martedì 13 febbraio 2018

SPIRITUALITA'

DEDICATO AI PROTESTANTI- In Maria c’è una mediazione ascendente, perché Lei ci conduce allo Spirito Santo affinché Lo possiamo conoscere ed amarLo. E una mediazione discendente, perché Lei distribuisce le Grazie che sono dello Spirito Santo. “Ella è, dopo l’amore del Verbo Incarnato, l’amore più puro, l’unico immacolato, che si eleva dalla terra incontro all’Amore divino.” Vocazione di Maria è essere completamente disponibile e corrispondere pienamente alla volontà dello Spirito Santo nel suo slancio liberamente consenziente. Dio dona sia quando dona, sia quando chiede; Egli quindi dona due volte. La Sua Grazia ci restituisce la nostra libertà. Quando Maria acconsente all’Incarnazione, si uniscono l’abbandono di Sé e la Sua libertà. “Maria è e resta sempre rivolta verso lo Spirito: è l’atteggiamento fondamentale della Sua anima. Soltanto in Lui Ella ci vede, in Lui ci ama. Maria va verso gli uomini in Dio, senza menomamente distogliere gli occhi da Lui; Ella ci ama di un amore che riceve da Dio. Quando pronunciamo le parole dell’Ave Maria, Ella si volta con gioia verso Colui che è in Lei e che la inonda delle Sue benedizioni. Man mano che salgono le nostre Ave Maria, Ella le trasforma in inni a Dio. Non si dice forse, parlando degli Angeli Custodi che “essi vedono continuamente la faccia del Padre che è nei Cieli?” Così è per Maria. Ella vede Dio, si nutre di Dio, è tutta traboccante di Dio. Non si comprenderà mai la Sua mediazione discendente, se non si afferra, nella mediazione ascendente, questo teocentrismo sempre in azione.” La Madonna non ha risposto solamente a titolo individuale, ma a nome di tutto il genere umano. La Sua non era” una” risposta, ma “la” risposta dell’umanità all’Amore di Dio. Sarà compito Suo aiutarci a credere al mistero dell’Amore di Dio. La Sua fede sarà un rifugio per la nostra. Noi dunque siamo di Maria, ma Maria è del Cristo. Ecco tutta la Sua missione. Lei costituisce per noi l’accesso allo Spirito Santo. Scrive il Montfort: “So che senza di Lei, noi non possiamo né conoscerTi, né amarTi.” E ancora: “Maria è l’eccellente capolavoro dell’Altissimo, di cui Egli si riservò la conoscenza e il possesso…Maria è la fonte sigillata e la Sposa fedele dello Spirito Santo, dove Egli solo può entrare. Maria è il santuario e il riposo della Santissima Trinità…Egli ha creato un mondo per l’uomo viatore, ed è questo che abitiamo; ha creato un mondo per l’uomo beato, ed è il Paradiso; ma ne ha creato un altro per Sé e gli ha dato nome Maria.” Se lo Spirito Santo solo può farci conoscere Maria, è vero anche l’opposto: “senza di Lei non possiamo né conoscerLo , né amarLo.” Lo Spirito Santo! Ma come si fa a concepirLo, ad afferrarLo con la nostra mente così limitata e pesante? Chi ci aiuterà ad intravvedere questo misterioso Spirito Santo che noi non possiamo immaginarci se non attraverso un simbolo di colomba o di fuoco? Poiché l’unione di Maria con lo Spirito Santo è più perfetta di quanto si possa immaginare, il Montfort non teme di affermare che questa ignoranza pratica dello Spirito Santo, dipende dalla dimenticanza che gli uomini destinano a Maria. Anche Lui, il Verbo di Dio, è inafferrabile dalla nostra intelligenza e anche scartando l’assurda ipotesi di una unione ipostatica tra lo Spirito Santo e Maria, tuttavia, per una libera volontà del Creatore, vi è un unione di intenti nei nostri riguardi, che fa di Maria uno strumento strettamente unito allo Spirito il quale opera per mezzo di Lei. Per questo la via più breve e sicura che conduce allo Spirito Santo è certamente Maria. Se noi amiamo Lei, amiamo Lui. Chi serve Lei, serve Lui. Chi appartiene a Lei, appartiene a Lui. Dopo l’incarnazione di Gesù, Maria è il tentativo supremo di Dio per convincerci del Suo Amore per noi. E’ Lui la sorgente dell’amore di Maria e della Sua sollecitudine per noi. Scostarsi da Lei, col pretesto di onorare meglio Dio, è rifiutare Dio. Non è possibile conoscere Dio se non si riconosce Colei la cui missione è di avvicinarci al Suo Amore. Maria infatti è l’Amore di Dio alla portata dei peccatori. Gesù nella Sua Passione ci amò fino alla fine. L’ultimo Suo atto è stato donare a S.Giovanni, ossia a tutta l’umanità, il bene più prezioso: Sua Madre. Veramente, chi disconosce Maria, disconosce il Cuore di Dio! Del resto, chi vuole andare a Cristo, senza di Lei, chi vuole trovare il Figlio senza la Madre, non rispetta il piano divino. Questa è la via; non si trova Gesù che nelle braccia di Maria. Per aver misconosciuto Maria, certi Protestanti hanno finito per non credere più nella divinità di nostro Signore. Questa mediazione mariana non è altro che la maternità di Maria nella Sua pienezza mistica. Cristo è il Mediatore plenario e totale tra Dio e gli uomini, e la mediazione subordinata di Maria, ha lo scopo di immergerci più profondamente nella mediazione del Figlio.” Ella è il mezzo da Lui scelto affinchè non vi siano distanze e l’umanità, in Lui, tocchi direttamente Dio.” (P Mersch). L’elemento necessario della totale mediazione di Cristo, è costituito da Sua Madre in quanto, avendo una Madre, Egli è pienamente Uomo. Infatti la Maternità di Maria attesta la Verità della natura umana di Gesù e in Lei avvenne l’unione delle due nature di Dio e dell’Uomo. Ciò che noi diamo a Maria, va certissimamente a Dio e in più arriva accresciuto e arricchito dai meriti della Mediatrice. Passando per le mani di Lei, le nostre buone opere acquistano un valore nuovo e le Grazie discendono a noi in abbondanza. Sintesi: -E’ per mezzo di Lei che sarà santificato Giovanni il Battista. -Sulle Sue ginocchia i pastori e i Re Magi trovarono il Messia. -Da Lei il vecchio Sacerdote Simeone riceverà sulle braccia il Desiderato delle Nazioni. -Per la Sua preghiera Gesù fu costretto dolcemente al miracolo di Cana. - Per mezzo di Lei, l’umanità ratificherà, ai piedi della Croce, il Sacrificio redentore. -In unione con Lei sarà trasmesso lo Spirito agli Apostoli e si inaugurerà l’Apostolato. (Da: Teologia dell’Apostolato del Card. Suenens) (Carlo)

giovedì 25 gennaio 2018

SPIRITUALITA'

DAL CONFLITTO ALLA COMUNIONE-- Questo titolo è relativo ad uno studio congiunto fra luterani e cattolici, allo scopo di raggiungere una problematica unità perseguita dalle due Religioni, nonostante le immense differenze dottrinali. La commemorazione, ricorrendo quest’anno il cinquecentesimo dalla Riforma luterana, è stata l’occasione per rispolverare ciò che è avvenuto nel 1517 per opera del monaco Martin Lutero. In passato queste ricorrenze erano motivo di accuse verso il riformatore perché gli si attribuiva la colpa principale di una intollerabile divisione dalla vera Chiesa e di aver distorto il Vangelo di Cristo. Dicono i luterani: “Ancor oggi molti cattolici associano la Riforma luterana principalmente con la divisione della Chiesa, mentre molti cristiani luterani associano la parola “Riforma” specialmente con la riscoperta del Vangelo, la certezza della fede e la libertà.” Oggi però, luterani e cattolici cercano insieme di reinterpretare le loro tradizioni e pratiche teologiche, “perché una gran parte di ciò che nel passato ha diviso la Chiesa, è oggi praticamente sconosciuto…Per più di un secolo il movimento pentecostale e altri movimenti carismatici, si sono andati diffondendo largamente in tutto il mondo. Questi vigorosi movimenti hanno presentato nuove accentuazioni che hanno fatto sì che molte delle vecchie controversie confessionali, sembrino ormai obsolete. Il movimento pentecostale è presente in molte Chiese diverse, nella forma del movimento carismatico creando nuove comunanze e comunità che attraversano le frontiere confessionali. In tal modo, esso dischiude nuove opportunità ecumeniche…Perché, dice lo Studio, “il punto non è raccontare una storia diversa, ma raccontare questa storia in maniera diversa.” …Infatti “i teologi ecumenici hanno deciso di non porre più l’accento sui punti di vista delle rispettive Confessioni, per cercare invece, ciò che è comune.. e in tal modo lavorare verso un superamento delle differenze che separano le Chiese.” La Chiesa Cattolica ha dovuto a lungo combattere contro la descrizione di un Medioevo oscuro, fortemente ribadito dal mondo protestante, ma ricchissimo per la Chiesa Cattolica; oggi però, una parte di Essa vuole attenuare i toni e Lutero “ viene rappresentato come una persona di intenso fervore religioso e un rigoroso uomo di preghiera” anche se un suo contemporaneo “ Cocleo aveva dipinto Lutero come un monaco apostata, un distruttore della cristianità, un corruttore della morale e un eretico” (Questo giudizio risponde a verità poiché Lutero si fece monaco per sfuggire alla giustizia di allora che lo avrebbe imprigionato per l’uccisione di un uomo. Inoltre corruppe molta gioventù con le sue tesi eretiche e convisse con una suora strappandola al Convento, con grave scandalo. N.d.R.) Nel Decreto sull’ecumenismo “Unitatis Redintegratio” al n. 3 si afferma che tra gli elementi caratteristici della Religione Cattolica, per i quali Essa è edificata e vivificata, parecchi di essi possono trovarsi fuori della Chiesa Cattolica, quali la parola di Dio scritta, la vita della Grazia, la Fede, la Speranza e la Carità…perciò le stesse Chiese e Comunità separate…non sono affatto spoglie di significato…poiché lo Spirito di Cristo, non ricusa di servirsi di esse come strumenti di salvezza il cui valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità che è stata affidata alla Chiesa Cattolica.” Queste asserzioni hanno fatto da battistrada al Relativismo, responsabile dell’odierna crisi spirituale. Pio XI nell’Enciclica “Mortalium animos” dice: “La Chiesa Sua, invece, Nostro Signore la fondò come società perfetta, per natura interna e sensibile, con il fine di perpetuare nel futuro, l’opera salvatrice della Redenzione sotto la guida di un solo capo, mercè l’insegnamento della parola e con la dispensa dei Sacramenti, fonti della Grazia celeste.” Il documento congiunto di cui si sta parlando asserisce che il Concilio Vaticano II ha operato tra i cattolici un cambiamento di giudizio secondo il quale Lutero viene ricompreso come “testimone del Vangelo” e al punto 30 ribadisce che il riformatore era ossessionato dal tema della Misericordia di Dio e rimprovera che i fedeli cristiani non si preoccupino di un tale tema perché credono che Dio sia indifferente di fronte ai nostri peccati e alle nostre virtù. Come si vede, questa forte eresia, prelude alle conclusioni che saranno più chiare quando si tratterà della dottrina luterana. Inoltre, secondo questo studio, “ per determinare l’esatto rapporto esistente tra i rispettivi articoli dottrinali, i testi devono essere interpretati alla luce del contesto storico nel quale sono stati redatti.”(n. 33) E il tranello che segue vuole addormentare la coscienza critica del fedele: “Il dialogo ecumenico implica la rinuncia a schemi mentali che scaturiscono dalle differenze tra le confessioni e che le enfatizzano…Queste differenze, tuttavia, non vengono trascurate o minimizzate, perché il dialogo ecumenico è la comune ricerca della verità della fede cristiana.”(n.34) Come si vede, la difficoltà dei luterani viene addossata sulle spalle dei cattolici i quali, secondo loro, cercano ancora la Verità, come se il possedere Cristo non fosse esaustivo! La Giustificazione “La Dichiarazione congiunta sulla dottrina della Giustificazione, sottoscritta nel 1999 dalla Federazione luterana mondiale e dalla Chiesa Cattolica romana, ha espresso un consenso tra luterani e cattolici sulle verità fondamentali della dottrina della Giustificazione.” E’ difficile credere che la Chiesa Cattolica abbia potuto sottoscrivere la visione di Lutero e compagni sulla teoria della Giustificazione, poiché per i luterani essa si ottiene esclusivamente in virtù dei meriti di Gesù Cristo, e quindi in virtù della sola fede. (Teologia crucis) . Dice invece il Concilio di Trento (1545): “Essa (la Giustificazione) non è solo remissione dei peccati, ma anche santificazione e rinnovamento dell’uomo interiore attraverso l’accettazione volontaria della Grazia e dei doni, per cui l’uomo da ingiusto diviene giusto e, da nemico amico, così da essere erede secondo la speranza della vita eterna.” Inoltre specifica: “Per cui, nella stessa Giustificazione l’uomo, con la remissione dei peccati, riceve insieme tutti questi doni per mezzo di Gesù Cristo nel quale è innestato (con il Battesimo): la Fede, la Speranza e la Carità. Infatti la Fede, qualora non si aggiungano ad essa la Speranza e la Carità, non unisce perfettamente a Cristo né rende membra vive del Suo Corpo.” Del resto Lutero riteneva che se noi crediamo fermamente che i meriti di Cristo ci vengano applicati, possiamo esser certi che i nostri peccati, pur conservando la nostra anima sporcata dal peccato originale, verranno coperti dai meriti di Cristo e quindi non ci saranno imputati. Per il luterano, Giustificazione non significa, come per il cattolico, un intimo mutamento, ma una semplice non imputazione; e fede, non significa un assenso a verità divinamente rivelate, ma una personale persuasione che i meriti di Cristo ci vengono applicati. Le opere buone non sono di alcuna utilità, anzi sono ritenute impossibili. Per il cattolico invece, la Grazia santificante è una realtà positiva sovrapposta ai già grandi valori dell’anima. S.Pietro afferma che noi siamo “compartecipi della natura divina.” (2Pt 1,4). I molteplici e meravigliosi aspetti dello stato di Grazia li comprenderemo appieno nella vita futura, ma fin d’ora intravvediamo qualcosa della grandezza della nostra Dottrina cattolica che assicura all’uomo, anche durante il pellegrinaggio terreno, una gloria che lo innalza fino alla divinità e lo rende bellissimo alla vista degli Angeli. Dice Davide nel Salmo 8: “Chi è l’uomo da ricordarti di lui o il figlio dell’uomo da visitarlo? Tu lo hai fatto di poco inferiore agli Angeli: lo hai incoronato di maestà e di gloria…O Signore, Signore nostro, quanto è ammirabile il Tuo Nome su tutta la Terra!” Il Catechismo ci insegna che la gloria e la felicità del Cielo, consistono nel “vedere, amare e godere Dio per sempre”; mirare Colui che è tutta la Bellezza e tutta la Verità, amare Colui che è ogni Bontà, godere Colui che è il Bene supremo; in una parola, possedere la Visione Beatifica. Il nostro Salvatore stesso ci ha detto che i puri di cuore “vedranno Dio” e che “gli Angeli nel Cielo “vedono sempre il Volto del Padre Mio che è nei Cieli” (Mt 18,10). Ricolma della gloria della visione diretta di Dio, l’anima ne è necessariamente attratta in un trasporto di amore. L’intelletto Lo vede in tutta la Sua onnipotente Bontà; riconosce che solo in Lui si può trovare felicità e che in Lui vi è ogni felicità: e la volontà è trascinata ad amarLo irresistibilmente ed immutabilmente. Un tratto particolarmente dolce della fede cattolica, è che Dio dimora, in maniera tutta speciale, nelle anime che sono in stato di Grazia. Dice Gesù: “Chi Mi ama osserverà la Mia parola. E il Padre Mio lo amerà: verremo a lui e faremo in lui la Nostra dimora.” (Gv 14,23) Nella conferenza stampa, durante il volo di ritorno dall’Armenia, Papa Francesco ha affermato: “Io credo che le intenzioni di Lutero non fossero sbagliate. ..Ed oggi, luterani e cattolici, con tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla Dottrina della Giustificazione: su questo punto tanto importante, lui non aveva sbagliato…” La Dottrina della Salvezza, ossia della Giustificazione del peccatore è stata affrontata dal Concilio di Trento il 13 gennaio del 1547 con il Canone 9 :”Se qualcuno afferma che l’empio è giustificato dalla sola fede, così da intendere che non si richieda nient’altro con cui cooperare al conseguimento della Grazia della Giustificazione e che in nessun modo è necessario che egli si prepari e si disponga con un atto della sua volontà: SIA ANATEMA.” Quindi, se Lutero “su questo punto tanto importante non aveva sbagliato”, allora si è sbagliato il Concilio di Trento nel condannarlo? Lutero contesta la Dottrina Cattolica sulla Giustificazione appellandosi a S. Paolo nella Lettera ai Romani (Rm 3,28)inserendo proditoriamente nella traduzione in tedesco l’avverbio “sola”, come se S.Paolo avesse scritto: “Infatti noi pensiamo che l’uomo è giustificato per la SOLA fede senza le opere della Legge. Invece la Dottrina Cattolica attribuisce alla fede in Cristo la Giustificazione,insieme ad un comportamento coerente a quella fede, ossia deve concorrere anche il nostro libero arbitrio che viene attuato in una carità attiva, con l’aiuto della Grazia perché questo dono, per divenire operante ,esige corrispondenza ed esclude il rifiuto. La conseguenza che deriva dalla convinzione di Lutero è l’inesistenza del Purgatorio perché non avrebbe senso “purgarsi “ dai peccati per divenire giusti e meritare il Paradiso; basterebbe la sola fede. E se non esiste il Purgatorio, allora non esistono le preghiere di intercessione per i morti e tanto meno le Indulgenze! Inoltre, gran parte della” Lettera ai Romani” (e anche quella “ Ai Galati”) è dedita agli errori dei giudaizzanti che pretendevano imporre ai cristiani “le opere della Legge” a cominciare dalla circoncisione. Dice S.Paolo (Rm 2,13): “Perché non coloro che ascoltano la Legge, sono giusti di fronte a Dio, sia quelli che mettono in pratica la Legge, saranno giustificati.” Scrive S.Giacomo (2,14): “Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede, ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo?” E al versetto 17: “Così anche la fede; se non ha le opere, è morta in sé stessa.” E ai versetti 20-24): “Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere, è senza calore?´Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco suo figlio sull’altare? Vedi che la fede cooperava con le opere di lui e che per le opere, quella fede divenne perfetta e si compì la Scrittura che dice: -E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia.- e fu chiamato amico di Dio. Vedete che l’uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede.” In conclusione, da S.Paolo a S.Giacomo, risulta che sono necessarie per salvarsi, la fede e le opere e che vien prima la fede, poi le opere, quindi il merito e, finalmente, la salute eterna. Lutero però insiste sul concetto, per lui inalienabile, della Giustificazione per sola Grazia e nella “Dichiarazione Congiunta” del 1999, compare ancora questo concetto nell’Articolo 19: “Insieme (luterani e cattolici) confessiamo che…la Giustificazione avviene soltanto per opera della Grazia…” E’ evidente che, il tanto decantato ecumenismo, si realizza in una sola direzione che non è quella cattolica! Dovrebbe far riflettere che nel primo Articolo di Smalcalda nella “Confessione Luterana” del 1536, Lutero scrive: “Ecco il primo Articolo, quello fondamentale (della Giustificazione)… è chiaro e certo che ci giustifica solo quella fede di cui parla S.Paolo “Ai Romani”…Su questo Articolo, non si può cedere o fare concessioni, neppure dovessero cadere il cielo e la terra o tutto ciò che è perituro…Su questo Articolo, si fonda tutto ciò che insegniamo e viviamo contro il Papa, il diavolo, il mondo.” E in quanto all’uomo il cui peccato invincibile impedisce all’uomo di fare il bene, come sosteneva Lutero, risponde S.Paolo (Rm 6,15-16) : “Che dunque? Dobbiamo commettere peccati perché non siamo più sotto la Legge ma sotto la Grazia? E’ assurdo! Non sapete voi che se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza (le opere) che conduce alla giustizia?” Vi sono perciò delle opere che ci meritano la dannazione e quelle che ci meritano la Vita Eterna, l’eredità costituita dal Regno di Dio.” In Gal 6,7-10 S.Paolo scrive: “Non vi fate illusioni: Dio non si lascia irridere; ognuno infatti, mieterà quello che avrà seminato e quindi chi semina nella sua carne, dalla carne mieterà la corruzione, chi invece semina nello spirito, dallo spirito mieterà la Vita Eterna. Non ci stanchiamo di fare del bene, perché se non ci stancheremo, a suo tempo mieteremo. Dunque, finché abbiamo tempo facciamo del bene a tutti, ma specialmente ai nostri fratelli nella fede.” Che valore può avere l’esortazione di Lutero “pecca fortiter sed crede fortius” (credi e pecca fortemente) ? Nel 1520 Lutero volle inaugurare un suo Concilio per discutere le proposte di una Riforma; a mio parere questa iniziativa ha promosso nella mente di Giovanni XXIII l’idea di un nuovo Concilio per considerare la possibilità di addivenire ad un accordo con i Protestanti. Nel paragrafo 88 della Dichiarazione Congiunta, si legge: “Le decisioni del Concilio di Trento, posero le basi della formazione dell’identità cattolica fino al Concilio Vaticano II.” (!!) “Il Papa Leone X si sentì obbligato a proteggere la fede ortodossa da coloro che distorcono e alterano le Scritture, in maniera tale che esse non sono più il Vangelo di Cristo. Così il Papa pubblicò la Bolla “Exsurge Domine” (15 giugno 1520) che condannava 41 proposizioni tratte da varie pubblicazioni di Lutero, definendole come “eretiche, scandalose, false, offensive per le orecchie pie o…capaci di sedurre le menti degli uomini semplici o in contraddizione con la fede cattolica.” La Dottrina cattolica afferma che i Sacramenti danno la Grazia “ex opere operato”, cioè per il fatto stesso che vengono correttamente amministrati, in quanto in essi agisce Gesù Cristo attraverso il Suo Ministro. Lutero invece chiede come disposizione per ricevere la Grazia, soltanto la fede. (elaborazione da Pasqualucci) (Carlo) (continua)

mercoledì 3 gennaio 2018

SPIRITUALITA'

LA MADONNA-- “Il Cristianesimo, abbiamo detto, è un alleanza tra due amori in Cristo Gesù. Anche la Promessa (legionaria) ce lo ripete associando lo Spirito Santo alla Madonna. Lo Spirito Santo: l’amore di Dio che scende verso di noi. La Madonna: l’amore umano- di tutta la creazione il più puro- che sale verso Dio. Gesù Cristo: il nodo dell’Alleanza, il punto di incontro di una duplice tenerezza. Più di ogni altro, il mistero dell’Incarnazione è una rivelazione sempre identica e sempre nuova. Vorremmo fermarci con rispetto a ciò che è come il centro del mistero: l’incontro dello Spirito Santo con Maria. Non per ridire quanto il Vangelo ci racconta su un avvenimento passato, ma per tentare di cogliere le ripercussioni vitali e attuali di questa meravigliosa unione che sigilla la nuova ed eterna Alleanza. “Lo Spirito Santo verrà su di Te e la virtù dell’Altissimo Ti adombrerà…”(Lc 1,35) C’è qui soltanto un puro fatto storico, lontano, chiuso definitivamente? Oppure queste parole ci rivelano una legge, immutabile per ogni tempo ormai, dell’azione di Dio nel mondo? La questione è importante. Restringere l’Alleanza tra lo Spirito Santo e Maria, alla sola nascita di Gesù, significa ridurla al livello di un episodio storico, il quale anche se grande, non è durato che una rapido momento ed è quindi accaduto nel passato. Significa collocare Maria nella storia, ma non nel presente e neppure nell’avvenire. E’ proprio questo che Dio ha voluto? O invece lo Spirito viene a coprirLa per sempre della Sua ombra fecondatrice? Con tutta la Chiesa cattolica, noi dichiariamo che l’unione dello Spirito Santo con Maria, s’è conclusa per tutti i tempi, che tale alleanza resta ormai indissolubile e che oggi ancora Gesù continua a nascere invisibilmente nelle anime… Il mistero dell’Incarnazione si rivelerà di un’ampiezza più vasta ancora e la sua magnificenza si estenderà per tutti i secoli. Maria lo ha così ben compreso che nel Suo “Magnificat” non teme di lasciare la Sua trionfale profezia: “Ecco, d’ora innanzi, tutte le generazioni mi chiameranno beata.” Ella sapeva che la storia del mondo si sarebbe snodata intorno alla Sua Persona. Ella sarà il trono stabilito per sempre; sarà Madre degli uomini, nello stesso tempo che Madre di Dio. Ella sarà Colei per mezzo della quale lo Spirito sarà fecondo ad extra; sarà lo strumento sempre associato alla Sua azione santificante. Lo Spirito Santo viene in Lei proprio per questo, per tutto questo. Forse non ci capacitiamo abbastanza che Maria sia la nuova creazione di Dio, un mondo a parte, più meraviglioso di ogni altro mondo e che lo Spirito, librantesi sulle acque, all’origine dei tempi, non sia che una lontana immagine di questa virtù dell’Altissimo discesa sopra di Lei. Una volta capito il mistero del Corpo Mistico, cioè l’unione perfetta e totale del Capo con i membri, non si può più separare ciò che Dio ha congiunto. “La generazione di Cristo è l’origine del popolo cristiano e la nascita del Capo è pure la nascita del corpo”(S.Leone). Maria non è Madre nostra per modo di dire, per metafora, per pura finzione giuridica; è nostra Madre nel senso pieno e preciso della parola, perché ha cooperato con Gesù a trasmetterci la vita soprannaturale. E non solamente Ella è nostra vera Madre, ma la Sua maternità spirituale è incomparabilmente più preziosa della maternità comune. Ci comunica una vita divina, una vita eterna che ci fa membri del Cristo e figli di Dio. Con la stessa certezza possiamo ora aggiungere: chi vuol vivere del Cristo, deve aprirsi alla Madre Sua. Per la Vergine, infatti, salvo l’ordine e la proporzione, le cose seguono l’identica logica. Anch’Essa è inseparabile dal Figlio; con tutte le Sue fibre è tesa verso di Lui. Ogni devozione a Maria, termina a Gesù, come ogni fiume si getta nel mare. L’unico e costante pensiero di Maria è racchiuso in quelle parole che disse ai servi di Cana: “Fate tutto ciò che Egli vi dirà”. Scrive il Padre Neubert : “Maria dava a Gesù la Sua umanità, Gesù donava a Maria una partecipazione sempre crescente alla Sua divinità; la sostanza di Maria formava e nutriva la sostanza di Gesù, l’amore di Gesù formava ed elevava alla propria rassomiglianza l’amore di Maria; il sangue di Maria circolava nel corpo di Gesù, la Grazia di Gesù circolava nell’anima di Maria; la Madre faceva vivere il Figlio della propria vita, il Figlio faceva vivere la Madre della Sua stessa vita.” Perché (alcuni) dei nostri cristiani si ostinano ancora ad immaginare Maria come uno schermo? Le nostre esitazioni e riserve nell’amare pienamente Maria per paura di non rispettare abbastanza Nostro Signore, provengono da una misconoscenza fondamentale di ciò che Ella è “E’ proprio di Maria Vergine, condurci sicuramente all’Eterno Padre.” scriveva S.Luigi di Montfort. E anche S.Pio X ha potuto scrivere (Ad diem illum 1904): “Non c’è via più sicura né più rapida di Maria, per unire gli uomini a Gesù Cristo e per ottenere, per mezzo di Lui, quella perfetta adozione di figli che ci rende santi e senza macchia davanti a Dio…Nessuno al mondo ha conosciuto Gesù quanto Lei, nessuno è maestro e guida migliore di Lei per far conoscere Gesù. Ne segue…che nessuno più di Lei è in grado di unire gli uomini a Gesù.” A misura che aumenterà la nostra unione con Maria, Ella trasfonderà nei nostri cuori, non solo questa o quella disposizione ch’Ella prese in Gesù, ma ci darà il Suo proprio Cuore per amarLo. Non sogna che questo, non tende che a questo! Dare Gesù a ciascun’anima e al mondo intero, è l’unica ambizione di questa Madre incomparabile. Stringiamoci a Lei: il Suo amore illuminato per Gesù, diventerà il nostro amore. Arriveremo così ad una trasformazione di anima, ad una identificazione col Cristo che ci farà pensare, agire, sentire e volere con Lui. Allora soltanto il compito di Maria sarà terminato, quando Ella potrà dire, meglio di S.Paolo: “Figlioli miei che porto nuovamente nel Mio Seno finché il Cristo non sia formato in voi.” (Gal 4,19) (da: Teologia dell’apostolato del Card:Suenens) (Carlo)

sabato 9 dicembre 2017

ATTUALITA'

GLI EFFETTI DELL ‘ ECUMENISMO A novembre 2017 è apparso nella filatelia vaticana, un francobollo emesso per celebrare i 500 anni dalla Riforma di Lutero. Il commento ufficiale è stato il seguente: “Il francobollo ritrae in primo piano Gesù Crocifisso, sullo sfondo dorato e atemporale della città di Wittenberg, in atteggiamento di penitenza, inginocchiati, rispettivamente a sinistra e destra della Croce, Martin Lutero che sostiene la Bibbia, fonte e meta della sua dottrina, mentre Filippo Melantone, teologo e amico di Martin Lutero, uno dei maggiori protagonisti della Riforma, tiene in mano la Confessione di Augusta (Confessio Augustana), la prima esposizione ufficiale dei princìpi del Protestantesimo da lui redatta.” Già il 31-10-2016 a Lund in Svezia Papa Francesco e il Vescovo Munib Yunan, presidente della Federazione Luterana, hanno firmato una Dichiarazione Congiunta, nella quale viene valorizzata la Riforma del 1517. Ecco i brani più indicativi : “Con cuore riconoscente Con questa Dichiarazione Congiunta, esprimiamo gioiosa gratitudine a Dio per questo momento di preghiera comune nella Cattedrale di Lund, con cui iniziamo l’anno commemorativo del cinquecentesimo anniversario della Riforma. Cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi. Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide. Mentre siamo profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma, confessiamo e deploriamo davanti a Cristo il fatto che luterani e cattolici hanno ferito l’unità visibile della Chiesa. Differenze teologiche sono state accompagnate da pregiudizi e conflitti e la religione è stata strumentalizzata per fini politici. Molti membri delle nostre comunità aspirano a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa, come concreta espressione della piena unità. Facciamo esperienza del dolore di quanti condividono tutta la loro vita, ma non possono condividere la presenza redentrice di Dio alla mensa eucaristica. Riconosciamo la nostra comune responsabilità pastorale di rispondere alla sete e alla fame spirituali del nostro popolo di essere uno in Cristo. Desideriamo ardentemente che questa ferita nel Corpo di Cristo sia sanata. Questo è l’obiettivo dei nostri sforzi ecumenici, che vogliamo far progredire, anche rinnovando il nostro impegno per il dialogo teologico. Preghiamo Dio che cattolici e luterani sappiano testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo, invitando l’umanità ad ascoltare e accogliere la buona notizia dell’azione redentrice di Dio. Nel rinnovare il nostro impegno a progredire dal conflitto alla comunione, lo facciamo come membri dell’unico Corpo di Cristo, al quale siamo incorporati per il Battesimo.” Giorgio Tourn e Paolo Ricca, due insigni teologi della Chiesa Valdese, ambedue discepoli di Karl Barth, sono molto critici sulla Chiesa proposta da Bergoglio. Dice Ricca (in un recente dibattito su “Riforma”): “La malattia è che siamo tutti rivolti al sociale, cosa sacrosanta, ma nel sociale esauriamo il discorso cristiano e, fuori da lì, siamo muti.” E Tourn: “La politica di Papa Bergoglio, è un fare la carità, ma è chiaro che la sola testimonianza dell’amore fraterno, non porta automaticamente a conoscere Cristo. Non c’è oggi un silenzio di Dio, ma il silenzio nostro su Dio.” Queste le premesse che hanno acconsentito a stampare un francobollo nella tipografia vaticana, francobollo che non esito a definire blasfemo, poiché ritrae due nemici della Chiesa ai piedi della Croce, i quali sostituiscono Maria Santissima, Avvocata, Regina, Madre e Corredentrice insieme a S.Giovanni Evangelista! Le 95 tesi redatte da Lutero non combattevano solo il presunto commercio delle indulgenze, ma contestavano buona parte della Dottrina Cattolica a cominciare dalla S.Messa (odiata da Lutero) ignoravano l’Immacolata Concezione, l’Inferno, il Purgatorio, la preghiera di suffragio, il culto dei Santi etc., quindi non vedo come sanare tali enormi lacune. Con quale spirito affermare che si vuole cercare l’unione, festeggiando i 500 anni della Riforma che in realtà è stata una rivoluzione vera e propria e una negazione dei principi inderogabili della Religione Cattolica? Con quale spirito pretendere di fondere le due Dottrine unificando il Rito della S.Messa (“la Presenza Redentrice di Dio alla mensa eucaristica”) ? Come è possibile cancellare la figura di Maria che ha reso possibile la Redenzione, che ha condiviso con Gesù tutta la terribile Passione, che a causa della Sua Maternità del Verbo di Dio, donando a Gesù, la propria carne e il proprio sangue, ha meritato di divenire canale della Grazia e Dispensatrice ineffabile dei meriti della Redenzione ? Come è possibile ignorare fino a questo punto la volontà di Cristo il quale l’ha resa Madre del Suo Corpo Mistico che è la Chiesa e l’ha preposta Madre dell’umanità redenta? La mia preghiera e quella di tutti i credenti veri è volta a fermare questa tremenda deriva, foriera di grandi sciagure. E’ chiaro ormai che questo assurdo ecumenismo non ha altro scopo che l’impoverimento della nostra Santa Chiesa, lungi da un preteso arricchimento che non potrà mai verificarsi poiché noi Cattolici possediamo la Verità tutta intera, Verità che è Gesù Cristo. (Carlo)

martedì 7 novembre 2017

SPIRITUALITA'

LO  SPIRITO  SANTO
La Promessa vincolante che ogni vero Legionario di Maria pronuncia quando entra a tutti gli effetti nelle fila della Legione di Maria, è rivolta, contrariamente a quanto si possa pensare, allo Spirito Santo.
Scrive il Cardinale Suenens a questo proposito: “La Promessa si apre con l’invocazione diretta allo Spirito di Dio; con Lui si stringe il patto. Egli è al principio e alla fine; è l’Amore dal quale è uscito il mondo e l’Amore che un giorno sarà tutto in tutti.  A Lui pertanto si rivolge l’anima del Legionario in quest’atto che decide della sua esistenza. Il Legionario sa che la sua offerta è solo una risposta, il suo amore, una riconoscenza, un’adesione ad un altro Amore. Sa di donarsi a chi si è donato per primo;
 Dio è stato il primo ad amarci e questo fatto esige il dono completo dell’anima nostra. In questa alleanza l’iniziativa non è nostra; non è la terra che sale verso il cielo, ma il cielo che discende verso la terra, gratuitamente, liberamente…follemente si dovrebbe dire, considerando l’umana ingratitudine. Poiché Dio non aveva nulla da guadagnare in ricambio. Egli non poteva né aggiungersi qualcosa, né arricchirsi, sotto pena di perdere la Sua pienezza interiore; Egli era ed è per sempre, l’Amore che basta a Sé stesso e che pertanto si dà e si comunica per un incomprensibile slancio di generosità e di munificenza purissime.
Il meraviglioso, infatti, non è che Dio esista, ma che esistiamo noi; noi che nulla possiamo dare a Dio, nulla aggiungere alla Sua Gloria, nulla renderGli che possa intensificare la Sua beatitudine e la Sua gioia personale. Dio non condivide con nessuno la gloria di amarci gratuitamente e con una magnanimità senza pari…Il Suo amore non dipende dalla nostra bontà; esso crea in noi ciò che vi è di amabile…
Si è potuto definire il Cristianesimo come lo scambio di due amori in Gesù Cristo: l’Amore che scende dal Cielo per stabilire la santa alleanza si chiama lo Spirito Santo, l’amore che dalla terra s’innalza al suo incontro, si chiama Maria…
Sappiamo che le opere da Dio compiute fuori di Sé stesso, sono comuni alle tre Persona Divine e che l’Amore di Dio che ci avvolge e ci invade, è un triplice e unico dono, una triplice ed unica tenerezza.
Ma se la missione specifica dello Spirito Santo, comprende quella delle altre Persone Divine, non vuol dire che Egli si eclissi nell’anonimato trinitario. Le opere di Dio “ad extra” (fuori di Sé stesso) sono sì comuni alle tre Persone, ciascuna però vi compie un ufficio eminentemente personale e del tutto insostituibile.
Sappiamo pure che lo Spirito Santo, non ci santifica da solo e meno ancora lo fa separatamente, con l’esclusione delle altre Persone. Ci santifica Dio Padre, ci santifica Dio Figlio: il Padre ci santifica come Padre, come Colui che col Figlio e per mezzo del Figlio, ci manda lo Spirito Santo. Pertanto, Questi è il loro dono supremo, alla stessa maniera che è il sigillo del loro reciproco Amore. Ricevendo lo Spirito, io entro nell’intimità della famiglia di Dio…
Suoi doni
Al mattino della Pentecoste, quando Egli discese sopra gli Apostoli riuniti nel Cenacolo, si può dire  che il mondo cominciò un’èra nuova; l’éra dello Spirito Santo, la pienezza dei tempi.
Infatti, a rigor di termini, per merito Suo, noi siamo entrati in quest’ultima fase della storia. Il comando supremo ormai, possiamo dire, che è nelle mani dello Spirito Santo. Lui si impadronirà dei pescatori di Galilea e li trasformerà in Apostoli, discenderà sui primi fedeli e li inonderà di carismi, investirà i martiri della Sua forza irresistibile, a cominciare da S.Stefano “pieno di fede e di Spirito Santo” (Att 6,5).
Gli Atti degli Apostoli che aprono la storia della Chiesa, sostanzialmente, non sono altro che il Vangelo dello Spirito Santo…E’ Lui che suggerisce le parole da dire davanti al Sinedrio, davanti ai proconsoli o ai governatori di Roma, come pure nella predicazione di tutti i giorni. “La mia parola e la mia predicazione—dirà S.Paolo--, non consistè in persuasivi argomenti della sapienza umana, ma nella manifestazione dello Spirito e della Sua potenza, affinché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza degli uomini, ma sulla forza di Dio.” (1 Cor 2,4-5)…
Concludendo, non possiamo fare a meno di citare la commovente confidenza fatta dal Cardinale  Mercier, alla fine della sua vita: “Vi voglio rivelare—scriveva—un segreto di santità e di felicità: se ogni giorno, per cinque minuti, sapete far tacere la vostra immaginazione, chiudere gli occhi alle cose sensibili e le orecchie a tutti i rumori della terra, per rientrare in voi stessi, e là, nel santuario della vostra anima battezzata, che è il tempio dello Spirito Santo, parlate a questo divino Spirito così:
O Spirito Santo, anima dell’anima mia, io Ti adoro. Fammi luce, guidami, fortificami, consolami. Dimmi ciò che devo fare, fammi conoscere i Tuoi ordini. Ti prometto di sottomettermi a quanto desideri da me e di accettare tutto quanto permetti che mi avvenga. A me basta di conoscere la Tua volontà.
Se farete così, la vostra vita scorrerà felice, serena e consolata, anche in mezzo alle pene; perché la Grazia sarà proporzionata alla prova e vi darà la forza di sopportarla e, arriverete alle porte del Paradiso ricchi di meriti. La sottomissione allo Spirito Santo, è il segreto della santità.”…
Allo Spirito Santo offriamo il nostro vuoto, ben sapendo che ogni presunzione Lo urta e che Dio non crea se non dal nulla…Non si può equivocare: tocca a Lui di riempire le mani vuote, a noi di trasmettere ciò che Egli vi avrà deposto. A Lui di inondare l’anima nostra coi Suoi doni e carismi, a noi di comunicare ogni grazia ricevuta, ogni luce ed ogni entusiasmo. A Lui di saziarci, a noi di farne parte ai fratelli. A Lui di invaderci come il torrente che si scava il letto nella roccia e poi trabocca nelle pianure circostanti; a noi di offrirGli un’anima aperta, spoglia di ogni veduta umana, espropriata di sé stessa…
Se il Signore ci fa l’onore d’aver bisogno di noi, Lui solo conosce il termine, la strada e i sentieri che vi conducono. Chi vuol essere apostolo, deve sapere che da solo, non può far nulla di apprezzabile, né avventurarsi in un paese del quale ignora la topografia. Bisognerà tener presenti queste cose quando saremo a contatto con le anime. Soprattutto nell’ora dello smacco, quando la nostra fede sarà messa alla prova e saremo tentati di lamentarci con Dio dei nostri insuccessi. Cammineremo nella notte.
Capiterà che faremo di tutto per salvare un’anima ed essa, sul piano visibile, rimarrà ermeticamente chiusa alla Grazia; mentre un’altra anima, da noi non ricercata affatto, s’imbatterà nella nostra strada e ritroverà, senza colpo ferire, il cammino del ritorno.
Per convincere, tireremo fuori certi argomenti di gran peso e che non desteranno la minima eco; ma forse, una semplice parola, buttata là di passaggio e della quale neanche ci ricordiamo, resterà scolpita nel cuore d’uno sconosciuto e lo condurrà a Dio. L’esperienza apostolica ci insegna che la Grazia di Dio, sfugge al nostro sistema metrico e ai nostri calcoli di probabilità.
Ci bisognerà adorare Dio nelle Sue tenebre ed amarLo nelle apparenti ripulse che tanto ci addolorano…
Un giorno comprenderemo il senso di questi meandri e il perché di questa lunga pazienza che ci fu chiesta. Noi non vediamo che il rovescio delle umane esistenze; quando vedremo il dritto che guarda il Cielo, come un tappeto che vien rovesciato, allora capiremo che tutti questi fili non erano intrecciati a caso, capiremo la trama di Dio… Quando io mi dichiaro peccatore, proprio allora Dio mi chiama Suo amico; quand’io mi riconosco sevo inutile, allora Dio mi può adoperare senza timore e con gioia, quale “strumento dei Suoi altissimi disegni”.”
(Da: “Teologia dell’Apostolato” del Card. Suenens)
(Carlo)                                 (continua)


domenica 29 ottobre 2017

SPIRITUALITA'

Da: “I lavoratori del mare” di Victor Hugo
Anche se non del tutto consono al tono della sezione “Spiritualità”, ho ritenuto che questa descrizione della tempesta marina dell’agnostico autore Victor Hugo, implicitamente dichiari la potenza del Creatore e il Suo dominio sugli elementi. Vengono in mente subito le parole degli Apostoli in Marco 4,35: “Chi è Costui a cui il mare e i venti Gli obbediscono?”
I venti del largo
“Da quale parte vengono? Dall’incommensurabile. Alla loro ampiezza occorre il diametro dell’abisso. Le loro ali smisurate abbisognano dell’indefinita lontananza delle solitudini. L’Atlantico, il Pacifico, immense distese azzurre; questo è necessario a loro. Le rendono cupe, volandovi sopra a stormi. Il comandante Page una volta, in alto mare, ha visto contemporaneamente sette trombe marine. Sono là, truci, premeditano i disastri e il loro lavoro è il gonfiamento effimero ed eterno dei flutti. Si ignora ciò che possono, non si conosce ciò che vogliono: sono le sfingi dell’abisso e Gama è il loro Edipo. Nell’oscurità della distesa marina in continuo moto, appaiono in aspetto di nuvole. Chi scorge i loro lividi lineamenti nell’immensità dell’orizzonte marino, si sente in presenza di una forza irriducibile…I venti assalgono massacrando e si difendono dileguandosi…E’ mezzogiorno, e d’improvviso fa notte: passa un tornado. E’ mezzanotte e repentinamente fa giorno: si accende l’emanazione polare. Si alternano turbini in controsenso, specie di orrida tregenda, scalpitìo di flagelli sull’elemento. Una nuvola troppo pesante, si rompe nel mezzo e cade a pezzi sul mare; altre nubi cariche di porpora, rischiarano e brontolano, poi si abbuiano lugubremente. La nube vuotata dal fulmine, annerisce: è come un tizzone spento.
Sacchi di pioggia si squarciano, tramutandosi in nebbia. Lì una fornace nella quale piove; più in là un onda dalla quale sprizzano fiamme. I biancori dell’oceano sotto i nembi, illuminano lontananze sorprendenti…
La trepidazione del mare annunzia una spaventosa aspettazione. Inquietudine; angoscia; profondo terrore dei flutti. Poi, d’improvviso, l’uragano, come una belva, viene a dissetarsi all’oceano. Succhio inaudito; l’acqua sale verso la bocca invisibile, si forma una bolla, il tumore si gonfia: è la tromba marina… La vasta agitazione delle solitudini oceaniche, ha una gamma temibile <<crescendo>>; il turbine, la raffica, la burrasca, l’uragano, la procella, la tempesta, la tromba marina; le sette corde della lira dei venti, le sette note dell’abisso. Il cielo è larghezza, il mare rotondità. Un soffio passa: non c’è più niente di tutto questo; tutto è furia e confusione…
E’ lora delle tempeste. Il mare aspetta in silenzio.
Quando la tempesta autunnale o invernale ritarda, è segno che accumula forze: tesaurizza per la devastazione…Quando l’attesa è troppo lunga, il mare tradisce la sua impazienza con una calma più spiccata; però la tensione magnetica si palesa con quel fenomeno che si può definire “infiammazione dell’acqua”. Dai flutti escono bagliori; aria elettrica ed acqua fosforica.
Intanto i venti sopraggiungono di laggiù, dal largo, dalle inespugnabili latitudini, dal livido orizzonte delle solitudini, dal fondo della libertà illimitata…
Ecco ciò che si sente nell’oscurità, in lontananza, sopra l’attonito silenzio del mare…Il vento è molteplice, ma l’aria è una. Da ciò deriva che ogni uragano è misto: lo esige l’unità dell’aria. Tutto l’abisso partecipa ad una tempesta. Tutto l’oceano è in una burrasca; vi entra in combattimento e vi partecipa la totalità delle sue forze…
Il combattimento
Quel muro d’aria si ergeva tutto di un pezzo, in silenzio; nessuna ondulazione, nessuna increspatura, nessuna asperità che si deformasse o si spostasse. Quell’ìmmobilità  semovente era lugubre.
Il sole, illividito dietro una indefinibile trasparenza malsana, rischiarava quei lineamenti da apocalisse.
La nuvola invadeva già quasi la metà dello spazio; si sarebbe detto l’orrido altipiano dell’abisso. Era qualcosa come il sorgere di una montagna d’ombra fra la terra e il cielo…
Sull’orizzonte pesava e si distendeva una zona di nebbia color cenere e allo zenith, una zona color piombo; dalle nuvole pendevano stracci lividi sulle nebbie sottostanti; il fondo, muraglia di nubi, era scialbo, latteo, terreo, cupo, indescrivibile. Una sottile fascia di nuvole biancastre, diagonale, sopraggiunta non si sa da dove,  fendeva obliqua, da settentrione a mezzogiorno, l’alta e fosca muraglia. Una  delle estremità di questa fascia, rasentava il mare e nel punto in cui toccava i flutti, si scorgeva, tra il cupo spessore, un incerto vapore rossastro…Si era formato un soffitto nero e compatto che nel  lontano orizzonte giungeva al mare e si confondeva con esso nella notte. Si sentiva sopraggiungere qualcosa; qualcosa di ampio, di greve, di fosco. Le tenebre si addensavano. Un tuono immenso scoppiò all’improvviso…Il frastuono non fu accompagnato da alcun lampeggiamento: fu come un tuono nero. Tornò il silenzio. Si ebbe una specie di pausa, come quando si prende posizione. Poi apparvero successivi e lenti, grandi lampi informi; lampi muti, senza alcun brontolìo. Allo scoccar del lampo, tutto si illuminava. La muraglia di nuvole ora si trasformava in antro: aveva volte ed archi; vi si distinguevano profili; mostruose teste  si abbozzavano; sembrava che due colli si allungassero; si intravvedevano elefanti carichi delle loro torrette, che subito sparivano…
S’alzò il vento. L’attesa dell’ombra era al colmo: il primo scoppio di tuono aveva scosso il mare; il secondo squarciò la muraglia di nubi dall’alto al basso; si aprì una fenditura e tutto precipitò da essa; il crepaccio diventò come una bocca piena di pioggia e cominciò il vomito della tempesta. Il momento fu spaventoso.
Scrosci di pioggia, uragano, folgorazioni, ondate fino alle nubi, schiuma, scoppi, contorsioni frenetiche, urli rauchi e sibili: tutto contemporaneamente. Uno scatenarsi di mostri. Il vento soffiava turbinoso, la pioggia non cadeva ma precipitava… L’uragano aveva sferrato inabilmente l’attacco. Ma gli attacchi del vento, hanno direttive curve e c’era da aspettarsi qualche improvviso mutamento…
Il fragore dell’uragano cresceva. Ogni tempesta è un succedersi di colpi: questa è la sua forza ma anche la sua debolezza, perché tale implacabile rabbia, offre incentivi all’intelligenza e l’uomo si difende. Ma sotto quale pressione! Niente di più mostruoso. Nessun ritegno, nessuna pausa, nessuna tregua, nessuna sosta per lasciar trarre il respiro; in questa prodigalità dell’inesauribile, è una certa quale viltà; vi si sente l’afflato del polmone dell’infinito. Le spirali indefinite e fuggenti del vento sibilavano, travolgendo i flutti; le onde tramutate in giganteschi dischi sotto quei vortici, venivano lanciate contro le rocce come da invisibili atleti.
Un’abbondantissima schiuma ricopriva tutti gli scogli: torrenti in alto e bave in basso. Poi i muggiti raddoppiavano. Nessun suono umano o bestiale ululato potrebbe dare un’idea del frastuono che accompagnava il sommovimento dei flutti. Le nuvole cannoneggiavano, la grandine mitragliava, le onde muovevano all’assalto. Certe zone parevano immobili; su altre il vento percorreva venti tese al secondo.
Il mare, fin dove poteva arrivare l’occhio, era bianco: dieci leghe d’acqua insaponata riempivano l’orizzonte…Un acquazzone incommensurabile cadeva a dirotto. Si sentivano in cielo, di tanto in tanto, scariche di moschetteria. Nel mezzo del tetto d’ombra, v’era una specie di ampia gerla capovolta, dalla quale cadevano confusamente, la tromba marina, la grandine, la nebbia, le folgori, la notte, la luce, i frastuoni, i lampi: tanto sono formidabili questi rivolgimenti dell’abisso…Intorno a lui (Gilliatt)il tumulto dei flutti sembrava quello d’una caldaia in ebollizione; enorme il frastuono;  pareva talvolta che il fulmine rotolasse per le scale. Le saette cadevano senza tregua, sempre sulle punte dei medesimi scogli, perché probabilmente venate di diorite. Cadevano chicchi di grandine grossi come pugni; Gilliatt doveva scuoterli dalle pieghe della sua casacca e perfino le sue tasche ne erano piene…
L’uragano aveva raggiunto il parossismo. Fino a quel momento la tempesta era stata terribile; da allora diventò orrenda. La convulsione del mare giunse al cielo. La nuvolaglia, fino a quell’istante, era stata padrona assoluta; pareva agisse dispoticamente: dava l’impulso, versava la follia sulle onde, mantenendo al tempo stesso una certa qual sinistra lucidità. In basso regnava la follia, in alto la collera. Il cielo è il soffio, l’oceano è la schiuma; da ciò deriva la supremazia del vento. L’uragano è genio…Le nubi, terribili, modellavano nell’immensità, maschere di gorgone. Tutto il possibile apparato d’intimidazione, si metteva in mostra. La pioggia veniva dalle onde, la schiuma dalle nubi. Fantasmi di vento si curvavano; volti di meteore s’imporporavano e si eclissavano e l’oscurità, dopo il loro dileguarsi, appariva mostruosa…
Le violenze supreme disorganizzano la tempesta ; tutti i marinai lo sanno: l’ultima prova è aspra ma breve e l’infierire del fulmine è l’annunzio della fine. Ad un tratto la pioggia smise. Poi restò soltanto un rabbioso tumultuar di nebbia. L’uragano si fermò, come un’asse che cada a terra; per così dire, si ruppe. L’immenso groviglio di nuvole si disfece e uno squarcio di cielo sereno aprì le tenebre…La tempesta era durata circa venti ore. Il vento che l’aveva portata, la riportà via. Un ammassarsi di oscurità diffusa, ingombrò l’orizzonte. Le nubi scompigliate ed in rotta, si accumularono confusamente, tumultuando.  Da un capo all’altro della linea delle nubi si ebbe un movimento di ritirata. Si sentì un lungo brontolio decrescente; caddero le ultime gocce di pioggia; e tutta quella oscurità carica di tuoni, si allontanò come una ressa di carri terribili.
Improvvisamente il cielo si fece azzurro.”

Anche se il romantico autore, ritiene l’uomo, in ultima analisi, dominatore degli elementi perché dotato di una volontà granitica, mentre la natura è caotica, anche lui contempla l’abisso, non avendo la forza, anche se tentato, di spiegarne l’origine ma “Vi dico, se questi taceranno, grideranno le pietre!” (Lc 19,29)
(Selezione da: “I lavoratori del mare” di Victor Hugo)

(Carlo)

martedì 24 ottobre 2017

SPIRITUALITA'

DALLE  MEMORIE  DI  SUOR  LUCIA  (DI  FATIMA)
Il  10-12-1925 apparve  a Lucia la Santissima Vergine e al Suo fianco, sospeso in una nuvola luminosa, un Bambino. La Santissima Vergine, mettendole la mano sulla spalla, le mostrò un cuore coronato di spine che teneva nell’altra mano. Allo stesso tempo il Bambino disse: “Abbi compassione del Cuore Immacolato della tua Santissima Madre, coperto di spine che gli uomini ingrati, in ogni momento, Vi infiggono, senza che vi sia chi faccia un atto di riparazione per strapparle.”
In seguito la Santissima Vergine disse: “Guarda, figlia Mia, il Mio Cuore Incoronato di spine che gli uomini ingrati a ogni momento Mi configgono con bestemmie e ingratitudini. Tu almeno, cerca di consolarMi e dì che tutti quelli che per cinque mesi, nel primo sabato, si confesseranno, ricevendo poi la Santa Comunione, diranno un Rosario e Mi faranno 15 minuti di compagnia, meditando sui 15 misteri del Rosario, con l’intenzione di darMi sollievo,Io prometto di assisterli nell’ora della morte, con tutte le Grazie necessarie alla salvezza di queste anime.”
Il  15 febbraio 1926, le apparve di nuovo il Bambino Gesù. Le domandò se avesse gia diffuso la devozione alla sua Santissima Madre. Lei Gli espose le difficoltà che il confessore aveva e che la Madre Superiora era pronta a fare propaganda; ma il confessore aveva detto che essa da sola, non poteva far nulla. Gesù rispose:”E’ vero che la tua Superiora, da sola, non può nulla; ma con la Mia Grazia, può tutto.”
Fece presente a Gesù la difficoltà che alcune anime avevano di confessarsi il sabato e chiese che fosse valida la confessione di otto giorni. Gesù rispose:” Sì, possono essere anche di più, purché, quando Mi ricevono, siano in grazia e abbiano l’intenzione di riparare il Cuore Immacolato di Maria.”
Lei domandò:”Gesù mio, e quelle che si dimenticheranno di formulare quell’intenzione?”  Gesù rispose:” Possono formularla nella confessione seguente, approfittando della prima occasione che avranno per confessarsi.”
Racconta ancora Lucia: “Un giorno ero molto occupata nel mio lavoro ( nell’orto)…e andandomene a vuotare un secchio di spazzatura fuori dell’orto dove, alcuni mesi prima, avevo incontrato un bambino a cui avevo chiesto se sapesse l’Ave Maria, e avendomi risposto di sì, gli chiesi di recitarla per verificare se la sapesse. Ma siccome lui non si decideva a dirla da solo, (la) recitai io con lui per tre volte e alla fine delle tre Ave Maria, gli chiesi di dirla da solo. Ma siccome lui stava zitto e non era capace di dire l’Ave Maria da solo, gli domandai se sapesse dove era la Chiesa di Santa Maria. Mi rispose di sì. Gli dissi che ci andasse tutti i giorni e che dicesse così: O mia Mamma del Cielo, datemi il Vostro Bambino Gesù! Gli insegnai questo e venni via. In seguito, tornando là come al solito, vi incontrai un bambino che pareva il medesimo. Allora gli domandai: Hai chiesto il Bambino Gesù alla Mamma del Cielo? Il bambino si volta verso di me e dice: “E tu, hai diffuso nel mondo quel che la Mamma del Cielo ti ha chiesto? E in un istante si trasforma in un Bambino splendente. Riconoscendo allora che era Gesù, dissi: Gesù mio, Voi sapete bene cosa mi ha detto il confessore nella lettera che Vi ho letto. Diceva che bisognava che quella visione si ripetesse, che ci fossero dei fatti affinché fosse creduta e la Madre Superiora, da sola, non ce la faceva a diffondere questo fatto.-E’ vero che la Madre Superiora, da sola, non può far niente; ma con la Mia Grazia, può tutto. E basta che il tuo confessore te ne dia il permesso e che la tua Superiora lo dica, perché venga creduto, anche se non si sa a chi fu rivelato.- Ma il mio confessore diceva nella lettera che questa devozione non era necessaria nel mondo, perché c’erano già molte anime che Vi ricevevano nei primi sabati in onore della Madonna e dei 15 misteri del Rosario.- E’ vero figlia Mia che molte anime li cominciano, ma poche li finiscono; e quelle che li finiscono, è col fine di ricevere le grazie che vi sono promesse e mi sono più gradite quelle che fanno i cinque sabati con fervore e con il fine di consolare il Cuore della tua Madre del Cielo che non quelli che han fatto i quindici tiepidi e indifferenti…
(Dalle memorie di Suor Lucia)

(Carlo)