai proconsoli o ai governatori di Roma, come pure nella predicazione di tutti i giorni. “La mia parola e la mia predicazione—dirà S.Paolo--, non consistè in persuasivi argomenti della sapienza umana, ma nella manifestazione dello Spirito e della Sua potenza, affinché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza degli uomini, ma sulla forza di Dio.” (1 Cor 2,4-5)…
Concludendo, non possiamo fare a meno di citare la commovente confidenza fatta dal Cardinale  Mercier, alla fine della sua vita: “Vi voglio rivelare—scriveva—un segreto di santità e di felicità: se ogni giorno, per cinque minuti, sapete far tacere la vostra immaginazione, chiudere gli occhi alle cose sensibili e le orecchie a tutti i rumori della terra, per rientrare in voi stessi, e là, nel santuario della vostra anima battezzata, che è il tempio dello Spirito Santo, parlate a questo divino Spirito così:
O Spirito Santo, anima dell’anima mia, io Ti adoro. Fammi luce, guidami, fortificami, consolami. Dimmi ciò che devo fare, fammi conoscere i Tuoi ordini. Ti prometto di sottomettermi a quanto desideri da me e di accettare tutto quanto permetti che mi avvenga. A me basta di conoscere la Tua volontà.
Se farete così, la vostra vita scorrerà felice, serena e consolata, anche in mezzo alle pene; perché la Grazia sarà proporzionata alla prova e vi darà la forza di sopportarla e, arriverete alle porte del Paradiso ricchi di meriti. La sottomissione allo Spirito Santo, è il segreto della santità.”…
Allo Spirito Santo offriamo il nostro vuoto, ben sapendo che ogni presunzione Lo urta e che Dio non crea se non dal nulla…Non si può equivocare: tocca a Lui di riempire le mani vuote, a noi di trasmettere ciò che Egli vi avrà deposto. A Lui di inondare l’anima nostra coi Suoi doni e carismi, a noi di comunicare ogni grazia ricevuta, ogni luce ed ogni entusiasmo. A Lui di saziarci, a noi di farne parte ai fratelli. A Lui di invaderci come il torrente che si scava il letto nella roccia e poi trabocca nelle pianure circostanti; a noi di offrirGli un’anima aperta, spoglia di ogni veduta umana, espropriata di sé stessa…
Se il Signore ci fa l’onore d’aver bisogno di noi, Lui solo conosce il termine, la strada e i sentieri che vi conducono. Chi vuol essere apostolo, deve sapere che da solo, non può far nulla di apprezzabile, né avventurarsi in un paese del quale ignora la topografia. Bisognerà tener presenti queste cose quando saremo a contatto con le anime. Soprattutto nell’ora dello smacco, quando la nostra fede sarà messa alla prova e saremo tentati di lamentarci con Dio dei nostri insuccessi. Cammineremo nella notte.
Capiterà che faremo di tutto per salvare un’anima ed essa, sul piano visibile, rimarrà ermeticamente chiusa alla Grazia; mentre un’altra anima, da noi non ricercata affatto, s’imbatterà nella nostra strada e ritroverà, senza colpo ferire, il cammino del ritorno.
Per convincere, tireremo fuori certi argomenti di gran peso e che non desteranno la minima eco; ma forse, una semplice parola, buttata là di passaggio e della quale neanche ci ricordiamo, resterà scolpita nel cuore d’uno sconosciuto e lo condurrà a Dio. L’esperienza apostolica ci insegna che la Grazia di Dio, sfugge al nostro sistema metrico e ai nostri calcoli di probabilità.
Ci bisognerà adorare Dio nelle Sue tenebre ed amarLo nelle apparenti ripulse che tanto ci addolorano…
Un giorno comprenderemo il senso di questi meandri e il perché di questa lunga pazienza che ci fu chiesta. Noi non vediamo che il rovescio delle umane esistenze; quando vedremo il dritto che guarda il Cielo, come un tappeto che vien rovesciato, allora capiremo che tutti questi fili non erano intrecciati a caso, capiremo la trama di Dio… Quando io mi dichiaro peccatore, proprio allora Dio mi chiama Suo amico; quand’io mi riconosco sevo inutile, allora Dio mi può adoperare senza timore e con gioia, quale “strumento dei Suoi altissimi disegni”.”
(Da: “Teologia dell’Apostolato” del Card. Suenens)
(Carlo)                                 (continua)


domenica 29 ottobre 2017

SPIRITUALITA'

Da: “I lavoratori del mare” di Victor Hugo
Anche se non del tutto consono al tono della sezione “Spiritualità”, ho ritenuto che questa descrizione della tempesta marina dell’agnostico autore Victor Hugo, implicitamente dichiari la potenza del Creatore e il Suo dominio sugli elementi. Vengono in mente subito le parole degli Apostoli in Marco 4,35: “Chi è Costui a cui il mare e i venti Gli obbediscono?”
I venti del largo
“Da quale parte vengono? Dall’incommensurabile. Alla loro ampiezza occorre il diametro dell’abisso. Le loro ali smisurate abbisognano dell’indefinita lontananza delle solitudini. L’Atlantico, il Pacifico, immense distese azzurre; questo è necessario a loro. Le rendono cupe, volandovi sopra a stormi. Il comandante Page una volta, in alto mare, ha visto contemporaneamente sette trombe marine. Sono là, truci, premeditano i disastri e il loro lavoro è il gonfiamento effimero ed eterno dei flutti. Si ignora ciò che possono, non si conosce ciò che vogliono: sono le sfingi dell’abisso e Gama è il loro Edipo. Nell’oscurità della distesa marina in continuo moto, appaiono in aspetto di nuvole. Chi scorge i loro lividi lineamenti nell’immensità dell’orizzonte marino, si sente in presenza di una forza irriducibile…I venti assalgono massacrando e si difendono dileguandosi…E’ mezzogiorno, e d’improvviso fa notte: passa un tornado. E’ mezzanotte e repentinamente fa giorno: si accende l’emanazione polare. Si alternano turbini in controsenso, specie di orrida tregenda, scalpitìo di flagelli sull’elemento. Una nuvola troppo pesante, si rompe nel mezzo e cade a pezzi sul mare; altre nubi cariche di porpora, rischiarano e brontolano, poi si abbuiano lugubremente. La nube vuotata dal fulmine, annerisce: è come un tizzone spento.
Sacchi di pioggia si squarciano, tramutandosi in nebbia. Lì una fornace nella quale piove; più in là un onda dalla quale sprizzano fiamme. I biancori dell’oceano sotto i nembi, illuminano lontananze sorprendenti…
La trepidazione del mare annunzia una spaventosa aspettazione. Inquietudine; angoscia; profondo terrore dei flutti. Poi, d’improvviso, l’uragano, come una belva, viene a dissetarsi all’oceano. Succhio inaudito; l’acqua sale verso la bocca invisibile, si forma una bolla, il tumore si gonfia: è la tromba marina… La vasta agitazione delle solitudini oceaniche, ha una gamma temibile <<crescendo>>; il turbine, la raffica, la burrasca, l’uragano, la procella, la tempesta, la tromba marina; le sette corde della lira dei venti, le sette note dell’abisso. Il cielo è larghezza, il mare rotondità. Un soffio passa: non c’è più niente di tutto questo; tutto è furia e confusione…
E’ lora delle tempeste. Il mare aspetta in silenzio.
Quando la tempesta autunnale o invernale ritarda, è segno che accumula forze: tesaurizza per la devastazione…Quando l’attesa è troppo lunga, il mare tradisce la sua impazienza con una calma più spiccata; però la tensione magnetica si palesa con quel fenomeno che si può definire “infiammazione dell’acqua”. Dai flutti escono bagliori; aria elettrica ed acqua fosforica.
Intanto i venti sopraggiungono di laggiù, dal largo, dalle inespugnabili latitudini, dal livido orizzonte delle solitudini, dal fondo della libertà illimitata…
Ecco ciò che si sente nell’oscurità, in lontananza, sopra l’attonito silenzio del mare…Il vento è molteplice, ma l’aria è una. Da ciò deriva che ogni uragano è misto: lo esige l’unità dell’aria. Tutto l’abisso partecipa ad una tempesta. Tutto l’oceano è in una burrasca; vi entra in combattimento e vi partecipa la totalità delle sue forze…
Il combattimento
Quel muro d’aria si ergeva tutto di un pezzo, in silenzio; nessuna ondulazione, nessuna increspatura, nessuna asperità che si deformasse o si spostasse. Quell’ìmmobilità  semovente era lugubre.
Il sole, illividito dietro una indefinibile trasparenza malsana, rischiarava quei lineamenti da apocalisse.
La nuvola invadeva già quasi la metà dello spazio; si sarebbe detto l’orrido altipiano dell’abisso. Era qualcosa come il sorgere di una montagna d’ombra fra la terra e il cielo…
Sull’orizzonte pesava e si distendeva una zona di nebbia color cenere e allo zenith, una zona color piombo; dalle nuvole pendevano stracci lividi sulle nebbie sottostanti; il fondo, muraglia di nubi, era scialbo, latteo, terreo, cupo, indescrivibile. Una sottile fascia di nuvole biancastre, diagonale, sopraggiunta non si sa da dove,  fendeva obliqua, da settentrione a mezzogiorno, l’alta e fosca muraglia. Una  delle estremità di questa fascia, rasentava il mare e nel punto in cui toccava i flutti, si scorgeva, tra il cupo spessore, un incerto vapore rossastro…Si era formato un soffitto nero e compatto che nel  lontano orizzonte giungeva al mare e si confondeva con esso nella notte. Si sentiva sopraggiungere qualcosa; qualcosa di ampio, di greve, di fosco. Le tenebre si addensavano. Un tuono immenso scoppiò all’improvviso…Il frastuono non fu accompagnato da alcun lampeggiamento: fu come un tuono nero. Tornò il silenzio. Si ebbe una specie di pausa, come quando si prende posizione. Poi apparvero successivi e lenti, grandi lampi informi; lampi muti, senza alcun brontolìo. Allo scoccar del lampo, tutto si illuminava. La muraglia di nuvole ora si trasformava in antro: aveva volte ed archi; vi si distinguevano profili; mostruose teste  si abbozzavano; sembrava che due colli si allungassero; si intravvedevano elefanti carichi delle loro torrette, che subito sparivano…
S’alzò il vento. L’attesa dell’ombra era al colmo: il primo scoppio di tuono aveva scosso il mare; il secondo squarciò la muraglia di nubi dall’alto al basso; si aprì una fenditura e tutto precipitò da essa; il crepaccio diventò come una bocca piena di pioggia e cominciò il vomito della tempesta. Il momento fu spaventoso.
Scrosci di pioggia, uragano, folgorazioni, ondate fino alle nubi, schiuma, scoppi, contorsioni frenetiche, urli rauchi e sibili: tutto contemporaneamente. Uno scatenarsi di mostri. Il vento soffiava turbinoso, la pioggia non cadeva ma precipitava… L’uragano aveva sferrato inabilmente l’attacco. Ma gli attacchi del vento, hanno direttive curve e c’era da aspettarsi qualche improvviso mutamento…
Il fragore dell’uragano cresceva. Ogni tempesta è un succedersi di colpi: questa è la sua forza ma anche la sua debolezza, perché tale implacabile rabbia, offre incentivi all’intelligenza e l’uomo si difende. Ma sotto quale pressione! Niente di più mostruoso. Nessun ritegno, nessuna pausa, nessuna tregua, nessuna sosta per lasciar trarre il respiro; in questa prodigalità dell’inesauribile, è una certa quale viltà; vi si sente l’afflato del polmone dell’infinito. Le spirali indefinite e fuggenti del vento sibilavano, travolgendo i flutti; le onde tramutate in giganteschi dischi sotto quei vortici, venivano lanciate contro le rocce come da invisibili atleti.
Un’abbondantissima schiuma ricopriva tutti gli scogli: torrenti in alto e bave in basso. Poi i muggiti raddoppiavano. Nessun suono umano o bestiale ululato potrebbe dare un’idea del frastuono che accompagnava il sommovimento dei flutti. Le nuvole cannoneggiavano, la grandine mitragliava, le onde muovevano all’assalto. Certe zone parevano immobili; su altre il vento percorreva venti tese al secondo.
Il mare, fin dove poteva arrivare l’occhio, era bianco: dieci leghe d’acqua insaponata riempivano l’orizzonte…Un acquazzone incommensurabile cadeva a dirotto. Si sentivano in cielo, di tanto in tanto, scariche di moschetteria. Nel mezzo del tetto d’ombra, v’era una specie di ampia gerla capovolta, dalla quale cadevano confusamente, la tromba marina, la grandine, la nebbia, le folgori, la notte, la luce, i frastuoni, i lampi: tanto sono formidabili questi rivolgimenti dell’abisso…Intorno a lui (Gilliatt)il tumulto dei flutti sembrava quello d’una caldaia in ebollizione; enorme il frastuono;  pareva talvolta che il fulmine rotolasse per le scale. Le saette cadevano senza tregua, sempre sulle punte dei medesimi scogli, perché probabilmente venate di diorite. Cadevano chicchi di grandine grossi come pugni; Gilliatt doveva scuoterli dalle pieghe della sua casacca e perfino le sue tasche ne erano piene…
L’uragano aveva raggiunto il parossismo. Fino a quel momento la tempesta era stata terribile; da allora diventò orrenda. La convulsione del mare giunse al cielo. La nuvolaglia, fino a quell’istante, era stata padrona assoluta; pareva agisse dispoticamente: dava l’impulso, versava la follia sulle onde, mantenendo al tempo stesso una certa qual sinistra lucidità. In basso regnava la follia, in alto la collera. Il cielo è il soffio, l’oceano è la schiuma; da ciò deriva la supremazia del vento. L’uragano è genio…Le nubi, terribili, modellavano nell’immensità, maschere di gorgone. Tutto il possibile apparato d’intimidazione, si metteva in mostra. La pioggia veniva dalle onde, la schiuma dalle nubi. Fantasmi di vento si curvavano; volti di meteore s’imporporavano e si eclissavano e l’oscurità, dopo il loro dileguarsi, appariva mostruosa…
Le violenze supreme disorganizzano la tempesta ; tutti i marinai lo sanno: l’ultima prova è aspra ma breve e l’infierire del fulmine è l’annunzio della fine. Ad un tratto la pioggia smise. Poi restò soltanto un rabbioso tumultuar di nebbia. L’uragano si fermò, come un’asse che cada a terra; per così dire, si ruppe. L’immenso groviglio di nuvole si disfece e uno squarcio di cielo sereno aprì le tenebre…La tempesta era durata circa venti ore. Il vento che l’aveva portata, la riportà via. Un ammassarsi di oscurità diffusa, ingombrò l’orizzonte. Le nubi scompigliate ed in rotta, si accumularono confusamente, tumultuando.  Da un capo all’altro della linea delle nubi si ebbe un movimento di ritirata. Si sentì un lungo brontolio decrescente; caddero le ultime gocce di pioggia; e tutta quella oscurità carica di tuoni, si allontanò come una ressa di carri terribili.
Improvvisamente il cielo si fece azzurro.”

Anche se il romantico autore, ritiene l’uomo, in ultima analisi, dominatore degli elementi perché dotato di una volontà granitica, mentre la natura è caotica, anche lui contempla l’abisso, non avendo la forza, anche se tentato, di spiegarne l’origine ma “Vi dico, se questi taceranno, grideranno le pietre!” (Lc 19,29)
(Selezione da: “I lavoratori del mare” di Victor Hugo)

(Carlo)

martedì 24 ottobre 2017

SPIRITUALITA'

DALLE  MEMORIE  DI  SUOR  LUCIA  (DI  FATIMA)
Il  10-12-1925 apparve  a Lucia la Santissima Vergine e al Suo fianco, sospeso in una nuvola luminosa, un Bambino. La Santissima Vergine, mettendole la mano sulla spalla, le mostrò un cuore coronato di spine che teneva nell’altra mano. Allo stesso tempo il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore Immacolato della tua Santissima Madre, coperto di spine che gli uomini ingrati, in ogni momento, Vi infiggono, senza che vi sia chi faccia un atto di riparazione per strapparle.”
In seguito la Santissima Vergine disse: “Guarda, figlia Mia, il Mio Cuore Incoronato di spine che gli uomini ingrati a ogni momento Mi configgono con bestemmie e ingratitudini. Tu almeno, cerca di consolarMi e dì che tutti quelli che per cinque mesi, nel primo sabato, si confesseranno, ricevendo poi la Santa Comunione, diranno un Rosario e Mi faranno 15 minuti di compagnia, meditando sui 15 misteri del Rosario, con l’intenzione di darMi sollievo,Io prometto di assisterli nell’ora della morte, con tutte le Grazie necessarie alla salvezza di queste anime.”
Il  15 febbraio 1926, le apparve di nuovo il Bambino Gesù. Le domandò se avesse gia diffuso la devozione alla sua Santissima Madre. Lei Gli espose le difficoltà che il confessore aveva e che la Madre Superiora era pronta a fare propaganda; ma il confessore aveva detto che essa da sola, non poteva far nulla. Gesù rispose:”E’ vero che la tua Superiora, da sola, non può nulla; ma con la Mia Grazia, può tutto.”
Fece presente a Gesù la difficoltà che alcune anime avevano di confessarsi il sabato e chiese che fosse valida la confessione di otto giorni. Gesù rispose:” Sì, possono essere anche di più, purché, quando Mi ricevono, siano in grazia e abbiano l’intenzione di riparare il Cuore Immacolato di Maria.”
Lei domandò:”Gesù mio, e quelle che si dimenticheranno di formulare quell’intenzione?”  Gesù rispose:” Possono formularla nella confessione seguente, approfittando della prima occasione che avranno per confessarsi.”
Racconta ancora Lucia: “Un giorno ero molto occupata nel mio lavoro ( nell’orto)…e andandomene a vuotare un secchio di spazzatura fuori dell’orto dove, alcuni mesi prima, avevo incontrato un bambino a cui avevo chiesto se sapesse l’Ave Maria, e avendomi risposto di sì, gli chiesi di recitarla per verificare se la sapesse. Ma siccome lui non si decideva a dirla da solo, (la) recitai io con lui per tre volte e alla fine delle tre Ave Maria, gli chiesi di dirla da solo. Ma siccome lui stava zitto e non era capace di dire l’Ave Maria da solo, gli domandai se sapesse dove era la Chiesa di Santa Maria. Mi rispose di sì. Gli dissi che ci andasse tutti i giorni e che dicesse così: O mia Mamma del Cielo, datemi il Vostro Bambino Gesù! Gli insegnai questo e venni via. In seguito, tornando là come al solito, vi incontrai un bambino che pareva il medesimo. Allora gli domandai: Hai chiesto il Bambino Gesù alla Mamma del Cielo? Il bambino si volta verso di me e dice: “E tu, hai diffuso nel mondo quel che la Mamma del Cielo ti ha chiesto? E in un istante si trasforma in un Bambino splendente. Riconoscendo allora che era Gesù, dissi: Gesù mio, Voi sapete bene cosa mi ha detto il confessore nella lettera che Vi ho letto. Diceva che bisognava che quella visione si ripetesse, che ci fossero dei fatti affinché fosse creduta e la Madre Superiora, da sola, non ce la faceva a diffondere questo fatto.-E’ vero che la Madre Superiora, da sola, non può far niente; ma con la Mia Grazia, può tutto. E basta che il tuo confessore te ne dia il permesso e che la tua Superiora lo dica, perché venga creduto, anche se non si sa a chi fu rivelato.- Ma il mio confessore diceva nella lettera che questa devozione non era necessaria nel mondo, perché c’erano già molte anime che Vi ricevevano nei primi sabati in onore della Madonna e dei 15 misteri del Rosario.- E’ vero figlia Mia che molte anime li cominciano, ma poche li finiscono; e quelle che li finiscono, è col fine di ricevere le grazie che vi sono promesse e mi sono più gradite quelle che fanno i cinque sabati con fervore e con il fine di consolare il Cuore della tua Madre del Cielo che non quelli che han fatto i quindici tiepidi e indifferenti…
(Dalle memorie di Suor Lucia)

(Carlo)

lunedì 9 ottobre 2017

SPIRITUALITA'

GUARIGIONE  E  CONVERSIONE  SONO   CONNESSE
Tanti anni fa la Madonna mi ha fatto la grazia di provocare il mio rientro nella Religione che, per motivi filosofici, avevo abbandonato. Contemporaneamente ha immesso in me una certezza, secondo la quale, riavvicinarmi alla fede, significava anche sottrarmi a grandi sofferenze a cui sarei andato incontro se non ci fosse stata questa conversione.  Da allora, questa certezza mi ha sempre accompagnato e molte volte ne ho avuto la conferma, seguendo la vita di tanti conoscenti. Oggi, ricevo ulteriore conferma nelle parole di Maria, nostra Mamma Celeste durante le Apparizioni di Fatima.
Il 13 giugno 1917 –racconta Lucia- “dopo aver recitato il Rosario con Giacinta e Francesco ed altre persone presenti, vedemmo di nuovo il riflesso di luce che si avvicinava (quello che chiamavamo lampo) e subito dopo, la Madonna sul leccio, tutto come a maggio.
-Cosa vuole da me?- domandai.
“Voglio che veniate qui il 13 del prossimo mese, che recitiate il Rosario tutti i giorni e che impariate a leggere. Poi vi dirò quel che voglio.”
Domandai la guarigione di un malato. “ Se si converte, guarirà entro l’anno.”….

13 ottobre 1917 : Uscimmo di casa molto presto, prevedendo già i ritardi del cammino. C’era una gran folla e la pioggia cadeva torrenziale. Mia madre, temendo che fosse quello l’ultimo giorno della mia vita, col cuore spezzato dall’incertezza per quanto sarebbe successo, volle accompagnarmi lungo la strada. Le scene del mese precedente, più numerose e commoventi (suppliche di guarigioni). Neppure la fanghiglia dei sentieri, impediva a quella gente di inginocchiarsi nell’attitudine più umile e supplichevole.
Arrivati alla Cova d’Iria, presso il leccio, spinta da un impulso interiore, domandai alla gente che chiudesse gli ombrelli per recitare il Rosario. Dopo poco , vedemmo il riflesso di luce e subito la Madonna sopra il leccio.
-Cosa vuole da me?- “Voglio dirti che facciano qui una cappella in Mio onore; che sono la Madonna del Rosario; che continuino sempre a dire il Rosario tutti i giorni. La guerra finirà ed i soldati torneranno   presto alle loro case.”
-Io avrei molte cose da chiederLe: se cura dei malati e se converte alcuni peccatori. etc.
Alcuni sì; altri no. Devono emendarsi: chiedano perdono dei loro peccati.” E prendendo un aspetto più triste: “Non offendano più Dio, Nostro Signore, che è già molto offeso.”  E, aprendo le mani, le fece riflettere nel sole; e mentre si elevava, il riflesso della Sua stessa luce, continuava a proiettarsi nel sole.
Ecco Ecc. Rev.ma il motivo per il quale gridai che guardassero il sole. Il mio intento non era di richiamare l’attenzione della gente verso il sole, dato che non avevo neppur coscienza della loro presenza. Lo feci soltanto mossa da un’ispirazione interiore che a ciò mi spinse.
Sparita la Madonna nell’immensa distanza del firmamento, vedemmo, accanto al sole S.Giuseppe col Bambino e la Madonna vestita di bianco con un manto azzurro. S.Giuseppe e il Bambino sembravano benedire il mondo con alcuni gesti in forma di Croce tracciati con la mano.
Poco dopo, svanita questa apparizione, vidi il Signore e la Madonna che mi pareva la Madonna Addolorata.
Il Signore sembrava benedire il mondo nello stesso modo di S. Giuseppe. Sparì questa visione e mi parve di vedere di nuovo la Madonna con aspetto simile alla Madonna del Carmine.”

( dalle “Memorie di Suor Lucia- Fatima)

(Carlo)

mercoledì 16 agosto 2017

SPIRITUALITA'



MARIA  SANTISSIMA  CHIEDE  LA  CONSACRAZIONE
In occasione del 25 marzo 1984, la Madonna comunica al Sacerdote Padre Gobbi  con una locuzione interiore, questo Suo desiderio: “ Guardate al momento ineffabile dell’Annunciazione da parte dell’Arcangelo Gabriele, inviato da Dio ad accogliere il Mio “Sì” all’attuazione del Suo eterno disegno di Redenzione e al grande mistero dell’Incarnazione del Verbo nel Mio seno verginale, e allora capirete perché Io vi domando di consacrarvi al Mio Cuore Immacolato.
Sì, Io stessa ho manifestato la Mia volontà a Fatima, quando sono apparsa nel 1917. L’ho più volte domandata a Mia figlia Suor Lucia che si trova sulla terra per adempiere a questa missione che le ho affidato. In questi anni l’ho insistentemente richiesta attraverso il messaggio affidato al Mio Movimento Sacerdotale. Oggi Io nuovamente domando a tutti la consacrazione al Mio Cuore Immacolato.
La domando anzitutto al Papa Giovanni Paolo II, primo figlio prediletto che, in occasione di questa festa, la compie in maniera solenne, dopo aver scritto ai Vescovi del mondo di farla in unione con lui.
Purtroppo, non da tutti i Vescovi l’invito è stato accolto. Particolari circostanze, ancora non hanno consentito di consacrarMi espressamente la Russia, come ho più volte domandato. Come vi ho già detto, questa consacrazione Mi sarà fatta, quando avvenimenti sanguinosi saranno ormai in via di attuazione.
Benedico questo atto coraggioso del “Mio” Papa che ha voluto affidare il mondo e tutte le Nazioni, al Mio Cuore Immacolato; Io accolgo con amore e gratitudine e, per esso prometto di intervenire ad abbreviare molto le ore della purificazione e a rendere meno pesante la prova.
Ma Io domando questa consacrazione anche a tutti i Vescovi, a tutti i Sacerdoti, a tutti i Religiosi e a tutti i fedeli. Questa è l’ora in cui tutta la Chiesa deve raccogliersi nel sicuro rifugio del Mio Cuore Immacolato.
Perché vi domando la consacrazione?
Quando una cosa viene consacrata, essa è sottratta ad ogni altro uso per essere adibita solo a uso sacro. Così è di un oggetto quando è destinato al culto divino. Ma può esserlo anche di una persona quando essa viene chiamata da Dio a renderGli un culto perfetto. Comprendete perciò, come il vero atto della vostra consacrazione sia quello del Battesimo. Con questo Sacramento, istituito da Gesù, vi viene comunicata la Grazia che vi inserisce in un ordine di vita superiore al vostro, cioè nell’ordine soprannaturale.
Partecipate così, alla natura divina, entrate in una comunione di amore con Dio e le vostre azioni hanno perciò un nuovo valore che supera quello della vostra natura, perché hanno un vero valore divino.
Dopo il Battesimo, siete ormai destinati alla perfetta glorificazione della Santissima Trinità e consacrati a vivere nell’amore del Padre, nella imitazione del Figlio e nella piena comunione con lo Spirito Santo.
Il fatto che caratterizza l’atto della consacrazione è la sua totalità: quando venite consacrati, ormai lo siete tutti e per sempre. Quando vi domando la consacrazione al Mio Cuore Immacolato, è per farvi comprendere che dovete affidarvi a  Me completamente, in maniera totale e perenne, perché Io possa disporre di voi secondo il volere di Dio. Vi dovete affidare in modo completo, donandoMi  tutto. Non dovete donarMi qualcosa e tenere ancora qualcosa per voi: dovete essere veramente e solamente tutti Miei.
E poi, non vi dovete affidare a Me un giorno sì e uno no, o per un periodo di tempo, finché voi volete, ma per sempre. E’ per sottolineare questo importante aspetto di completa e duratura appartenenza a Me, vostra Mamma Celeste, che Io domando la consacrazione al Mio Cuore Immacolato.
Come la consacrazione deve essere da voi vissuta?
Se guardate al mistero ineffabile che oggi la Chiesa ricorda,(festa dell’Annunciazione) capirete come deve essere vissuta la consacrazione che vi ho domandato. Il Verbo del Padre, per amore ,M i si è completamente affidato. Dopo il Mio “Sì”, è disceso nel Mio seno verginale. Mi si è affidato nella Sua divinità. Il Verbo eterno, la seconda Persona della Santissima Trinità, dopo l’Incarnazione, si è nascosto e raccolto nella piccola dimora, miracolosamente preparata dallo Spirito Santo, nel Mio grembo verginale. Mi si è affidato nella Sua umanità, in maniera così profonda, come ogni figlio si affida alla mamma da cui tutto si attende: sangue, carne, respiro, cibo e amore per crescere ogni giorno nel suo seno e poi, dopo la nascita, ogni anno sempre accanto alla madre.
Per questo, come sono Madre dell’Incarnazione, sono anche Madre della Redenzione che qui  ha già il suo mirabile inizio. EccoMi  perciò intimamente associata a Mio Figlio Gesù; collaboro con Lui alla Sua Opera di Salvezza durante la Sua infanzia, l’adolescenza, i trent’anni della Sua vita nascosta a Nazareth, il Suo ministero pubblico, durante la Sua dolorosa Passione, fin sulla Croce, dove offro e soffro con Lui e raccolgo le Sue ultime parole di amore e di dolore, con le quali Mi dona come vera Madre a tutta l’umanità….”
(Da: “Ai Sacerdoti, figli prediletti  della Madonna” di P.Gobbi)
(Carlo)


domenica 16 luglio 2017

SPIRITUALITA'



IL  RISCHIO  DEL VATICANO II
S.Agostino immagina che il tempo abbia due aspetti, due movimenti: uno che va nella direzione della storia e che lui definisce “estensione” e che può considerarsi orizzontale ed un altro che dalla storia sale in direzione verticale e che lui definisce “intensione”. Esistono, quindi, due aspetti della verità, uno verticale, dalla accettazione difficile, dura, come l’invito di Gesù a portare la nostra croce quotidiana e l’altro, orizzontale, caratterizzato dal nostro rapporto con l’altro.
“Ama Dio” è un richiamo verticale; “ama il tuo prossimo” è un richiamo orizzontale.
Poiché Dio è Puro Spirito, invisibile, non ci è dato sapere se Lo amiamo; la prova del nostro amore per Lui, ce la fornisce il nostro amore per l’uomo. Solo chi ama Dio può amare l’uomo, perché Dio è l’essenza dell’amore. I non credenti  possono amare, ma in maniera filantropica, quindi egoistica.
Obiettivamente, durante i secoli cristiani, vi sono state delle accentuazioni a volte condizionate dal combattimento delle eresie, come quella del Concilio di Nicea contro Ario che negava la divinità di Gesù. Pertanto, ponendo un forte accento sulla parte divina di Gesù, ci si è quasi dimenticati dell’Umanità del Redentore. Più tardi, nel combattimento opposto, contro l’eretico Pelagio, si accentuerà il dono gratuito di Dio e si lasceranno un po’ nell’ombra la libertà e l’autonomia dell’uomo.
La caratteristica del Concilio Vaticano II, per iniziativa del suo ispiratore Papa Giovanni XXIII, è quella di aver privilegiato la verità di tipo orizzontale. Prima di allora, nel Sacramento del Matrimonio si era insistito sul dovere-necessità della procreazione, trascurando il secondo aspetto, quello dell’amore, ossia la sua caratteristica orizzontale. E così, la S.Messa era considerata soprattutto un vero Sacrificio, dimenticando che l’assemblea è anche una riunione dei fedeli tra loro, in nome di Cristo.
La liturgia che è anche parola, ha necessità di farsi comprendere e quindi è stata variata la lingua, perché fosse un insegnamento comunicato agli uomini.
Una volta si era fissata l’attenzione sul peccato che sembrava quasi esclusivo della carne e non si era ben evidenziato che nel giudizio dopo la morte, Gesù farà dipendere la condanna, anche dal mancato aiuto ai bisognosi: “Ho avuto sete e tu non mi hai dato da bere” (Mt 25).
Oggi però, non si pone abbastanza l’accento sul peccato che è una trasgressione al precetto divino e c’è il rischio, molto attuale, di attenuare il senso del peccato che ha come conseguenza il dissolvimento del senso della Redenzione. Se l’uomo non fosse peccatore, a che servirebbe la Redenzione e quindi la Salvezza?
Per secoli la Chiesa non ha voluto immischiarsi (almeno nominalmente) con gli errori del mondo, cercando di non farne parte e attendere passivamente il progresso scientifico.
Con il Concilio Vaticano II invece, la Chiesa desidera dialogare con il mondo, assimilare quello che le sembra migliore, sforzandosi  di allinearsi con esso.
Il pericolo di oggi, infatti, è quello di ritenere equidistanti le verità verticali con quelle orizzontali. Questo capovolgimento è il terribile rischio dell’umanità di oggi; non è più l’amore per l’uomo che deriva e dipende dall’amore per Dio, ma l’opposto: l’amore dell’uomo per Dio, diventa un simbolo dell’amore dell’uomo per l’uomo. Questa diventerebbe la sola religione e possiamo immaginare che la piazza sostituisca i Templi. Il lavoro la vera fede, la fabbrica la Chiesa.
Questo il rischio estremo, la via che stiamo battendo che è quella della sostituzione di una religione di tipo divino con una di tipo umano, senza che si verifichi alcun cambiamento esterno, ma attuando  uno svuotamento insensibile dall’interno.
(Carlo)

giovedì 13 luglio 2017

ATTUALITA'



APOCALISSE  13,16-18
Leggo un chiarificante articolo di Maurizio Blondet relativo ad una molto probabile spiegazione delle discusse dimissioni di Papa Ratzinger, il quale ricevette enormi pressioni  perchè lasciasse il soglio di Pietro.
A suo tempo il Cardinale Dannels ha dichiarato di far parte di una congiura, tenuta in Svizzera, dal Cardinale Carlo Maria Martini, organizzata a tale scopo. Queste pressioni sono state confermate, ma non spiegate nei particolari, da una recente intervista al segretario di Benedetto XVI, Monsignor Gaenswein.
Oggi finalmente, siamo in grado di scoprire l’entità di queste insostenibili pressioni.
Un mese prima delle dimissioni di Papa Ratzinger, una Società mondiale, denominata SWIFT, la quale altro non è che un accordo interbancario mondiale di 10.500 banche di 215 Paesi, accordo che permette di bloccare ogni transazione in dollari. In virtù di questo accordo, non valgono più né carte di credito né bancomat, creando una paralisi economica completa che colpisce lo Stato che si vuol danneggiare.
In pratica, questa occulta Organizzazione comanda, permette o impedisce, qualunque attività economica, in qualunque società del mondo. Si attua così la Profezia dell’Apocalisse (cap. 13,15-18) nella quale è scritto: “Essa (la bestia) fa sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte e che nessuno possa comprare o vendere, senza avere tale marchio cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza: Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo e il suo numero è 666.”
Così, con questo blocco esercitato sullo Stato del Vaticano, lo IOR non poteva pagare le nunziature, i bancomat non funzionavano, gli stipendi non potevano essere erogati, non si potevano alimentare le missioni  etc.e tutto questo per un mese intero.
Non appena però giunse l’annuncio delle dimissioni di Papa Ratzinger, il giorno dopo, tutto fu ripristinato regolarmente.
Benedetto XVI era chiaramente contrario al relativismo imperante e al mondialismo in genere, oltre alle aperture gay e alla teoria del gender, mentre Bergoglio “gareggia con il laicismo imperante dell’Unione Europea” (S.Plesio), è gradito alla Massoneria e dimostra la sua volontà di protestantizzare il Cattolicesimo, rendendolo secolarizzato e mondano. Non si cura delle gravi conseguenze, anche culturali, dell’immigrazione e, in obbedienza delle aspettative mondialistiche, ingiunge ai cristiani di accogliere sempre più immigrati, con una totale accoglienza.
In un comunicato ufficiale firmato da 28 Obbedienze massoniche, i massoni richiamano i Paesi europei ad accogliere gli immigrati e ad accoglierne sempre di più. A noi trarne le conclusioni.
(Carlo)