domenica 6 maggio 2012

TESTIMONIANZE

“La sposa bella” E' bello, anzi bellissimo, essere donna. In te ritrovi qualità straordinarie: la femminilità, la sensibilità, la dolcezza, la sensualità, la tenerezza....... Poi, se Dio vuole, puoi sperimentare la maternità, un dono enorme che acuisce e racchiude tutte quelle qualità donandoti una felicità immensa.... E, non da ultimo, nel tuo essere donna, puoi sperimentare l'amore, intendo quell'amore particolare verso un tuo “lui”, quell'amore che entra nella tua vita riempiendola con prepotenza: non sei in grado di scacciarlo, di sostituirlo magari con qualcosa di meno ingombrante.... La vita diventa, così, un'avventura da vivere insieme, uniti in un sentimento talmente appagante da farti pensare che non hai più bisogno di nulla e di nessuno. Ma, talvolta, l'idillio svanisce o, meglio, è annullato, stroncato da un grande mistero che sconvolge tutti i tuoi piani ed i tuoi desideri: la morte ti rapisce sotto gli occhi il tuo “lui” e ti procura un dolore, una ferita profonda che sembra, a dir poco, insanabile...... Sì, ti senti ferita nel tuo essere donna e nel tuo essere madre, diventi impotente, una calamità ti è piombata addosso, all'improvviso, come un macigno........ Se hai dei figli, riesci a scuoterti per amor loro, perchè vuoi alleviare loro la sofferenza di vivere con l'assenza del padre e del suo importantissimo amore; ma in te, comunque resta il disagio di una donna sola che non può offrire loro una vita piena, completamente serena... E poi c'è anche il caso che nel tuo essere donna si infiltri la necessità a cui provvedeva il tuo lui: il sostentamento della famiglia ed allora ti butti a capofitto nel lavoro che ti toglie il respiro e la possibilità di dedicarti, come avevi sognato, alla cura dei tuoi figli..... Il loro pianto, quando li lasci per affidarli ad altri, ti strazia il cuore e ti accompagna per tutto il giorno.... Percepisci, poi la sgradevole sensazione di essere emarginata dalla società che non ti vede più come prima: per te non rimane che l'umiliazione di una grande compassione......... Scopri così la tua povertà, la tua fragilità, la tua incapacità profonda di prendere in mano la tua storia per riadeguarti alla vita che ti circonda. Ti rendi conto che sarebbe necessaria una forza, una speranza, ma, intorno a te, anche se sei circondata da molte persone, trovi solo il vuoto come la parola che ora definisce il tuo stato: sei una VEDOVA (VIDUA = vuota). Sei vuota, perchè ti manca lui, il suo amore e tutto diventa difficile, più difficile del difficile....... Ti scopri senza sicurezze: hai perduto la tua fisionomia di sposa, non hai un appoggio, ti manca quella costola dalla quale ti trasse Dio, perchè il tuo Adamo non c'è più.... Allora provi a pensare, talvolta per anni, a come puoi rapportarti a quella vita che per te ha perso ogni senso ed ogni bellezza... Poi, all'improvviso ecco un'intuizione: forse, contattando Chi ti ha costruito, potrai trovare un pezzo di ricambio: ormai tu sei una macchina in panne.... Ed è allora che rivolgendoti a Lui, a Dio, tu fai una grande scoperta: Lui accorre subito ma viene non perchè Tu lo hai cercato: è Lui che ti cerca da tempo e tu non Gli hai aperto la porta. Egli, che ti rispetta profondamente, e' rimasto lì, senza mai stancarsi, dietro quella porta che tu non hai voluto aprire per anni ed ha aspettato che tu aprissi solamente uno spiraglio per entrare... Lui ti cerca e ti rigenera, ti rende consapevole che la costola che pensavi di aver perduto per sempre è ancora presente in te e, riplasmandoti con le Sue mani, fa nascere da essa una donna nuova, capace di continuare il percorso intrapreso insieme al suo Adamo. E capisci che Adamo è lo stesso Adamo di prima, anzi più bello, pienamente felice, perchè vive in una dimensione straordinaria di amore e ti ritrova e ti vede felice e serena: ora per lui tu sei la sua “sposa bella” perchè sei stata rigenerata, fatta nuova dentro; per questo scopri in te sensazioni dolcissime: sei, ora, avvolta da un amore umano e divino insieme e ritrovi le tue qualità di donna rivestite di luce ed hai la sensazione di toccare con mano quel Paradiso che accoglie il tuo “lui”....... Finalmente non devi più piangere e nemmeno più cercare, come la Maddalena nel sepolcro vuoto, perchè qualcuno ti interpella come fece con lei: “Perchè cerchi tra i morti Colui che è vivo?” E, come lei, tu riconosci la Sua voce che ti chiama per nome e gli rispondi: “Rabbunì!”..... Ed allora scopri due persone in una: il volto del tuo sposo è nel Volto del Signore , egli è lì con Lui: ed è da lì che ti ama ed assieme al Signore ti dona una forza ed un appoggio ancora più straordinari di quando era in vita. Ora puoi vivere in pienezza la tua realtà di sposa e di madre e puoi finalmente donare ai tuoi figli il sorriso di una donna risanata nel cuore e nell'anima.... E, finalmente, ti scopri completa , anzi “sposa bella”, perchè in te si rende visibile la beltà di un Dio che ti ama e che ti dona la consapevolezza che nel Suo amore immenso e misterioso Egli predilige “l'orfano e la vedova”. Che Tu sia benedetto, Signore, perchè mi rendi partecipe della Tua presenza nel mio sposo, sii benedetto per lo sposo che mi hai fatto conoscere, sii benedetto per la figlia che mi hai dato, sii benedetto perchè non mi hai lasciato, sii benedetto perchè mi hai aspettato, sii benedetto per la gioia che ora provo, sii benedetto per questa croce che mi ha permesso di incontrarTi!!!!! Enza

sabato 14 aprile 2012

APOSTOLATO 15

Un'esperienza legionaria

"Mi sono trovata improvvisamente ricoverata in ospedale per una fibrillazione cardiaca, dovuta ad un forte stress. Mio marito, poco tempo prima aveva subito un intervento al cuore, e per vari giorni avevo vissuto ore di ansia, nel reparto di terapia intensiva.
Vicino al mio letto, con i miei stessi problemi, stava una signora nord-africana, la quale non conosceva una sola parola di italiano. Mi sono offerta, col mio francese scolastico, di fare da interprete con i medici, e questo ci ha un pò avvicinate.
Una sera ho cominciato a recitare il S.Rosario ed ho visto che la signora ripeteva a bassa voce le stesse mie preghiere.
Ho estratto la mia "Pagellina", ho letto la "Catena" e, con grande sorpresa la mia vicina di letto ha sorriso, si è avvicinata e, commossa, mi ha fatto capire di essere anche lei una Legionaria di Maria.
Ci siamo sentite sorelle e per me è stata un'esperienza splendida. Un incontro di due mondi, così distanti e così vicini. Ho scoperto che Maria è universalmente la Mamma di tutti"
Maria P.-Presidio Vas spirituale. Roma

martedì 20 marzo 2012

SPIRITUALITA'

La porta della Fede

Con la lettera apostolica “Porta Fidei” dell’11 ottobre 2011, Benedetto XVI° ha indetto un anno della Fede che inizierà l’11 ottobre 2012 e terminerà il 24 novembre 2013, solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo.
Ciò allo scopo di contribuire ad una rinnovata conversione al Signore Gesù e alla riscoperta della fede cristiana che è l’incontro con un avvenimento, con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte.
“So a chi ho creduto” (2° Tm 1,12); queste parole di S.Paolo affermano che la fede, innanzitutto, è un’adesione personale dell’uomo a Dio, poiché è un libero assenso a tutta la Verità che Dio ha rivelato. E’ un affidamento totale al Signore. Dio ci invita a seguirLo, ad avere fiducia nel Suo operare e ci dona la Grazia santificante per ascoltare la Sua parola. Il Suo dono, viene confermato e reso stabile dalla nostra adesione; quindi la Fede è dono, ma ha bisogno del nostro assenso per divenire operativa.
La strada verso la Fede, è la “via stretta” del Vangelo e per non deviare né a destra né a sinistra Gesù, nella Sua eterna Misericordia, ci ha donato la Sua stessa Madre perché, maternamente, possa condurre in porto ogni anima che Le è devota. Maria è un luminoso esempio da imitare, perché compendia in sé le principali verità della Fede, e Lei occupa un ruolo particolare nel mistero della Salvezza.
Inoltre è opportuno riscoprire la vita dei Santi, perché essi sono gli autentici Testimoni della Fede.
E’ anche importante meditare sul dono del Battesimo e la responsabilità della testimonianza, nella consapevolezza che la vocazione cristiana “è per sua natura anche vocazione all’Apostolato” (Apostolicam actuositatem n.2)
“La Fede è un atto personale e insieme comunitario: è un dono di Dio che viene vissuto nella grande comunione della Chiesa e deve essere comunicato al mondo” Bisogna “impegnarci perché quest’anno sia occasione privilegiata per condividere quello che il cristiano ha di più caro: Cristo Gesù, Redentore dell’uomo, Re dell’universo, “Autore e Perfezionatore della Fede” (Eb 12,2)

sabato 11 febbraio 2012

SPIRITUALITA'

LA VERITA’ SECONDO IL CORANO


La rivelazione coranica ruota intorno a un punto fermo, centro di tutto l’edificio coranico: il rapporto fra storia e verità. “Se esiste una verità unica che si rivela agli esseri umani, a loro, essa non si impone mai. Il problema che abbiamo, dunque, non è tanto la ricerca della verità, ma il suo approfondimento, il suo riconoscimento; non il suo contenuto, ma il suo attestarsi nella comunità degli umani!
Se si è spesso affermato che nel Corano la dimensione della storia fa scaturire quella della verità…il discorso coranico…intende orientare l’uomo verso un tempo in cui si possa esplicare l’essenzialità umana, vale a dire la sua debolezza, la sua fragilità, la sua violenza, ma anche la sua capacità di superarle; perché quel tempo augurale illumina la natura e l’essenzialità dell’uomo al di là delle appartenenze linguistiche, religiose e sociali.
Il Corano, dunque, getta uno sguardo…che trascende la storia e che ricolloca l’uomo nella sua relazione con Dio.” (Kaled Fouad Allam)

Il Corano, Sura 23,43 : “E nessuna nazione anticiperà e nessuna nazione ritarderà il proprio destino”

“Non possiamo sfuggire al fatto che la nostra rivelazione (del Corano) costruisce il quadro di una storia del mondo e di un suo destino. L’uomo si trova al centro di questo itinerario, in quanto soggetto di una continua mediazione tra verità e storia. Ed è nella mediazione, connaturata all’uomo,
che la verità si storicizza. Ma questa verità, si deve continuamente misurare con la fragilità dell’essere umano: perché egli è immerso in una cecità costitutiva e permanente, ed è solo quando diviene consapevole di quella cecità, che può essere salvato. La cecità, intrinseca alla natura umana, è anche assenza di consapevolezza…Tu sai che nel Corano non esiste una dimostrazione semplice, lineare, del vero; il vero non si mostra, il vero risulta da un confronto con gli altri, si dà nel dialogo; il vero è un patto che pone la necessità di un’ intesa fra gli esseri umani, instaura la pace, svuotando di sostanza il dubbio e il conflitto.
Il vero si traduce in una testimonianza, nell’attraversamento di un fiume e si realizza nella consapevolezza della necessità dell’altro…Poiché la verità non appare mai ad occhio nudo, al semplice udire la parola: essa richiede la ricerca, l’umile ricerca della conoscenza da cui la verità sarà illuminata.” (Kalled Fouad Allam)
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Nella sura della Luce (sura 24,35) :”e Dio guida alla Sua Luce chi Egli vuole, e Dio narra parabole agli uomini…”

“L’umanità cerca la Luce, essa può vederla oppure non vederla; perciò Dio narra parabole agli uomini e si fa Guida verso la Luce. Ma il versetto richiama anche un altro principio, che si può considerare l’ethos fondativo di qualunque monoteismo, vale a dire la dissoluzione delle frontiere culturali, etniche e religiose: nella Luce, l’essere umano non è più né ebreo né cristiano né musulmano, perché attraverso la conoscenza, egli si realizza in una verità liberata dalla storia.
Ciò richiede l’incontro con l’altro, implica il principio di alterità. L’alterità si traduce nella molteplicità degli sguardi e nei volti che percorrono la terra e l’incontro con un altro volto, ci rimanda all’immagine del Creatore.” (Kaled Fouad Allam)

Mentre leggo questi pensieri, scritti da un islamico, non posso fare a meno di considerare le differenze, che a me paiono abissali,tra la concezione islamica e quella cattolica.
Nel credente cattolico non sussiste dubbio alcuno su dove cercare e come trovare la verità. Per il cristiano la verità è Cristo, la Parola, il Verbo.
Gesù ci ha rivelato l’Amore del Padre, quell’Amore che Dio Padre ha posto nel cuore di ogni uomo, proponendo un’Alleanza eterna tra Lui e noi al fine di renderci felici in eterno.
Lo sguardo del credente è rivolto costantemente al suo Creatore e fa donazione di tutto se stesso, adorando e amando, in attesa di raggiungere il premio eterno, non confidando in altri se non in Lui che è la Via, la Verità e la Vita.
La conseguenza dell’amore per Dio, è l’amore per gli altri uomini che, sotto lo stimolo dello Spirito Santo, considera come fratelli. Ma il suo sguardo è rivolto a Chi può colmare e soddisfare il proprio desiderio di Infinito. La Verità, tutta intera, è lì davanti a lui, anzi, dentro il suo cuore e questa Verità non attende altro che il credente aderisca a Lei, per avvolgerlo e renderlo Figlio di Dio ed erede del Cielo.
Non c’è lotta prometeica, né scalata al cielo,né confusione tra bene e male. Esiste invece, progressione in questo cammino che dura tutta la vita, guidati dalle parole del nostro Maestro e dall’assistenza dello Spirito Santo.
Nella concezione coranica, Dio si fa vindice dell’offeso, assicurando il Suo aiuto e, mentre da una parte condanna la violenza, dall’altra la giustifica.
Leggo nel Corano, sura 17,33: “E non uccidete alcuno (ché Dio l’ha proibito) senza giusto motivo: quanto a chi è ucciso ingiustamente,Noi diamo al suo curatore, potestà di vendicarlo; ma questi non ecceda nella vendetta, ché penserà Dio ad aiutarlo.”
Quanta differenza nel Cristianesimo! L’uccisione non è mai, per nessun motivo, ammessa e Gesù, nella Sua meravigliosa dolcezza, invita a non opporsi al malvagio, lasciando a Dio la vendetta.
La saggezza divina è tutta permeata dall’amore che, paziente, attende la conversione del malvagio, poiché fino all’ultimo, spera nella sua presa di coscienza. L’azione della Provvidenza, agirà in molti modi sull’anima del malvagio, creando le condizioni della sua conversione. Solo chi vorrà essere dannato, lo sarà.
Imitando lo Spirito di Gesù, il credente deve aspirare alla conversione del suo fratello, intercedendo per lui, anche se nemico e adoperandosi per la sua salute spirituale, poiché Gesù ama i giusti e gli ingiusti; infatti Egli si è sacrificato per tutta l’umanità, liberandola dal dominio di satana. Per il cristiano, l’Amore vincerà il mondo! L’Eucarestia, infatti, è il Sacramento dell’Amore che suggerisce a ogni credente il desiderio e il proposito di guardare l’umanità con gli occhi buoni e fraterni di Colei che dell’umanità è Madre di Misericordia e Regina della pace.

domenica 22 gennaio 2012

SPIRITUALITA'

LA PROMESSA
Parte 2°

Giuseppe era inviso ai suoi fratelli perché ritenevano che il padre Giacobbe lo amasse più degli altri figli e perché rivelava spesso di fare sogni nei quali ravvisava una sua predominanza futura.
Per questo, colta un’occasione propizia, rapiscono il loro fratello Giuseppe e lo vendono ad un capo carovana che stava attraversando il deserto, dicendo poi al padre che un leone lo aveva divorato.
I carovanieri portarono Giuseppe in Egitto e lo vendettero come schiavo a Potifar, consigliere del Faraone. Ben preso Potifar si accorse che tutto ciò che faceva Giuseppe, riusciva bene e la benedizione del Signore lo accompagnava sempre, tanto da spingere lo stesso Potifar a mettere tutti i suoi beni nelle mani di Giuseppe. Ma l’ostacolo era alla porta: la moglie di Potifar si invaghì del servo Giuseppe e pretendeva di iniziare una relazione.
Giuseppe che era di animo nobile, non volle aderire e così venne denunciato da questa donna come violentatore. Quando lo seppe Potifar, lo fece mettere in prigione.
Ma anche in quel luogo di sofferenza, Dio era con lui e ben presto divenne aiutante del comandante, il quale gli affidò tutti i prigionieri.
Poco tempo dopo il coppiere e il panettiere del Faraone caddero in disgrazia e furono relegati in prigione. In seguito essi fecero un sogno dal significato oscuro, che nessuno era in grado di spiegare. Quando Giuseppe conobbe il sogno, con l’aiuto di Dio, rivelò loro il significato recondito; uno di loro sarebbe stato riconfermato nell’incarico, mentre l’altro sarebbe stato ucciso. Avvenne esattamente così e il coppiere, reintegrato, si dimenticò di Giuseppe.
Due anni dopo il Faraone fece un sogno che nessuno poteva interpretare: sette vacche grasse e belle salgono dal Nilo, seguite da altrettante vacche magre e sofferenti le quali subito divorano le vacche grasse. Tutti i maghi e i sapienti del Regno, vengono interrogati, ma nessuno sa dare il significato.
Allora il capo dei coppieri si ricordò di Giuseppe, grande interprete di sogni, e lo riferì al Re il quale lo volle subito a corte. Giuseppe rivela al Faraone che vi saranno sette anni di grande produzione agricola, ma poi seguiranno sette anni di grande carestia.
Il Faraone gli crede e rende Giuseppe viceré d’Egitto, con l’incarico di salvare il Paese e prendere tutti i provvedimenti del caso. Giuseppe quindi, fece costruire immensi granai. Passati i sette anni di prosperità, arrivano gli anni della carestia e le popolazioni circostanti non sanno come sfamarsi.
Giunta la notizia che in Egitto il grano non manca, Giacobbe manda i figli ad acquistare grano per il suo popolo. Quando i figli di Giacobbe incontrano il viceré Giuseppe, vestito alla foggia egiziana, non lo riconoscono. Per un certo tempo Giuseppe si prende gioco di loro, per far capire l’entità del loro peccato e renderli timorosi dell’eventuale vendetta. Ma Giuseppe li vince con l’amore e con il perdono, anzi, chiede che si trasferisca in Egitto tutto la casa di Israele, per sfuggire alla terribile carestia. Quando Giacobbe seppe del bel epilogo, gioisce e acconsente a raggiungere il prediletto Giuseppe.
Ancora una volta la Provvidenza divina, trova modi e tempi per far prosperare Israele il quale si assesterà in una ricca regione del Paese.
Ma, ancora una volta, la difficoltà è in agguato; dopo varie generazioni, un nuovo Faraone, notò che il popolo ebreo, radicato nell’Egitto, sta crescendo pericolosamente di numero, e decide di angariarlo in vario modo, arrivando a provocare la morte dei nascituri maschi.
Una ragazza ebrea per salvare il proprio figlio, fa in modo che la figlia del Faraone trovi questo bambino in un canestro, apparentemente abbandonato sul Nilo. Al vedere questo bambino di bell’aspetto, la figlia del Faraone se ne appropria e lo adotta, educandolo alla maniera degli egiziani.
Mosé, questo è il nome del bambino, crescerà in mezzo agli egiziani come uno di loro, finché le sue origini saranno scoperte e lui diventerà il liberatore che Dio si è scelto.
(segue)

lunedì 9 gennaio 2012

SPIRITUALITA'

Preghiera

Gesù di Natale, questo.
Dammi un'anima semplice,
che canta e che ama.
Dammi un'anima pura,
che vede chiaro e che vede lontano.
Dammi un'anima forte,
virile di fronte alle cose della vita:
soica, eroica, silenziosa.

Dammi un'anima gioiosa,
un'anima giubilante ed ardente
che dona, che dona
e che si dona in perpetua offerta,
senza chiedere nulla in cambio;
senza nulla domandare.
Dammi un'anima serena,
giusta e generosa.
Dammi un'anima luminosa e buona...
infinitamente buona.

Walter Proni (pianista,compositore e direttore d'orchestra)

sabato 7 gennaio 2012

SPIRITUALITA'

LA PROMESSA

Quando Dio promette mantiene la parola data, anche se le circostanze contrarie alla Sua volontà ne fanno modificare il percorso, ma non possono impedire la sua attuazione.
E così, quando Abramo obbedisce all’ordine di Dio di sacrificare il figlio Isacco, per premiare la sua fede, Dio gli promette una discendenza sterminata e una costante benedizione per lui e per i suoi discendenti a patto che lui e questi ultimi rimangano uniti nel Suo amore.
Già all’inizio della vita di Adamo ed Eva, dopo il peccato causato dal rifiuto dell’uomo, Dio, ligio alla Sua Misericordia, prepara già la riparazione attraverso la quale una Donna partorirà Colui che con il Suo Sacrificio, compenserà abbondantemente il male fatto dagli uomini.
Lungo i secoli la volontà di Dio serpeggia tra un impedimento e l’altro, ma alla fine si attua ineluttabilmente. Egli, per attuare il progetto di Redenzione, comincia da lontano, creando una discendenza, un filo d’oro non mai perso di vista, creando situazioni, imprevisti, difficoltà perché, pur rispettando sempre la libertà dei Suoi figli, si arrivi comunque alla formazione di un Redentore.
Abramo, quindi, premiato da Dio, ottiene che il figlio Isacco conservi la fede nel suo Dio e a tal fine sceglie una moglie per lui, fra la sua gente, per evitare di mescolare il suo sangue con quello delle popolazioni idolatriche tra le quali viveva.
Dopo varie vicende, Isacco sposa Rebecca, dalla quale nascono due figli: Esaù e Giacobbe.
Poiché Esaù è il primogenito, destinato a ricevere la Promessa di Dio (quella di una discendenza immensa) con l’unica benedizione che avrebbe accompagnato per sempre questa discendenza privilegiata (ma Dio sa già che non ne sarà degno), piano piano si fa strada l’iniziativa di Giacobbe, sostenuto dalla madre Rebecca, per conquistarsi la primogenitura.
L’occasione si presenta quando Esaù, al ritorno da una caccia, scambia la primogenitura con una squisita minestra di lenticchie, preparata dal fratello Giacobbe. Questa “abiura” risulta necessaria per giustificare l’ulteriore azione furbesca di Giacobbe, per ottenere anche l’unica benedizione del padre. Così avverrà che Giacobbe diventerà erede a tutti gli effetti, della insostituibile benedizione paterna. Vedremo poi, che il comportamento di Esaù, denuncia la diversa natura rispetto al fratello; lui infatti, non ha buoni rapporti con Dio e sposerà un’ittita del luogo, la cui caratteristica è di essere idolatra. La madre Rebecca è tanto contraria ad un simile matrimonio,sentendosi morire al solo pensiero. Questa decisione, inammissibile per un ebreo, dispiace anche a Dio.
Invece Giacobbe, dà ascolto al desiderio del vecchio padre Isacco e inizia un viaggio per raggiungere un suo zio che vive lontano, allo scopo di conoscere una delle sue figlie per sposarla.
Dio lo accompagna sempre, mentre lui, durante la notte, ha una visione nella quale vede una scala che poggiava sulla terra e la cui cima toccava il Cielo. Su di essa salivano e scendevano numerosi Angeli. Dio stava vicino a lui e si rivelava come il Dio dei suoi padri, benedicendolo nella missione che gli avrebbe dato.
Egli capisce di trovarsi di fronte a un portento divino ed erige una stele (rudimentale altare), perché l’episodio non venga mai dimenticato. Il luogo profetico porta un nome emblematico:”Betel” (la Casa di Dio ; nel passare dei secoli questo luogo diverrà Betlemme).
Giacobbe, raggiunto lo zio Labano, sposerà Lia e poi Rachele, donne appartenenti alla sua razza e quindi credenti nell’Unico Dio. Dalla prima moglie Lia, nascono sei figli: Ruben, Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Zabulon e Dina che daranno poi il nome alle principali Tribù di Israele.
Poiché la prediletta moglie Rachele non riusciva ad avere figli, ella propose a Giacobbe di unirsi alla sua schiava Bila, dalla quale nascono Dan e Néftali e alla schiava Zilpa,dalla quale nascono Gad e Aser.
Finalmente Rachele partorisce Giuseppe il quale diviene il prediletto di Giacobbe.
A questo punto interviene un imprevisto che darà una svolta decisiva a tutta la comunità ebraica dell’epoca: la carestia. Parte 1°